Orlando furioso/Canto 45

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1 Quanto più su l'instabil ruota vedi
     di Fortuna ire in alto il miser uomo,
     tanto più tosto hai da vedergli i piedi
     ove ora ha il capo, e far cadendo il tomo.
     Di questo esempio è Policràte, e il re di
     Lidia, e Dionigi, ed altri ch'io non nomo,
     che ruinati son da la suprema
     gloria in un dì ne la miseria estrema.

2 Così all'incontro, quanto più depresso,
     quanto è più l'uom di questa ruota al fondo,
     tanto a quel punto più si trova appresso,
     ch'a da salir, se de' girarsi in tondo.
     Alcun sul ceppo quasi il capo ha messo,
     che l'altro giorno ha dato legge al mondo.
     Servio e Mario e Ventidio l'hanno mostro
     al tempo antico, e il re Luigi al nostro:

3 il re Luigi, suocero del figlio
     del duca mio; che rotto a Santo Albino,
     e giunto al suo nimico ne l'artiglio,
     a restar senza capo fu vicino.
     Scorse di questo anco maggior periglio,
     non molto inanzi, il gran Matia Corvino.
     Poi l'un, de' Franchi passato quel punto,
     l'altro al regno degli Ungari fu assunto.

4 Si vede per gli esempi di che piene
     sono l'antiche e le moderne istorie,
     che 'l ben va dietro al male, e 'l male al bene,
     e fin son l'un de l'altro e biasmi e glorie;
     e che fidarsi a l'uom non si conviene
     in suo tesor, suo regno e sue vittorie,
     né disperarsi per Fortuna avversa,
     che sempre la sua ruota in giro versa.

5 Ruggier per la vittoria ch'avea avuto
     di Leone e del padre imperatore,
     in tanta confidenza era venuto
     di sua fortuna e di suo gran valore,
     che senza compagnia, senz'altro aiuto,
     di poter egli sol gli dava il core
     fra cento a piè e a cavallo armate squadre
     uccider di sua mano il figlio e il padre.

6 Ma quella, che non vuol che si prometta
     alcun di lei, gli mostrò in pochi giorni,
     come tosto alzi e tosto al basso metta,
     e tosto avversa e tosto amica torni.
     Lo fe' conoscer quivi da chi in fretta
     a procacciargli andò disagi e scorni,
     dal cavallier che ne la pugna fiera
     di man fuggito a gran fatica gli era.

7 Costui fece ad Ungiardo saper, come
     quivi il guerrier ch'avea le genti rotte
     di Costantino e per molt'anni dome,
     stato era il giorno, e vi staria la notte;
     e che Fortuna presa per le chiome,
     senza che più travagli o che più lotte,
     darà al suo re, se fa costui prigione;
     ch'a' Bulgari, lui preso, il giogo pone.

8 Ungiardo da la gente, che fuggita
     de la battaglia, a lui s'era ridutta
     (ch'a parte a parte v'arrivò infinita,
     perch'al ponte passar non potea tutta),
     sapea come la strage era seguita,
     che la metà de' Greci avea distrutta;
     e come un cavallier solo era stato,
     ch'un campo rotto, e l'altro avea salvato:

9 e che sia da se stesso senza caccia
     venuto a dar del capo ne la rete,
     si maraviglia, e mostra che gli piaccia,
     con viso e gesti e con parole liete.
     Aspetta che Ruggier dormendo giaccia;
     poi manda le sue gente chete chete,
     e fa il buon cavallier, ch'alcun sospetto
     di questo non avea, prender nel letto.

10 Accusato Ruggier dal proprio scudo,
     ne la città di Novengrado resta
     prigion d'Ungiardo, il più d'ogni altro crudo,
     che fa di ciò maravigliosa festa.
     E che può far Ruggier, poi che gli è nudo,
     ed è legato già, quando si desta?
     Ungiardo un suo corrier spaccia a staffetta
     a dar la nuova a Costantino in fretta.

11 Avea levato Costantin la notte
     da le ripe di Sava ogni sua schiera;
     e seco a Beleticche avea ridotte,
     che città del cognato Androfilo era,
     padre di quello a cui forate e rotte
     (come se state fossino di cera)
     al primo incontro l'arme avea il gagliardo
     cavallier, or prigion del fiero Ungiardo.

12 Quivi fortificar facea le mura
     l'imperatore, e riparar le porte;
     che de' Bulgari ben non s'assicura,
     che con la guida d'un guerrier sì forte
     non gli faccino peggio che paura,
     e 'l resto ponghin di sua gente a morte.
     Or che l'ode prigion, né quelli teme,
     né se con lor sia il mondo tutto insieme.

13 L'imperator nuota in un mar di latte,
     né per letizia sa quel che si faccia.
     - Ben son le genti bulgare disfatte, -
     dice con lieta e con sicura faccia.
     Come de la vittoria, chi combatte,
     se troncasse al nimico ambe le braccia,
     certo saria, così n'è certo, e gode
     l'imperator, poi che 'l guerrier preso ode.

14 Non ha minor cagion di rallegrarsi
     del padre il figlio; ch'oltre che si spera
     di racquistar Belgrado, e soggiugarsi
     ogni contrada che de' Bulgari era;
     disegna anco il guerriero amico farsi
     con benefici, e seco averlo in schiera.
     Né Rinaldo né Orlando a Carlo Magno
     ha da invidiar, se gli è costui compagno.

