Specchio di vera penitenza/Distinzione quinta/Capitolo quarto/Qui si dimostra come il confessoro dee fare l’assoluzione e degli scomunicati e degli altri peccatori

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Distinzione quinta - Capitolo quarto - Qui si dimostra come il confessoro dee fare l’assoluzione e degli scomunicati e degli altri peccatori

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Distinzione quinta - Capitolo quarto - Qui si dimostra come il confessoro dee fare l’assoluzione e degli scomunicati e degli altri peccatori
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Qui si dimostra come il confessoro dee fare l'assoluzione e degli scomunicati e degli altri peccatori.


Da coloro che fossono iscomunicati di maggiore escomunicazione, assolvendogli nella forma della Chiesa col salmo e colla verga e coll’orazione, dee il confessoro domandare seramento, ch’egli staranno a’ comandamenti della Chiesa, e poi dire: Ego absolvo te a tali sententia excommunicationis; e all’ultimo gli dee comandare che non caggia mai più in tale follia, per la quale egli era escomunicato. E impongagli condegna penitenzia, s’egli è sano: s’egli è infermo, tegnendo la forma predetta, comandigli che se campa, torni a lui a ricevere la penitenzia. E guardi bene colui che avendo l’ [p. 132 modifica]autorità di prosciogliere della maggiore escomunicazione, assolvi altrui che non lasci1 della forma della Chiesa niente, però che gravemente peccherebbe. E la forma e ’l modo di tale assoluzione è questo. In prima, e peccatore escomunicato si dee umilmente inginocchiare dinanzi a colui che ’l dee prosciogliere; e ’l prete, innanzi all’altre cose, lo dee fare giurare, ponendo la mano in sul messale, o altro libro sagro dove sia iscritto el santo Evangelo, ch’egli starà a ubbidire a’ comandamenti fatti dalla Chiesa. E fatto questo, dica il salmo Miserere mei Deus, o ’l De profundis, s’egli avesse fretta; e in mentre ch’egli dice il salmo, batta le reni dello scomunicato con alcuna verga o bastone. Compiuto il salmo con Gloria Patri, soggiunga: Kyrie eleison, Christe eleison, Kyrie eleison: Pater noster; e dica tutto il paternostro, sì che s’intenda, tuttavia battendolo. E detto: Sed libera nos a malo, dica: Salvum fac servum tuum, Deus meus,2 sperantem in te; o se fossono più quegli che si dovessono prosciogliere, dica: Salvos fac servos tuos etc. Poi dica: Dominus vobiscum; e risposo: Et cum spiritu tuo (onde dee avere uno compagno che gli risponda), soggiunga: Oremus: Deus, cui proprium est misereri semper et parcere, suscipe daprecationem nostram, et quem, vel quos, delictorum catena constringit, miseratio tuoe pietatis absolvat. Per Christum Dominum nostrum, amen. Poi dica il prete: Ego, auctoritate qua fungor et mihi commissa, te, vel vos, absolvo a vinculo seu sententia excommunicationis, quam incurristi propter contumaciam (vel aliam causam, eam exprimendo), et restituo te (vel vos) sacramentis Ecclesioe. In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, amen. Poi gl’imponga la penitenzia secondo la colpa per la quale egli era escomunicato, e secondo la condizione della persona; comandandole che si guardi di non ricadere in simile fallo [p. 133 modifica]per lo quale fosse escomunicato. Dagli altri peccatori e’ non dee il confessoro domandare né far fare saramento né promessione di fare o di non fare alcuna cosa; ma basti che dicano ch’abbiano proponimento di fare la penitenzia, la limosina, la restituzione o altra cosa che fare debbiano; e di non fare il peccato, la ’ngiuria, l’usura e simili cose. E allora assolva il peccatore, tuttavia protestandogli, se non farà quello ch’egli gl’ingiugne, che non averà il frutto della confessione e della assoluzione. Della scomunicazione minore, la quale l’uomo incorre participando con alcuno escomunicato nel favellare o nel mangiare, puote prosciogliere il prete che può prosciogliere dagli altri peccati; ed è la forma dell’assoluzione: Ego absolvo te a vinculo excommunicationis, et restituo te sacramentis Ecclesiae. La forma dell’assoluzione de’ peccati che l’uomo si confessa sacramentalmente al prete, si è questa. Fatta prima la confessione generale,e detto dal prete, in luogo d’orazione, acciò che l’effetto dell’assoluzione non abbia impedimento dalla parte del peccatore che si confessa: Misereatur tui omnipotens Deus etc., dica il prete: Auctoritate qua fungor, ego absolvo te, vel ego te absolvo a vinculo excommunicationis, si teneris, et restituo te sacramentis Ecclesiae. Questa assoluzione dee andare innanzi; imperò che chi è legato da minore escomunicazione, non puote ricevere assoluzione degli altri peccati, né niuno sagramento. Poi aggiunga il prete: Ego absolvo te, vel ego te absolvo ab istis peccatis, et ab omnibus allis quorum memomriam non habes. Sono alcuni che ci mescolano certe parole che non sono della sustanzia della forma dell’assoluzione, e però non sono di necessitade; ma quando si dicono, si debbono dire per modo d’orazione, come quello: Misereatur tui omnipotens Deus; et Filius Dei, vel Dominus Iesus Christus per misericordiam te absolvat. Alcuni soggiungono: Passio Domini nostri Iesu Christi, et merita Beatoe Marioe Virginis et omnium Sanctorum etc.; che anche si dice per [p. 134 modifica]modo d’orazione. Alcuna volta dice il prete: Bona quæ fecisti et intendis facere, sint tibi in remissionem peccatorum tuorum etc. E hanno i beni che si fanno, per virtù di queste parole dette dal prete nell’uso delle chiavi, alcuna efficacia più a sadisfare per li peccati, che non averebbono. Alcuni pongono la mano in capo quando prosciolgono; e non è ben fatto: imperò che questo sagramento non richiede imposizione di mano, come alcun altro. Meglio è che si faccia il segno della croce, a dare a intendere che in virtù del segno3 della croce di Cristo s’adopera, e ha efficacia questo sagramento, del quale il prete è solamente ministro. La quarta cosa nella quale si richiede che ’l confessoro abbia molta discrezione, si è nel domandare e nel ricercare la coscienza della persona che si confessa: che s’egli vede che la persona, o per ignoranza o per vergogna o per temenza o per ismemoraggine, non dica i peccati che ’l confessoro stimi e creda che quella cotale persona debbia aver fatti, sì la dee rassicurare, e rìcordarla dei peccati e domandarla: – Averesti tu offeso in tale o in tale cosa? – Onde dice san Tommaso, che ’l confessoro dee ricercare la coscienza del peccatore come il medico la piaga, la quale non saprebbe né potrebbe sanare se in prima non conoscesse la qualità e la malizia sua; e come il giudice la quistione, la quale egli non saprebbe diffinire o sentenziare se prima non conoscesse la verità del fatto; e però la investiga e l’esamina. Così dee fare il prete confessoro, il qual è medico e giudice che ha a medicare e giudicare il peccatore inferno e malfattore: ma ciò dê fare con molta discrezione, e dee osservare tre cose.

Note

  1. Accogliamo questa lezione dal nostro Testo, e intendiamo: assolva altrui in guisa che non lasci ec.
  2. Nelle stampe del 95 e 85: servum tuum, risponda: Deus meus ec.
  3. Non meglio, per quel quel che a noi sembra, il Manoscritto nostro e l'edizione del 25: del sangue.