Il carme secolare

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Il carme secolare
Traduzione di Mario Rapisardi (1883)
Antichità

AVVERTIMENTO

Tradussi queste odi in uno di quei periodi grigj dell'anima, in cui, pur di procurarsi una distrazione, si affronta un pericolo, si desidera una sventura.
Negli accessi di mondanità accumulata, gli anacoreti ricorrevano ai cilicj ; io ricorsi a quest'antipatico poeta dell'aurea mediocrità, e crocifissi l'ingegno ribelle in una traduzione che dell'originale ha, se non altro, lo stesso numero di strofe, di versi, e presso a poco di sillabe.
La scuola sentenzierà probabilmente, che il vero crocifisso è stato Orazio ; i più discreti converranno che la crocifissione è stata reciproca. A me giova, in ogni caso, affermare che l' esperimento m'ha fatto pro, e che io detesto più di prima i confessori patentati della giusta misura e i ricostruttori meccanici della metrica fossile.


IL CARME SECOLARE

Febo e Diana che su' boschi hai possa,
Chiaro ornamento al ciel, sempre onorandi
Ed onorati, i preghi nostri udite
Nel tempo sacro,

       5In cui dal sibillin verso è prescritto,
Che agli Dei, cui son cari i sette colli,
Vergini elette e giovinetti casti
Dicano un canto.

Fecondo Sole, che su l'aureo cocchio
       10Apri e nascondi il giorno, e vario, uguale
Sorgi, deh, nulla mai veder tu possa
Maggior di Roma!

Benignamente, o Ilitìa, dischiudi
Maturi i parti, e in guardia abbi le madri,
       15Sia che Lucina o Genital ti piaccia
Esser nomata.

Cresci le proli, o Dea, spira i decreti
Dei Padri intorno alle femminee nozze
Ed a la legge marital, di nova
       20Stirpe ferace :

Si che dieci fìate in ciel rivolto
L'undecim'anno, adduca i canti e i giochi
Tre volte a chiaro giorno e tante a grata
Notte solenni.

       25E voi che vero ognor cantaste, o Parche,
Ciò che detto una volta un termin serba
Fisso alle cose, a' già trascorsi unite
Fati benigni.

Di sementi e di pecore feconda
       30Serti di spiche a Cere offra Tellure;
Salutari acque e temperati cieli
Nutrano i parti.

Deposto il dardo, placido e clemente
Odi i preganti giovinetti, Apollo;
       35Le donzelle odi, regina bicorne
Degli astri, o Luna.

Se vostra opera è Roma, e il lido etrusco
Afferraron per voi le iliache squadre,
Che mutar lari e sede ebber comando
       40Con fausto corso,

E a cui di Troja in tra le fiamme illeso,
Superstite alla patria, il casto
Enea Libero aperse il varco, e dar maggiore
Regno doveva,

       45Donate, o Dei, probi costumi a' pronti
Giovani, a' vecchi placidi quìete,
Dovizia e prole alla romulea gente
E gloria intera.

Abbia da voi, cui bianchi tori immola
       50Di Venere e di Anchise il chiaro sangue,
Che altero in guerra col nemico e' sia.
Mite col vinto.

Già l'armi nostre in terra e in mar possenti
E le bipenni albane il Medo teme ;
       55Chiedon responsi già gli Sciti e gl'Indi
Or or superbi.

Già Fede, Pace, Onor, Pudore antico,
Virtù negletta attentansi al ritorno ;
Già l'Abbondanza splendida col pieno
       60Corno si affaccia.

Oh, se alle ròcche palatine amico
Febo augurante guardi, egli che, bello
Di fulgid'arco ed alle nove accetto
Camene, i corpi

       65Egri con salutare arte solleva ;
Se d'Algido alle sedi e d' Aventino
Dei Quindici le preci oda Diana,
E con benigno

Orecchio accolga de' fanciulli i voti,
       70Durerà Roma e il Lazio e d'uno ad altro
Lustro felice stenderà l'impero
Eternamente!

Che Giove ed ogni dio questo ne assenta,
Viva speranza e certa a casa io reco,
       75Io coro esperto ad esaltar nel canto
Febo e Diana.


AVVERTENZE.

Ho imitato l'asclepiadeo maggiore (I, 11. 18. IV, 10) con un doppio quinario sdrucciolo, intramezzato d'un quinario tronco, che fa le veci del coriambo. Per cavarne una qualche armonia. occorre dividere il verso in tre battute, così p. e. :
0 Varo, altr'arbore \ pria non piantar \ del sacro pampano.
Negli endecasillabi del sistema saffico primo ho posto ordinariamente la pausa alla quinta, raramente, a via di eccezione, alla sesta e alla settima sillaba, confortato dall' esempio d' Orazio, che ben quarantotto volte si giovò della così detta cesura femminile.

LICENZA.

«C'est en dehors des lois que vous faites, pèdants, Que plane l'harmonie aux grands hymnes grondants ; Et le papier réglé par une main classique Est du papier réglé, mais n'est pas la musique ».
V. HUGO. L'Ane, VI. pag. 71.

ed Remo Sandron, 1883

Note

Dalle Odi di Orazio di Orazio.

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