15 Da questa voglia è ben diversa quella
     di Teodora, a chi 'l figliuolo uccise
     Ruggier con l'asta che da la mammella
     passò alle spalle, e un palmo fuor si mise.
     A Costantin, del quale era sorella,
     costei si gittò a' piedi, e gli conquise
     e intenerigli il cor d'alta pietade
     col largo pianto che nel sen le cade.

16 - Io non mi leverò da questi piedi
     (diss'ella), signor mio, se del fellone
     ch'uccise il mio figliuol, non mi conciedi
     di vendicare, or che l'abbiàn prigione.
     Oltre che stato t'è nipote, vedi
     quanto t'amò, vedi quant'opre buone
     ha per te fatto, e vedi s'avrai torto
     di non lo vendicar di chi l'ha morto.

17 Vedi che per pietà del nostro duolo
     ha Dio fatto levar da la campagna
     questo crudele, e come augello a volo,
     a dar ce l'ha condotto ne la ragna,
     acciò in ripa di Stige il mio figliuolo
     molto senza vendetta non rimagna.
     Dammi costui, signore, e sii contento
     ch'io disacerbi il mio col suo tormento. -

18 Così ben piange, e così ben si duole,
     e così bene ed efficace parla;
     né dai piedi levar mai se gli vuole,
     ben che tre volte e quattro per levarla
     usasse Costantino atti e parole;
     ch'egli è forzato al fin di contentarla:
     e così comandò che si facesse
     colui condurre, e in man di lei si desse.

19 E per non fare in ciò lunga dimora,
     condotto hanno il guerrier del liocorno,
     e dato in mano alla crudel Teodora,
     che non vi fu intervallo più d'un giorno.
     Il far che sia squartato vivo, e muora
     publicamente con obbrobrio e scorno,
     poca pena le pare, e studia e pensa
     altra trovarne inusitata e immensa.

20 La femina crudel lo fece porre,
     incatenato e mani e piedi e collo,
     nel tenebroso fondo d'una torre,
     ove mai non entrò raggio d'Apollo.
     Fuor ch'un poco di pan muffato, torre
     gli fe' ogni cibo, e senza ancor lassollo
     duo dì talora; e lo diè in guardia a tale,
     ch'era di lei più pronto a fargli male.

21 Oh! se d'Amon la valorosa e bella
     figlia, oh se la magnanima Marfisa
     avesse avuto di Ruggier novella,
     ch'in prigion tormentasse a questa guisa;
     per liberarlo saria questa e quella
     postasi al rischio di restarne uccisa;
     né Bradamante avria, per dargli aiuto,
     a Beatrice o Amon rispetto avuto.

22 Re Carlo intanto avendo la promessa
     a costei fatta in mente, che consorte
     dar non le lascierà, che sia men d'essa
     al paragon de l'arme ardito e forte;
     questa sua voluntà con trombe espressa
     non solamente fe' ne la sua corte,
     ma in ogni terra al suo imperio soggetta;
     onde la fama andò pel mondo in fretta.

23 Questa condizion contiene il bando:
     chi la figlia d'Amon per moglie vuole,
     star con lei debba a paragon del brando
     da l'apparire al tramontar del sole;
     e fin a questo termine durando,
     e non sia vinto, senz'altre parole
     la donna da lui vinta esser s'intenda,
     né possa ella negar che non lo prenda;

24 e che l'eletta ella de l'arme dona,
     senza mirar chi sia di lor, che chiede.
     E lo potea ben far, perch'era buona
     con tutte l'arme, o sia a cavallo o a piede.
     Amon, che contrastar con la Corona
     non può né vuole, al fin sforzato cede;
     e ritornare a corte si consiglia,
     dopo molti discorsi, egli e la figlia.

25 Ancor che sdegno e colera la madre
     contra la figlia avea, pur per suo onore
     vesti le fece far ricche e leggiadre
     a varie fogge e di più d'un colore.
     Bradamante alla corte andò col padre;
     e quando quivi non trovò il suo amore,
     più non le parve quella corte, quella
     che le solea parer già così bella.

26 Come chi visto abbia, l'aprile o il maggio,
     giardin di frondi e di bei fiori adorno,
     e lo rivegga poi che 'l sol il raggio
     all'austro inchina, e lascia breve il giorno,
     lo trova deserto, orrido e selvaggio;
     così pare alla donna al suo ritorno,
     che da Ruggier la corte abandonata
     quella non sia, ch'avea al partir lasciata.

27 Domandar non ardisce che ne sia,
     acciò di sé non dia maggior sospetto;
     ma pon l'orecchia, e cerca tuttavia
     che senza domandar le ne sia detto.
     Si sa ch'egli è partito, ma che via
     pres'abbia, non fa alcun vero concetto;
     perché partendo ad altri non fe' motto,
     ch'allo scudier che seco avea condotto.

28 Oh come ella sospira! oh come teme,
     sentendo che se n'è come fuggito!
     Oh come sopra ogni timor le preme,
     che per porla in oblio se ne sia gito!
     che vistosi Amon contra, ed ogni speme
     perduta mai più d'esserle marito,
     si sia fatto da lei lontano, forse
     così sperando dal suo amor disciorse;

29 e che fatt'abbia ancor qualche disegno,
     per più tosto levarsela dal core,
     d'andar cercando d'uno in altro regno
     donna per cui si scordi il primo amore,
     come si dice che si suol d'un legno
     talor chiodo con chiodo cacciar fuore.
     Nuovo pensier ch'a questo poi succede,
     le dipinge Ruggier pieno di fede;

30 e lei, che dato orecchie abbia, riprende,
     a tanta iniqua suspizione e stolta.
     E così l'un pensier Ruggier difende,
     l'altro l'accusa: ed ella amenduo ascolta,
     e quando a questo e quando a quel s'apprende,
     né risoluta a questo o a quel si volta.
     Pur all'opinion più tosto corre,
     che più le giova, e la contraria aborre.

