Software libero pensiero libero/Volume I/Parte prima/Il permesso d'autore (copyleft) e la GNU GPL

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Il permesso d'autore (copyleft) e la GNU GPL

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Richard Stallman - Software libero pensiero libero (2002)
Traduzione dall'inglese di Bernardo Parrella (2003)
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Il permesso d’autore (copyleft) e la GNU GPL

Lo scopo di GNU consisteva nell’offrire libertà agli utenti, non solo nell’ottenere ampia diffusione. Avevamo quindi bisogno di termini di distribuzione che evitassero che il software GNU fosse trasformato in software proprietario. Il metodo che usammo si chiama copyleft.

Il permesso d’autore [copyleft] usa le leggi sul diritto d’autore [copyright], ma le capovolge per ottenere lo scopo opposto: invece che un metodo per privatizzare il software, diventa infatti un mezzo per mantenerlo libero.

Il succo dell’idea di permesso d’autore consiste nel dare a chiunque il permesso di eseguire il programma, copiare il programma, modificare il programma e distribuirne versioni modificate, ma senza dare il permesso di aggiungere restrizioni. In tal modo, le libertà essenziali che definiscono il "free software" sono garantite a chiunque ne abbia una copia, e diventano diritti inalienabili.

Perché un permesso d’autore sia efficace, anche le versioni modificate devono essere libere. Ciò assicura che ogni lavoro basato sul nostro sia reso disponibile per la nostra comunità, se pubblicato. Quando dei programmatori professionisti lavorano su software GNU come volontari, è il permesso d’autore che impedisce ai loro datori di lavoro di dire: «non puoi distribuire quei cambiamenti, perché abbiamo intenzione di usarli per creare la nostra versione proprietaria del programma».

La clausola che i cambiamenti debbano essere liberi è essenziale se vogliamo garantire libertà a tutti gli utenti del programma. Le aziende che privatizzarono l’X Window System di solito avevano apportato qualche modifica per portare il programma sui loro sistemi e sulle loro macchine. Si trattava di modifiche piccole rispetto alla mole di X, ma non banali. Se apportare modifiche fosse una scusa per negare libertà agli utenti, sarebbe facile per chiunque approfittare di questa scusa.

Una problematica correlata è quella della combinazione di un programma libero con codice non libero. Una tale combinazione sarebbe inevitabilmente non libera; ogni libertà che manchi dalla parte non libera mancherebbe anche dall’intero programma. Permettere tali combinazioni aprirebbe non uno spiraglio, ma un buco grosso come una casa. Quindi un requisito essenziale per il permesso d’autore è tappare il buco: tutto ciò che venga aggiunto o combinato con un programma protetto da permesso d’autore, dev’essere tale che il programma risultante sia anch’esso libero e protetto da permesso d’autore.

La specifica implementazione di permesso d’autore che utilizziamo per la maggior parte del software GNU è la GNU General Public License [licenza pubblica generica GNU], abbreviata in GNU GPL. Abbiamo altri tipi di permesso d’autore che sono utilizzati in circostanze specifiche. I manuali GNU sono anch’essi protetti da permesso d’autore, ma ne usano una versione molto più semplice, perché per i manuali non è necessaria la complessità della GPL.

Nel 1984 o 1985, Don Hopkins, persona molto creativa, mi mandò una lettera. Sulla busta aveva scritto diverse frasi argute, fra cui questa: "Permesso d’autore – tutti i diritti rovesciati". Utilizzai l’espressione "permesso d’autore" [copyleft] per battezzare il concetto di distribuzione che allora andavo elaborando.