Lettere (Machiavelli)/Lettera XIV a Francesco Guicciardini
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destrezza potete, ovviatela, et consigliate quella tagliata, la quale è forte et non pericolosa, perché, se quella di Samminiato si comincia, io dubito non dispiaccia troppo.
Vi ho scritto queste 3 lettere appartate, perché le possiate usare tutte come vi vien bene.
Addì 2 di Giugno 1526.
Magnifico signor Presidente.
Io non vi ho scritto più giorni sono della muraglia: hora ve ne dirò quanto occorre. Qui si vede come il papa è tornato in su la oppinione de' monti, mosso dalla oppinione di Giuliano del Bene, il quale nella sua lettera dice che nello abbracciare tutti quelli poggi è più fortezza et meno spesa. Quanto alla fortezza, niuna città assai grande è mai forte, per-ché la grandezza sbigottisce chi la guarda, et puovvi nascere molti disordini, che nelle commode non fa così. Della minore spesa, questa è una chiacchera, perché egli fa molti presupposti che non sono veri. Prima egli dice che tutti quelli monti si possano sgrottare da quella parte che è dalla casa del Bonciano a quella di Matteo Barton in fuora, che sono, secondo lui, mille braccia, ma le sono 1600, dove solo bisogna murare tutte le altre. Dice si possono ridurre le grotte ad uso di mura, et sopra esse fare un riparo alto 4 et grosso 8 braccia. Questo non è vero, perché vi sono infiniti luoghi che, per havere il piano, non si possono sgrottare; l'altro, tutto quello che si sgrottasse, non starebbe per sé medesimo et franerebbe, di modo che bisognerebbe sostenerlo con un muro; dipoi li ripari intorno costerebbono un mondo, et sarebbono a questa città vituperosi, et in brevissimi anni si harebbono a rifare; sì che la spesa sarebbe grande et continova, et poco honorevole. Dice che il Comune si varrebbe di ottantamila ducati di miglioramenti di possessione, il che è una favola, né egli sa quello che si dice, né donde questi miglioramenti si havessino a trarre; tanto che a ciascuno pare di non ci pensare. Nondimeno si farà fare il modello che il papa ha chiesto, et se li manderà. Insino a che non si dà assegnamento particulare a questa impresa, è necessario spendere de' danari che ci sono, et però nella legge fatta si dispone che il depositario de' Signori paghi de' danari si truova in mano del Commune per qualunque conto, tutti quelli che da i Signori insieme con gli offiziali gli saranno stanziati. Nondimeno Francesco del Nero farà difficultà in pagarli, se da N. Sig. non gli è fatto scrivere che gli paghi. L'officio ne ha scritto allo imbasciatore: priegovi aiutiate la cosa, che il papa glie ne scriva.
Addì 2 di Giugno 1526.
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1526]]