31 E talor anco che le torna a mente
     quel che più volte il suo Ruggier le ha detto,
     come di grave error, si duole e pente,
     ch'avuto n'abbia gelosia e sospetto;
     e come fosse al suo Ruggier presente,
     chiamasi in colpa, e se ne batte il petto.
     - Ho fatto error (dice ella), e me n'aveggio;
     ma chi n'è causa, è causa ancor di peggio.

32 Amor n'è causa, che nel cor m'ha impresso
     la forma tua così leggiadra e bella;
     e posto ci ha l'ardir, l'ingegno appresso,
     e la virtù di che ciascun favella;
     ch'impossibil mi par, ch'ove concesso
     ne sia il veder, ch'ogni donna e donzella
     non ne sia accesa, e che non usi ogni arte
     di sciorti dal mio amore e al suo legarte.

33 Deh avesse Amor così nei pensier miei
     il tuo pensier, come ci ha il viso sculto!
     Io son ben certa che lo troverei
     palese tal, qual io lo stimo occulto;
     e che sì fuor di gelosia sarei,
     ch'ad or ad or non mi farebbe insulto;
     e dove a pena or è da me respinta,
     rimarria morta, non che rotta e vinta.

34 Son simile all'avar c'ha il cor sì intento
     al suo tesoro, e sì ve l'ha sepolto,
     che non ne può lontan viver contento,
     né non sempre temer che gli sia tolto.
     Ruggiero, or può, ch'io non ti veggo e sento,
     in me, più de la speme, il timor molto,
     il qual ben che bugiardo e vano io creda,
     non posso far di non mi dargli in preda.

35 Ma non apparirà il lume sì tosto
     agli occhi miei del tuo viso giocondo,
     contra ogni mia credenza a me nascosto,
     non so in qual parte, o Ruggier mio, del mondo,
     come il falso timor sarà deposto
     da la vera speranza e messo al fondo.
     Deh torna a me, Ruggier, torna, e conforta
     la speme che 'l timor quasi m'ha morta!

36 Come al partir del sol si fa maggiore
     l'ombra, onde nasce poi vana paura;
     e come all'apparir del suo splendore
     vien meno l'ombra, e 'l timido assicura:
     così senza Ruggier sento timore;
     se Ruggier veggo, in me timor non dura.
     Deh torna a me, Ruggier, deh torna prima
     che 'l timor la speranza in tutto opprima!

37 Come la notte ogni fiammella è viva,
     e riman spenta subito ch'aggiorna;
     così, quando il mio sol di sé mi priva,
     mi leva incontra il rio timor le corna:
     ma non sì tosto all'orizzonte arriva,
     che 'l timor fugge, e la speranza torna.
     Deh torna a me, deh torna, o caro lume,
     e scaccia il rio timor che mi consume!

38 Se 'l sol si scosta, e lascia i giorni brevi,
     quanto di bello avea la terra asconde;
     fremono i venti, e portan ghiacci e nievi;
     non canta augel, né fior si vede o fronde:
     così, qualora avvien che da me levi,
     o mio bel sol, le tue luci gioconde,
     mille timori, e tutti iniqui, fanno
     un aspro verno in me più volte l'anno.

39 Deh torna a me, mio sol, torna, e rimena
     la desiata dolce primavera!
     Sgombra i ghiacci e le nievi, e rasserena
     la mente mia sì nubilosa e nera. -
     Qual Progne si lamenta o Filomena
     ch'a cercar esca ai figliolini ita era,
     e trova il nido voto; o qual si lagna
     turture c'ha perduto la compagna:

40 tal Bradamante si dolea, che tolto
     le fosse stato il suo Ruggier temea,
     di lacrime bagnando spesso il volto,
     ma più celatamente che potea.
     Oh quanto, quanto si dorria più molto,
     s'ella sapesse quel che non sapea,
     che con pena e con strazio il suo consorte
     era in prigion, dannato a crudel morte!

41 La crudeltà ch'usa l'iniqua vecchia
     contra il buon cavallier che preso tiene,
     e che di dargli morte s'apparecchia
     con nuovi strazi e non usate pene,
     la superna Bontà fa ch'all'orecchia
     del cortese figliuol di Cesar viene;
     e che gli mette in cor, come l'aiute,
     e non lasci perir tanta virtute.

42 Il cortese Leon che Ruggiero ama
     (non che sappi però che Ruggier sia),
     mosso da quel valor ch'unico chiama,
     e che gli par che soprumano sia,
     molto fra sé discorre, ordisce e trama,
     e di salvarlo al fin trova la via,
     in guisa che da lui la zia crudele
     offesa non si tenga e si querele.

43 Parlò in secreto a chi tenea la chiave
     de la prigione; e che volea, gli disse,
     vedere il cavallier pria che sì grave
     sentenza, contra lui data, seguisse.
     Giunta la notte, un suo fedel seco have
     audace e forte, ed atto a zuffe e a risse;
     e fa che 'l castellan, senz'altrui dire
     ch'egli fosse Leon, gli viene aprire.

