Si conta e si racconta.../Il buco nell'acqua

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Il buco nell'acqua

Si conta e si racconta.../Tartarughino Si conta e si racconta.../Lo zoccoletto IncludiIntestazione 3 settembre 2010 50% Fiabe

Tartarughino Lo zoccoletto

C’era una volta un Principe ricco sfondato. Aveva appena vent’anni e viveva in uno dei tanti castelli ereditati dal padre. Senza fratelli, senza sorelle, senz’altri parenti, dopo la morte della Principessa madre, era andato a rinchiudersi nel castello dov’era nato e che gli sembrava per questo il più bello di tutti, e si svagava facendo mutare ogni giorno il posto dei bei mobili antichi, da una stanza all’altra, da un piano all’altro. Lui faceva soltanto la fatica di ordinare ai servi: - Questo qua! Quello là! Questo su! Questo giù!

Quei poveretti, quando arrivava la sera, si sentivano rotte braccia e gambe; non ne potevano più. Dal gran tramenio della giornata, si sentiva stanco pure lui. Sdraiato su una di quelle vecchie poltrone che sembravano lettini, il Principe, con le gambe allungate e le braccia incrociate su lo stomaco, vegliava fino a tarda notte, fantasticando:

- Prendo o non prendo moglie?

E rimaneva là, quasi attendesse la risposta di qualcuno. Poi si rispondeva da sé, secondo il capriccio del momento:

- Sì, sì, la prendo! No, no; non la prendo!

Si fermava a riflettere di nuovo:

- Prendo o non prendo moglie?

E rimaneva là, quasi attendesse la risposta di qualcuno.

Finiva con addormentarsi su la poltrona, e all’alba si svegliava senza aver preso una decisione, Ricominciava:

- Questo qua! Questo là! Questo su! Questo giù!

Faceva disfare ai servi quel che avevano fatto il giorno avanti; e dal tramenio della giornata si sentiva più stanco di essi, che la sera non ne potevano più.

Alfine si decise di consultare la Maga che abitava in una grotta nella montagna rocciosa, di faccia al castello, lontano.

La Principessa sua madre si era lasciato sfuggir di bocca una volta, pochi giorni prima di morire:

- Povero figliuolo! Povero figliuolo! Chi gl’insegnerà a fare un buco nell’acqua?

Il giovane Principe aveva creduto che sua madre delirasse, e non le aveva domandato:

- Che significa, Eccellenza?

Allora i figli davano dell’Eccellenza ai genitori.

Non ci aveva ripensato più.

Cavalcando, seguito da un servo, verso la grotta della Maga, si era tutt’a un tratto ricordato delle parole: - Chi gli insegnerà a fare un buco nell’acqua? - Nessuno, pensava. Era impossibile. Ma volle interrogare anche intorno a questo la Maga. Se non lo sapeva lei, non poteva saperlo altri al mondo.

Per non essere riconosciuto, il Principe aveva avuto il capriccio di travestirsi da povero diavolo, col più logoro vestito di uno dei suoi servi.

Precauzione inutile. Appena entrato nella grotta, si sentì salutare:

- Principe, siate il ben venuto! Ai vostri comandi.

Rimase!

- Bella Maga! - egli disse.

- Non sono bella - lo interruppe. - Qui non si mentisce! Infatti la Maga era vecchia, con la faccia piena di rughe, capelli pepe e sale, e la bocca sdentata. Aveva indosso però una ricchissima tunica scura a fiorami di oro e di argento che straluccicavano a ogni movimento di lei, e portava in testa una cuffia di merletto nero punteggiata di perle grosse quanto nocciole, rarità meravigliosa.

- Sedete, Principe; parlate. Ai vostri comandi.

- Devo prendere o non prender moglie? Ho bisogno del vostro consiglio. Non so decidermi da me.

- Chi cerca, trova. Vi deciderete dopo, quando avrete trovato.

- Che devo fare, dunque?

- Andate attorno, osservate tutte le ragazze che incontrerete: signore, borghesi, operaie; e quella che vi piacerà sopra tutte per la bellezza o per la virtù, chiedetela ai genitori. Se non ve la vogliono accordare... Ma vedrete che, finalmente, qualcuna vi dirà: Vi sposo io, a patto...

- A patto?...

- Il patto ve lo spiegherà lei... Chi cerca trova.

Il Principe tornò al castello impensierito, ma nello stesso tempo incuriosito di sapere quale patto gli sarebbe stato proposto.

E si mise in viaggio, per città, per borghi, per villaggi. Guardava, osservava, e quando gli pareva di esser riuscito a trovare si presentava ai genitori della ragazza:

- Chiedo la mano di vostra figlia.

- Arrivate troppo tardi. Si è fidanzata l’altro giorno. Peccato! Era la più bella e la più buona che avesse incontrata fin allora, e nobilissima e ricchissima per giunta, cosa che non guastava.

Si rimise in viaggio. Gli pareva di aver incontrato qualcosa di meglio. E si presentò al genitori della ragazza:

- Chiedo la mano di vostra figlia.

