Scritti vari (Ardigò)/Polemiche/La confessione/VII

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Filosofia

Lettera dell'illustre De Sanctis. ../VI ../VIII IncludiIntestazione 26 aprile 2011 100% Filosofia

Polemiche - VI Polemiche - VIII
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VII.

Lettera dell'illustre De Sanctis.


Firenze, agosto, 1867.


Pregiatissimo sig. Direttore della Favilla.

Ho letto la risposta del prete professore Ardigò, pubblicata jeri in data di Mantova. Comprendo che il suo pregiato giornale non può e non deve aprire le sue colonne per una polemica religiosa; ed è per ciò che io non la prego di questo. D’altronde la risposta del sig. Ardigò è tale, che, a mio giudizio, non merita una replica. Solo la prego voler pubblicare questa mia lettera per far conoscere la malafede del mio avversario.

Debbo dichiarare in primo luogo che il mio amico Pettoello non mi domandò di fare una risposta all’Ardigò, ma come amico mi consultò sul da farsi da lui. Io allora in tutta fretta gli scrissi quella lettera, che poi egli pubblicò nella Favilla. Io nella fretta, dimenticai forse di dirgli di non mettervi il mio nome se la pubblicava; perchè non aveva avuto neppure il tempo di rileggere quello scritto. È falso dunque che il signor Pettoello sia mio pupillo, perchè non è mai stato mio discepolo.

Il signor Ardigò con insigne malafede, prende occasione da due evidenti errori di stampa per dichiararmi [p. 80 modifica]falsario. Il primo di questi errori è la citazione di Sozomeno lib. 9, cap. 35, mentre doveva essere lib. 7, cap. 16. Non so se sia errore dell’amanuense o del tipografo; ma il signor Ardigò sapeva che era un errore materiale. Ora con qual fronte egli ha osato accusarmi di falsario per un errore materiale ch’egli sapeva esser tale?

L’altro errore è nel passo di S. Leone I, ove il tipografo invece di stampare si unisce, ha stampato riunisce; e con una malignità tutta sua propria, dice che ho falsificato quel passo perchè dicesse quello che io voleva. Ma basta saper leggere per vedere che quello è un errore tipografico: difatti letto quel passo come è stampato non ha senso alcuno.

Ora io domando agli uomini onesti: è egli lecito trattare da falsario un uomo per due evidenti errori di tipografia? Lo sarà nella morale di certi preti, ma non in quella degli uomini onesti.

Spero che vorrà favorirmi di inserire questa mia in un prossimo numero della Favilla. Riceva intanto i miei ringraziamenti, e mi creda con tutta stima Dev. servitore

De Sanctis.


(Dal N. 235, domenica 25 agosto 1867, della Favilla).