44 Il castellan, senza ch'alcun de' sui
     seco abbia, occultamente Leon mena
     col compagno alla torre ove ha colui
     che si serba all'estrema d'ogni pena.
     Giunti là dentro, gettano amendui
     al castellan che volge lor la schena
     per aprir lo sportello, al collo un laccio,
     e subito gli dan l'ultimo spaccio.

45 Apron la cataratta, onde sospeso
     al canape, ivi a tal bisogno posto,
     Leon si cala, e in mano ha un torchio acceso,
     là dove era Ruggier dal sol nascosto.
     Tutto legato, e s'una grata steso
     lo trova, all'acqua un palmo e men discosto.
     L'avria in un mese e in termine più corto,
     per sé, senz'altro aiuto, il luogo morto.

46 Leon Ruggier con gran pietade abbraccia,
     e dice: - Cavallier, la tua virtude
     indissolubilmente a te m'allaccia
     di voluntaria eterna servitute;
     e vuol che più il tuo ben, che 'l mio, mi piaccia,
     né curi per la tua la mia salute,
     e che la tua amicizia al padre e a quanti
     parenti io m'abbia al mondo, io metta inanti.

47 Io son Leone, acciò tu intenda, figlio
     di Costantin, che vengo a darti aiuto,
     come vedi, in persona, con periglio
     (se mai dal padre mio sarà saputo)
     d'esser cacciato, o con turbato ciglio
     perpetuamente esser da lui veduto;
     che per la gente la qual rotta e morta
     da te gli fu a Belgrado, odio ti porta. -

48 E seguitò, più cose altre dicendo
     da farlo ritornar da morte a vita;
     e lo vien tuttavolta disciogliendo.
     Ruggier gli dice: - Io v'ho grazia infinita;
     e questa vita ch'or mi date, intendo
     che sempremai vi sia restituita,
     che la vogliate riavere, ed ogni
     volta che per voi spenderla bisogni. -

49 Ruggier fu tratto di quel loco oscuro,
     e in vece sua morto il guardian rimase;
     né conosciuto egli né gli altri furo.
     Leon menò Ruggiero alle sue case,
     ove a star seco tacito e sicuro
     per quattro o per sei dì gli persuase;
     che riaver l'arme e 'l destrier gagliardo
     gli faria intanto, che gli tolse Ungiardo.

50 Ruggier fuggito, il suo guardian strozzato
     si trova il giorno, e aperta la prigione.
     Chi quel, chi questo pensa che sia stato;
     ne parla ognun, né però alcun s'appone.
     Ben di tutti gli altri uomini pensato
     più tosto si saria, che di Leone;
     che pare a molti ch'avria causa avuto
     di farne strazio, e non di dargli aiuto.

51 Riman di tanta cortesia Ruggiero
     confuso sì, sì pien di maraviglia,
     e tramutato sì da quel pensiero
     che quivi tratto l'avea tante miglia,
     che mettendo il secondo col primiero,
     né a questo quel, né questo a quel simiglia.
     Il primo tutto era odio, ira e veneno;
     di pietade è il secondo e d'amor pieno.

52 Molto la notte e molto il giorno pensa,
     d'altro non cura ed altro non disia,
     che da l'obbligazion che gli avea immensa,
     sciorsi con pari e maggior cortesia.
     Gli par, se tutta sua vita dispensa
     in lui servire, o breve o lunga sia,
     e se s'espone a mille morti certe,
     non gli può tanto far, che più non merte.

53 Venuta quivi intanto era la nuova
     del bando ch'avea fatto il re di Francia,
     che chi vuol Bradamante, abbia a far prova
     con lei di forza, con spada e con lancia.
     Questo udir a Leon sì poco giova,
     che se gli vede impallidir la guancia;
     perché, come uom che le sue forze ha note,
     sa ch'a lei pare in arme esser non puote.

54 Fra sé discorre, e vede che supplire
     può con l'ingegno, ove il vigor sia manco,
     facendo con sue insegne comparire
     questo guerrier di cui non sa il nome anco;
     che di possanza iudica e d'ardire
     poter star contra a qualsivoglia Franco:
     e crede ben, s'a lui ne dà l'impresa,
     che ne fia vinta Bradamante e presa.

55 Ma due cose ha da far: l'una, disporre
     il cavallier, che questa impresa accetti;
     l'altra, nel campo in vece sua lui porre
     in modo che non sia chi ne sospetti.
     A sé lo chiama, e 'l caso gli discorre,
     e pregal poi con efficaci detti,
     ch'egli sia quel ch'a questa pugna vegna
     col nome altrui, sotto mentita insegna.

56 L'eloquenza del Greco assai potea;
     ma più de l'eloquenza potea molto
     l'obbligo grande che Ruggier gli avea,
     da mai non ne dovere essere isciolto:
     sì che quantunque duro gli parea,
     e non possibil quasi; pur con volto,
     più che con cor giocondo, gli rispose
     ch'era per far per lui tutte le cose.

57 Ben che da fier dolor, tosto che questa
     parola ha detta, il cor ferir si senta,
     che giorno e notte e sempre lo molesta,
     sempre l'affligge e sempre lo tormenta,
     e vegga la sua morte manifesta;
     pur è mai per dir che se ne penta;
     che prima ch'a Leon non ubbidire,
     mille volte, non ch'una, è per morire.

58 Ben certo è di morir; perché, se lascia
     la donna, ha da lasciar la vita ancora:
     o che l'accorerà il duolo e l'ambascia;
     o se 'l duolo e l'ambascia non l'accora,
     con le man proprie squarcerà la fascia
     che cinge l'alma, e ne la trarrà fuora;
     ch'ogni altra cosa più facil gli fia,
     che poter lei veder, che sua non sia.

