Sul tipo de’ tetradrammi di Segesta/Pandosia

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Bruttii Conclusioni
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Pandosia.


Dr. Testa muliebre in faccia, coi capelli sparsi e con una corona composta di palmette alternate con mezzi cavalli alati; con una collana e un orecchino di industre lavorìo.

Rov. Giovane ignudo seduto su di una rupe, a sinistra, col capo rivolto a destra. Di sotto ha un panneggio che pare gli cada dalle spalle; nella destra tiene due lance; a’ di lui piedi, cane giacente con la testa a destra: a sinistra, erma itifallico, con sopra una testa barbata; a destra, ΠΑΝΔΟ... (principio dell’iscrizione ΠΑΝΔΟΣΙΝΩΝ, Πανδοσινῶν, de’ Pandosini)1: nel campo, a sinistra, un N graffito. (Tav. III, n. 13).

Arg. 20 millim.

Collezione Santangelo.

Dr. Testa muliebre come nella precedente, ma sopra ha uno stephanos ornato di rosette.

Rov. Figura virile ignuda, seduta su di una rupe, a sinistra; con la destra distesa, pare che accenni qualche cosa a due cani che sono a’ suoi piedi rivolti pure nella direzione di quella; dietro della figura sedente, lancia: a dritta ΠΑΝΔΟΣΙΝ..; a sinistra, ΝΙΚ. In un cerchio. (Tav. III, n. 12).

Arg. 17 millim.

M. Britannico. Coll. Luynes. Coll. Santangelo. Dr. Come nella precedente: ma nello stephanos sono aggiunte alquante palmette.

Rov. Giovane nudo e imberbe seduto su di una rupe, sulla quale è disteso un panneggio ed è scolpita, nella parte [p. 28 modifica]bassa a sinistra, una siringa; nella manca tiene due lance: a destra ΠΑΝΔΟΣΙΝ; a sinistra, ΝΙΚΟ. (Tav. III, n. 14).

Arg. 12 millim.

Museo Britannico.

Il prezioso didramma di questa serie fu già del principe di S. Giorgio. Il disegno è cavato da un’impronta che ne presi per cortesia del direttore Fiorelli, e si è pure tenuto conto dell’incisione che questi ne pubblicava nel frontespizio dei suoi Annali di Numismatica (vol. I, pag. 5). Con l’ajuto dell’impronta si è corretta la forma del N graffito; il quale se non è opera di un ozioso qualunque, deve al certo riferirsi a danaro che qualcuno potè consacrare a una divinità (come è manifesto nel celebre didramma di Crotone con la leggenda graffita: sacro ad Apolline (Greek Eta tack.svgΙΑRΟΝΤΟΑGreek Pi archaic.svgΟ)2 o piuttosto a danaro ricevuto in premio di alcuna vittoria.

Delle iscrizioni del secondo esemplare descritto (Tav. III, n. 12) è da riferire la traduzione del Duca di Luynes, Moi, Pandosia, je remporte la victoire3. Nella quale, poco opportunamente, sono riunite in un senso le due parole dell’epigrafe; mentre ΝΙΚΟ è senza dubbio il principio del nome di un magistrato, come l’ha detto il Millingen4 o di quello di un artista, siccome, considerando la bellezza di questi conj disse giustamente il Fiorelli5; quantunque il Sallet non abbia ricordato questa epigrafe nel suo recente scritto sui nomi di artisti nelle monete greche6.

Note

  1. Stefano Bizantino per l’etnico di Pandosia avea Πανδοσῖνις e Πανδοσιανίς; queste monete provano l’esattezza della prima forma, già corretta dall’Holstenio.
  2. Raoul-Rochette, l. cit., Observ, sur le type des monnaies de Caulonia, tav. III, 24.
  3. Ann. d. Ist. Arch. 1833, p. 17. Il Luynes leggeva ΠΑΝΔΟΣΙΣ, e non ΠΑΝΔΟΣΙΝ.
  4. Considérations, p. 33.
  5. Osserv. sopra talune monete rare, p. 66 seg.
  6. Die Künstlerinschrift. von griech. Münzen, Berlino, 1871.