Lettere (Machiavelli)/Lettera XIII a Francesco Guicciardini
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A messer Francesco Guicciardini.
Io non vi ho scritto poi che partii di costì, perché ho il capo sì pieno di baluardi, che non vi è potuto entrare altra cosa. Èssi condotta la legge per l'ordinario in quel modo et con quello ordine che costì per nostro Signore si divisò. Aspettasi a pubblicare il magistrato, et a gire più innanzi con la inpresa, che di costì venga lo scambio a Chimenti Sciarpelloni, il quale dicono che, per essere indisposto, non può attendere a simil' cose. Converrà ancora fare lo scambio di Antonio da Filicaia, al quale avanti hieri cadde la gocciola, et sta male. Maravigliasi il Cardinale non havere hauto risposta di Chimenti, et si comincia a dubitare di qualche ingambatura: pure non si crede, sendo la cosa tanto innanzi.
Io ho inteso i romori di Lonbardia, et conoscesi da ogni parte la facilità che sarebbe trarre quelli ribaldi di quel paese. Questa occasione per l'amor di Iddio non si perda, et ricordatevi che la fortuna, i cattivi nostri consigli, et peggiori ministri harieno condotto non il re, ma il papa in prigione: hannonelo tratto i cattivi consigli di altri et la medesima fortuna. Provvedete, per l'amor di Iddio, hora in modo che S. S.tà ne' medesimi pericoli non ritorni, di che voi non sarete mai sicuri, sino a tanto che gli Spagnuoli non siano in modo tratti di Lonbardia, che non vi possino tornare. Mi pare vedere lo imperadore, veggendosi mancare sotto il re, fare gran proferte al papa, le quali doverrieno trovare gli orecchi vostri turati, quando vi ricordiate de' mali sopportati, et delle minacce che per lo addietro vi sono state fatte, et ricordatevi che il duca di Sessa andava dicendo, quod pontifex sero Caesarem ceperat timere. Hora Iddio ha ricondotto le cose in termine, che il papa è a tempo a tenerlo, quando questo tempo non si lasci perdere. Voi sapete quante occasioni si sono perdute: non perdete questa né confidate più nello starvi, rimettendovi alla Fortuna et al tempo, perché con il tempo non vengono sempre quelle medesime cose, né la Fortuna è sempre quella medesima. Io direi più oltre, se io parlassi con huomo che non intendesse i segreti o non conoscesse il mondo. Liberate diuturna cura Italiam, extirpate has immanes belluas, quae hominis, preter faciem et vocem, nichil habent.
Qui si è pensato, andando la fortificazione innanzi, che io facci l'offizio del proveditore et del cancelliere, et mi faccia aiutare da un mio figliolo, et Daniello de' Ricci tenga i danari et tutte le scritture.
Addì 17 di Maggio 1526.