59 Gli è di morir disposto; ma che sorte
     di morte voglia far, non sa dir anco.
     Pensa talor di fingersi men forte,
     e porger nudo alla donzella il fianco;
     che non fu mai la più beata morte,
     che se per man di lei venisse manco.
     Poi vede, se per lui resta che moglie
     sia di Leon, che l'obbligo non scioglie:

60 perché ha promesso contra Bradamante
     entrare in campo a singular battaglia;
     non simulare, e farne sol sembiante,
     sì che Leon di lui poco si vaglia.
     Dunque starà nel detto suo costante;
     e ben che or questo or quel pensier l'assaglia,
     tutti li scaccia, e solo a questo cede,
     il qual l'esorta a non mancar di fede.

61 Avea già fatto apparecchiar Leone,
     con licenza del patre Costantino,
     arme e cavalli, e un numer di persone
     qual gli convenne, e entrato era in camino;
     e seco avea Ruggiero, a cui le buone
     arme avea fatto rendere e Frontino:
     e tanto un giorno e un altro e un altro andaro
     ch'in Francia ed a Parigi si trovaro.

62 Non volse entrar Leon ne la cittate,
     e i padiglioni alla campagna tese;
     e fe' il medesmo dì per imbasciate,
     che di sua giunta il re di Francia intese.
     L'ebbe il re caro; e gli fu più fiate,
     donando e visitandolo, cortese.
     De la venuta sua la cagion disse
     Leone, e lo pregò che l'espedisse:

63 ch'entrar facesse in campo la donzella
     che marito non vuol di lei men forte;
     quando venuto era per fare o ch'ella
     moglier gli fosse, o che gli desse morte.
     Carlo tolse l'assunto, e fece quella
     comparir l'altro dì fuor de le porte,
     ne lo steccato che la notte sotto
     all'alte mura fu fatto di botto.

64 La notte ch'andò inanzi al terminato
     giorno de la battaglia, Ruggiero ebbe
     simile a quella che suole il dannato
     aver, che la matina morir debbe.
     Eletto avea combatter tutto armato,
     perch'esser conosciuto non vorrebbe;
     né lancia né destriero adoprar volse,
     né, fuor che 'l brando, arme d'offesa tolse.

65 Lancia non tolse; non perché temesse
     di quella d'or, che fu de l'Argalia,
     e poi d'Astolfo a cui costei successe,
     che far gli arcion votar sempre solia:
     perché nessun, ch'ella tal forza avesse,
     o fosse fatta per negromanzia,
     avea saputo, eccetto quel re solo
     che far la fece e la donò al figliuolo.

66 Anzi Astolfo e la donna, che portata
     l'aveano poi, credean che non l'incanto,
     ma la propria possanza fosse stata,
     che dato loro in giostra avesse il vanto;
     e che con ogni altra asta ch'incontrata
     fosse da lor, farebbono altretanto.
     La cagion sola, che Ruggier non giostra,
     è per non far del suo Frontino mostra:

67 che lo potria la donna facilmente
     conoscer, se da lei fosse veduto;
     però che cavalcato, e lungamente
     in Montalban l'avea seco tenuto.
     Ruggier che solo studia e solo ha mente
     come da lei non sia riconosciuto,
     né vuol Frontin, né vuol cos'altra avere,
     che di far di sé indizio abbia potere.

68 A questa impresa un'altra spada volle;
     che ben sapea che contra a Balisarda
     saria ogn'osbergo, come pasta, molle;
     ch'alcuna tempra quel furor non tarda:
     e tutto 'l taglio anco a quest'altra tolle
     con un martello, e la fa men gagliarda.
     Con quest'arme Ruggiero al primo lampo
     ch'apparve all'orizzonte, entrò nel campo.

69 E per parer Leon, le sopraveste
     che dianzi ebbe Leon, s'ha messe indosso;
     e l'aquila de l'or con le due teste
     porta dipinta ne lo scudo rosso.
     E facilmente si potean far queste
     finzion; ch'era ugualmente grande e grosso
     l'un come l'altro. Appresentossi l'uno;
     l'altro non si lasciò veder d'alcuno.

70 Era la voluntà de la donzella
     da quest'altra diversa di gran lunga;
     che, se Ruggier su la spada martella
     per rintuzzarla, che non tagli o punga,
     la sua la donna aguzza, e brama ch'ella
     entri nel ferro, e sempre al vivo giunga,
     anzi ogni colpo sì ben tagli e fore,
     che vada sempre a ritrovargli il core.

71 Qual su le mosse il barbaro si vede,
     che 'l cenno del partir fugoso attende,
     né qua né là poter fermare il piede,
     gonfiar le nare, e che l'orecchie tende;
     tal l'animosa donna che non crede
     che questo sia Ruggier con chi contende,
     aspettando la tromba, par che fuoco
     ne le vene abbia, e non ritrovi loco.

72 Qual talor, dopo il tuono, orrido vento
     subito segue, che sozzopra volve
     l'ondoso mare, e leva in un momento
     da terra fin al ciel l'oscura polve;
     fuggon le fiere, e col pastor l'armento;
     l'aria in grandine e in pioggia si risolve;
     udito il segno la donzella, tale
     stringe la spada, e 'l suo Ruggiero assale.