- Tornate fra tre anni: è troppo giovine ancora.

Peccato! Era bella, era buona e l’avrebbe sposata volentieri. Non era di nobile casato, ma non importava. Tre anni? Erano troppi. E, dopo, potevano nascere altre difficoltà. Riprese a cercare.

Oh! Questa gli sembrò ancora più bella delle precedenti. I genitori, infine, dovevano essere lusingati che la loro figliuola fosse richiesta da un Principe e diventasse subito Principessa.

- Grazie! Pari con pari. Noi la pensiamo così.

Dopo parecchie altre inutili richieste, il Principe era deciso di tornarsene al castello, e di non ritentare più. Forse era destino che non prendesse moglie. Tanto meglio!

Per istrada, una mattina, dovette fermarsi a un beveratoio, in piena campagna, per dissetare i cavalli. E che vide appoggiata al pozzo? Una contadina, mal vestita, ma bella, piena di grazia che gli fece dimenticare tutte le ragazze da lui richieste e non potute ottenere.

Che importava che fosse contadina? Era degna di essere Regina non che Principessa.

- Mi vuoi per marito, bella ragazza?

- Io non posso volere, devo attendere: mia madrina dice così.

- E chi è tua madrina?

- Fata Fiore.

Il Principe perdé la testa, sentendo che quella ragazza aveva per madrina una Fata. E cominciò a farle mille domande. Dove si trovava fata Fiore? Che pretendeva fata Fiore?...

- Dice: Chi ti vuol bene, dovrà adempire a un patto.

- Quale? domandò ansiosamente il Principe, ricordandosi delle parole della Maga.

- Prima deve fare.. un bel buco nell’acqua!

Il Principe si sentì stringere il cuore. Gli pareva di morire. La Principessa sua madre dunque già sapeva?... Un buco nell’acqua! Non c’era potenza di uomo che potesse riuscire! Chi gli aveva gettato quella mala sorte? Si mise a piangere come un bambino.

Invece di ritornare al castello, prese alloggio nel villaggio vicino, e ogni giorno, a ora fissa, andava al beveratorio per rivedere colei che veniva ad attingervi acqua con una brocca.

E più la guardava, più la udiva parlare con quella voce che pareva di usignuolo, e più si sentiva sconvolgere il cuore e la mente.

- O quella o nessun’altra!

Lo aveva giurato. Un buco nell’acqua! Era possibile?

- Come non capisce fata Fiore che, con questo patto, tu non troverai mai marito?

- Dice: chi vuol bene fa miracoli.

Avrebbe dato metà delle sue ricchezze, fin metà del suo sangue a chi gli avesse insegnato il modo di fare un buco nell’acqua. Ma passarono le settimane, passarono i mesi, stava per passare un anno da che era partito dal castello, ed era sempre allo stesso punto. Gli pareva di ammattire!

E più la guardava, più la udiva parlare con quella voce che pareva di usignuolo, e più imprecava a chi gli aveva gettato quella mala sorte. Aveva negli orecchi le dolorose parole della Principessa sua madre in fin di vita: - Povero figliuolo! Povero figliuolo! - Era da compiangere davvero! Aver trovato chi lo avrebbe fatto felice, e non poterla ottenere pel maledettissimo patto! Un buco nell’acqua! Tanto valeva dire no a dirittura!

- Dice: Chi vuol bene fa miracoli.

- Perché non lo fa lei un buco nell’acqua? - rispose il Principe, smaniante di rabbia.

E stava tutta la giornata a pensare, a stillarsi il cervello; e la notte non poteva prender sonno con quel pensiero fisso che lo torturava. Chi più di lui voleva bene? E intanto non trovava. Un buco nell’acqua! Era possibile?

Povero Principe! Aveva perduto l’appetito, non si riconosceva, ridotto magro, allampanato.

Era sopraggiunto l’inverno. Una mattina, andato, come al solito, al beveratoio, trovò che l’acqua della vasca si era gelata. Pareva che vi avessero posto per coperchio una gran lastra bianca. Anche il canale era gelato, e la ragazza non sapeva come fare per riempire la brocca. Tutt’a un tratto il Principe diè un balzo di gioia.

- Guarda! - disse alla ragazza.

E con la punta di un bastone fece un buco nel ghiaccio.

- È acqua anche questa! Come non ci ho pensato prima d’ora?

Si sentì sfuggir di addosso qualcosa: la mala sorte che gli era stata buttata, quando era bambino, da una Strega ora ridotta alla più squallida miseria.

Si udì una limpida voce nell’aria:

- La mia figlioccia è tua... Bravo! Sei riuscito a fare un buco nell’acqua!

Il Principe rideva dalla gioia, e pensava che spesso noi abbiamo il torto di credere impossibile una cosa che ne ha l’apparenza e non è tale. Se il Principe si fosse scoraggiato alle prime difficoltà, non sarebbe stato felice con quella bella e virtuosa moglie che non era contadina, ma Principessa quanto lui, e non avrebbe avuto una graziosa corona di figliuoli...

E noi restiamo come tanti cetrioli!