Satira e antisatira/Lo stampatore ai lettori

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Lo stampatore ai lettori

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All'autrice Satira menippea contro 'l lusso donnesco


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LO STAMPATORE

à i Lettori.

SE appresso gli Spartani furono lodati quelli, che sapeano occultare i furti loro, gran biasimo meritarei io, ch’invece d’ascondere quest’operetta, che già rubbai, la porto alla luce del mondo. L’Autrice, che la compose è la signora A. T. parlo di quella, A. che non seppe compor opre senza formar Paradisi. Ella scrisse quest’Antisatira per servire al genio d’alcune Dame, le quali conobbero, e di poter avvantaggiosamente rispondere alla Satira del Buoninsegni, e anco avanzarsi sopra tutti gl’huomini co’l far comparire in scena le perfettioni di [p. 17 modifica]questa sol donna. Nondimeno ella sprezzò questa sua compositione, perche havendo un’ingegno divino non può, che abborrire quell’operationi, che sono fatte per necessità. Io procurai di persuaderla, perche la concedesse alle mie stampe, ma sempre la negò, facendo al contrario dell’altre donne, perche dove l’altre per cattivar affetto à parti loro, con l’arte abbelliscono la natura: questa per naturalezza della sua modestia deformava l’artificio del parto per levarmelo dall’affetto. Finalmente, non havendo potuto ottenerlo con la persuasiva, mi sono ingegnato di rubbarlo à chi per gran fortuna haveva sortito di poterlo veder manoscritto. Ne mi biasmar, Lettor mio, perche io sono d’opinione che gl’antichi constituissero Mercurio nume della persuasiva e de’ furti insieme à fine di mostrare che queste doi professioni devono star unite per aiutarsi scambievolmente conforme al biso[p. 18 modifica]gno. Sò, che quando vedrà alla luce quest’opera, ella si sdegnerà grandemente ma spero, che tu mi diffenderai, gia che il motivo di questo furto è stato egualmente il desiderio d’honorar le mie stampe, e l’affetto di profittarti. Se sentirai ch’ella mi procuri male, dichiarisciti à favor mio, perche alla fine il mondo vive più obligato à chi palesa i Tesori, che à colui, che li nasconde. Ho risoluto di ristampare con quest’occasione anco la Satira, perche mal potresti esser giudice di questa tenzone nella qual si tratta di condannar il Lusso donnesco, se non vedessi insieme il placito, e le diffese. Gradisci dunque da me quest’operetta, e godila sin che si stampino anco le altre sue compositioni: ma credimi, che frà questa, e quelle non vi è altra differenza, se non che questa è un Miracolo in picciolo, e quelle saranno Maraviglie in grande. Vivi felice.