73 Ma non più quercia antica, o grosso muro
     di ben fondata torre a borea cede,
     né più all'irato mar lo scoglio duro,
     che d'ogni intorno il dì e la notte il fiede;
     che sotto l'arme il buon Ruggier sicuro,
     che già al troiano Ettòr Vulcano diede,
     ceda all'odio e al furor che lo tempesta
     or ne' fianchi, or nel petto, or ne la testa.

74 Quando di taglio la donzella, quando
     mena di punta; e tutta intenta mira
     ove cacciar tra ferro e ferro il brando,
     sì che si sfoghi e disacerbi l'ira.
     Or da un lato, or da un altro il va tentando;
     quando di qua, quando di là s'aggira;
     e si rode e si duol che non le avegna
     mai fatta alcuna cosa che disegna.

75 Come chi assedia una città che forte
     sia di buon fianchi e di muraglia grossa,
     spesso l'assalta, or vuol batter le porte,
     or l'alte torri, or atturar la fossa;
     e pone indarno le sue genti a morte,
     né via sa ritrovar ch'entrar vi possa:
     così molto s'affanna e si travaglia,
     né può la donna aprir piastra né maglia.

76 Quando allo scudo e quando al buon elmetto,
     quando all'osbergo fa gittar scintille
     con colpi ch'alle braccia, al capo, al petto
     mena dritti e riversi, e mille e mille,
     e spessi più, che sul sonante tetto
     la grandine far soglia de le ville.
     Ruggier sta su l'avviso, e si difende
     con gran destrezza, e lei mai non offende.

77 Or si ferma, or volteggia, or si ritira,
     e con la man spesso accompagna il piede.
     Porge or lo scudo, ed or la spada gira
     ove girar la man nimica vede.
     O lei non fere, o se la fere, mira
     ferirla in parte ove men nuocer crede.
     La donna, prima che quel dì s'inchine,
     brama di dare alla battaglia fine.

78 Si ricordò del bando, e si ravvide
     del suo periglio, se non era presta;
     che se in un dì non prende o non uccide
     il suo domandator, presa ella resta.
     Era già presso ai termini d'Alcide
     per attuffar nel mar Febo la testa,
     quando ella cominciò di sua possanza
     a difidarsi, e perder la speranza.

79 Quanto mancò più la speranza, crebbe
     tanto più l'ira, e radoppiò le botte;
     che pur quell'arme rompere vorrebbe,
     ch'in tutto un dì non avea ancora rotte:
     come colui ch'al lavorio che debbe,
     sia stato lento, e già vegga esser notte,
     s'affretta indarno, si travaglia e stanca,
     fin che la forza a un tempo e il dì gli manca.

80 O misera donzella, se costui
     tu conoscessi, a cui dar morte brami,
     se lo sapessi esser Ruggier, da cui
     de la tua vita pendono li stami;
     so ben ch'uccider te, prima che lui,
     vorresti; che di te so che più l'ami:
     e quando lui Ruggiero esser saprai,
     di questi colpi ancor, so, ti dorrai.

81 Carlo e molt'altri seco, che Leone
     esser costui credeansi, e non Ruggiero,
     veduto come in arme, al paragone
     di Bradamante, forte era e leggiero;
     e, senza offender lei, con che ragione
     difender si sapea; mutan pensiero,
     e dicon: - Ben convengono amendui;
     ch'egli è di lei ben degno, ella di lui. -

82 Poi che Febo nel mar tutt'è nascoso,
     Carlo, fatta partir quella battaglia,
     giudica che la donna per suo sposo
     prenda Leon, ne ricusar lo vaglia.
     Ruggier, senza pigliar quivi riposo,
     senz'elmo trarsi o alleggierirsi maglia,
     sopra un picciol ronzin torna in gran fretta
     ai padiglioni ove Leon l'aspetta.

83 Gittò Leone al cavallier le braccia
     duo volte e più fraternamente al collo;
     e poi, trattogli l'elmo da la faccia,
     di qua e di là con grande amor baciollo.
     - Vo' (disse) che di me sempre tu faccia
     come ti par; che mai trovar satollo
     non mi potrai, che me e lo stato mio
     spender tu possa ad ogni tuo disio.

84 Né veggo ricompensa che mai questa
     obligazion ch'io t'ho, possi disciorre;
     e non, s'ancora io mi levi di testa
     la mia corona, e a te la venghi a porre. -
     Ruggier, di cui la mente ange e molesta
     alto dolore, e che la vita aborre,
     poco risponde, e l'insegne gli rende,
     che n'avea aute, e 'l suo liocorno prende.

85 E stanco dimostrandosi e svogliato,
     più tosto che poté, da lui levosse;
     ed al suo alloggiamento ritornato,
     poi che fu mezzanotte, tutto armosse;
     e sellato il destrier, senza commiato,
     e senza che d'alcun sentito fosse,
     sopra vi salse, e si drizzò al camino
     che più piacer gli parve al suo Frontino.

86 Frontino or per via dritta or per via torta,
     quando per selve e quando per campagna
     il suo signor tutta la notte porta,
     che non cessa un momento che non piagna:
     chiama la morte, e in quella si conforta,
     che l'ostinata doglia sola fragna;
     né vede, altro che morte, chi finire
     possa l'insopportabil suo martire.

87 - Di chi mi debbo, ohimè! (dicea) dolere,
     che così m'abbia a un punto ogni ben tolto?
     Deh, s'io non vo' l'ingiuria sostenere
     senza vendetta, incontra a cui mi volto?
     Fuor che me stesso, altri non so vedere,
     che m'abbia offeso ed in miseria volto.
     Io m'ho dunque di me contra a me stesso
     da vendicar, c'ho tutto il mal commesso.

88 Pur, quando io avessi fatto solamente
     a me l'ingiuria, a me forse potrei
     donar perdon, se ben difficilmente;
     anzi vo' dir che far non lo vorrei:
     or quanto, poi che Bradamante sente
     meco l'ingiuria ugual, men lo farei?
     Quando bene a me ancora io perdonassi,
     lei non convien ch'invendicata lassi.

89 Per vendicar lei dunque debbo e voglio
     ogni modo morir, né ciò mi pesa;
     ch'altra cosa non so ch'al mio cordoglio,
     fuor che la morte, far possa difesa.
     Ma sol, ch'allora io non mori', mi doglio,
     che fatto ancora io non le aveva offesa.
     Oh me felice, s'io moriva allora
     ch'era prigion de la crudel Teodora!

90 Se ben m'avesse ucciso, tormentato
     prima ad arbitrio di sua crudeltade,
     da Bradamante almeno avrei sperato
     di ritrovare al mio caso pietade.
     Ma quando ella saprà ch'avrò più amato
     Leon di lei, e di mia volontade
     io me ne sia, perch'egli l'abbia, privo;
     avrà ragion d'odiarmi e morto e vivo. -

91 Questo dicendo e molte altre parole
     che sospiri accompagnano e singulti,
     si trova all'apparir del nuovo sole
     fra scuri boschi, in luoghi strani e inculti;
     e perché è disperato, e morir vuole,
     e, più che può, che 'l suo morir s'occulti,
     questo luogo gli par molto nascosto,
     ed atto a far quant'ha di sé disposto.

92 Entra nel folto bosco, ove più spesse
     l'ombrose frasche e più intricate vede;
     ma Frontin prima al tutto sciolto messe
     da sé lontano, e libertà gli diede.
     - O mio Frontin (gli disse), s'a me stesse
     di dare a' merti tuoi degna mercede,
     avresti a quel destrier da invidiar poco,
     che volò al cielo, e fra le stelle ha loco.

93 Cillaro, so, non fu, non fu Arione
     di te miglior, né meritò più lode;
     né alcun altro destrier di cui menzione
     fatta da' Greci o da' Latini s'ode.
     Se ti fur par ne l'altre parti buone,
     di questa so ch'alcun di lor non gode,
     di potersi vantar ch'avuto mai
     abbia il pregio e l'onor che tu avuto hai;

94 poi ch'alla più che mai sia stata o sia
     donna gentile e valorosa e bella
     sì caro stato sei, che ti nutria,
     e di sua man ti ponea freno e sella.
     Caro eri alla mia donna: ah perché mia
     la dirò più, se mia non è più quella?
     s'io l'ho donata ad altri? Ohimè! che cesso
     di volger questa spada ora in me stesso?

95 Se Ruggier qui s'affligge e si tormenta,
     e le fere e gli augelli a pietà muove
     (ch'altri non è che questi gridi senta
     né vegga il pianto che nel sen gli piove),
     non dovete pensar che più contenta
     Bradamante in Parigi si ritrove,
     poi che scusa non ha che la difenda,
     o più l'indugi, che Leon non prenda.

96 Ella, prima ch'avere altro consorte
     che 'l suo Ruggier, vuol far ciò che può farsi;
     mancar del detto suo; Carlo e la corte,
     i parenti e gli amici inimicarsi:
     e quando altro non possa, al fin la morte
     o col veneno o con la spada darsi;
     che le par meglio assai non esser viva,
     che, vivendo, restar di Ruggier priva.

97 - Deh, Ruggier mio (dicea), dove sei gito?
     Puote esser che tu sia tanto discosto,
     che tu non abbi questo bando udito,
     a nessun altro, fuor ch'a te, nascosto?
     Se tu 'l sapesse, io so che comparito
     nessun altro saria di te più tosto.
     Misera me! ch'altro pensar mi deggio,
     se non quel che pensar si possa peggio?

98 Come è, Ruggier, possibil che tu solo
     non abbi quel che tutto il mondo ha inteso?
     Se inteso l'hai, né sei venuto a volo,
     come esser può che non sii morto o preso?
     Ma chi sapesse il ver, questo figliuolo
     di Costantin t'avrà alcun laccio teso;
     il traditor t'avrà chiusa la via,
     acciò prima di lui tu qui non sia.

99 Da Carlo impetrai grazia, ch'a nessuno
     men di me forte avessi ad esser data,
     con credenza che tu fossi quell'uno
     a cui star contra io non potessi armata.
     Fuor che te solo, io non stimava alcuno:
     ma de l'audacia mia m'ha Dio pagata;
     poi che costui che mai più non fe' impresa
     d'onore in vita sua, così m'ha presa.

100 Se però presa son per non avere
     uccider lui né prenderlo potuto;
     il che non mi par giusto; né al parere
     mai son per star, ch'in questo ha Carlo avuto.
     So ch'incostante io mi farò tenere,
     se da quel c'ho già detto ora mi muto;
     ma né la prima son né la sezzaia,
     la qual paruta sia incostante, e paia.

101 Basti che nel servar fede al mio amante,
     d'ogni scoglio più salda mi ritrovi,
     e passi in questo di gran lunga quante
     mai furo ai tempi antichi, o sieno ai nuovi.
     Che nel resto mi dichino incostante,
     non curo, pur che l'incostanza giovi:
     pur ch'io non sia di costui torre astretta,
     volubil più che foglia anco sia detta. -

102 Queste parole ed altre, ch'interrotte
     da sospiri e da pianti erano spesso,
     seguì dicendo tutta quella notte
     ch'all'infelice giorno venne appresso.
     Ma poi che dentro alle cimerie grotte
     con l'ombre sue Notturno fu rimesso,
     il ciel, ch'eternamente avea voluto
     farla di Ruggier moglie, le diè aiuto.

103 Fe' la mattina la donzella altiera
     Marfisa inanzi a Carlo comparire,
     dicendo ch'al fratel suo Ruggier era
     fatto gran torto, e nol volea patire,
     che gli fosse levata la mogliera,
     né pure una parola gliene dire:
     e contra chi si vuol di provar toglie,
     che Bradamante di Ruggiero è moglie.

104 E inanzi agli altri, a lei provar lo vuole,
     quando pur di negarlo fosse ardita,
     ch'in sua presenza ella ha quelle parole
     dette a Ruggier, che fa chi si marita;
     e con la cerimonia che si suole,
     già sì tra lor la cosa è stabilita,
     che più di sé non possono disporre,
     né l'un l'altro lasciar, per altri torre.

105 Marfisa, o 'l vero o 'l falso che dicesse,
     pur lo dicea, ben credo con pensiero,
     perché Leon più tosto interrompesse
     a dritto e a torto, che per dire il vero,
     e che di volontade lo facesse
     di Bradamante, che a riaver Ruggiero
     ed escluder Leon, né la più onesta
     né la più breve via vedea di questa.

106 Turbato il re di questa cosa molto,
     Bradamante chiamar fa immantinente;
     e quanto di provar Marfisa ha tolto,
     le fa sapere, ed ecci Amon presente.
     Tien Bradamante chino a terra il volto,
     e confusa non niega né consente,
     in guisa che comprender di leggiero
     si può che Marfisa abbia detto il vero.

107 Piace a Rinaldo, e piace a quel d'Anglante
     tal cosa udir, ch'esser potrà cagione
     che 'l parentado non andrà più inante,
     che già conchiuso aver credea Leone;
     e pur Ruggier la bella Bradamante
     mal grado avrà de l'ostinato Amone;
     e potran senza lite, e senza trarla
     di man per forza al padre, a Ruggier darla.

108 Che se tra lor queste parole stanno,
     la cosa è ferma, e non andrà per terra,
     così atterràn quel che promesso gli hanno,
     più onestamente e senza nuova guerra.
     - Questo è (diceva Amon), questo è un inganno
     contra me ordito: ma 'l pensier vostro erra;
     ch'ancor che fosse ver quanto voi finto
     tra voi v'avete, io non son però vinto.

109 Che prosupposto (che né ancor confesso,
     né vo' credere ancor) ch'abbia costei
     scioccamente a Ruggier così promesso,
     come voi dite, e Ruggiero abbia a lei;
     quando e dove fu questo? che più espresso,
     più chiaro e piano intenderlo vorrei.
     Stato so che non è, se non è stato
     prima che Ruggier fosse battezzato.

110 Ma se gli è stato inanzi che cristiano
     fosse Ruggier, non vo' che me ne caglia;
     ch'essendo ella fedele, egli pagano,
     non crederò che 'l matrimonio vaglia.
     Non si debbe per questo essere invano
     posto al risco Leon de la battaglia;
     né il nostro imperator credo vogli anco
     venir del detto suo per questo manco.

111 Quel ch'or mi dite, era da dirmi quando
     era intera la cosa, né ancor fatto
     a prieghi costei Carlo avea il bando
     che qui Leone alla battaglia ha tratto. -
     Così contra Rinaldo e contra Orlando
     Amon dicea, per rompere il contratto
     fra quei duo amanti; e Carlo stava a udire,
     né per l'un né per l'altro volea dire.

112 Come si senton, s'austro o borea spira,
     per l'alte selve murmurar le fronde;
     o come soglion, s'Eolo s'adira
     contra Nettunno, al lito fremer l'onde:
     così un rumor che corre e che s'aggira,
     e che per tutta Francia si difonde,
     di questo dà da dire e da udir tanto,
     ch'ogni altra cosa è muta in ogni canto.

113 Chi parla per Ruggier, chi per Leone;
     ma la più parte è con Ruggiero in lega:
     son dieci e più per un che n'abbia Amone.
     L'imperator né qua né là si piega;
     ma la causa rimette alla ragione,
     ed al suo parlamento la delega.
     Or vien Marfisa, poi ch'è diferito
     lo sponsalizio, e pon nuovo partito;

114 e dice: - Con ciò sia ch'esser non possa
     d'altri costei, fin che 'l fratel mio vive;
     se Leon la vuol pur, suo ardire e possa
     adopri sì, che lui di vita prive:
     e chi manda di lor l'altro alla fossa,
     senza rivale al suo contento arrive. -
     Tosto Carlo a Leon fa intender questo,
     come anco intender gli avea fatto il resto.

115 Leon che, quando seco il cavalliero
     del liocorno sia, si tien sicuro
     di riportar vittoria di Ruggiero,
     né gli abbia alcun assunto a parer duro;
     non sappiendo che l'abbia il dolor fiero
     tratto nel bosco solitario e oscuro,
     ma che, per tornar tosto, uno o due miglia
     sia andato a spasso, il mal partito piglia.

116 Ben se ne pente in breve; che colui
     del qual più del dover si promettea,
     non comparve quel dì, né gli altri dui
     che lo seguir, né nuova se n'avea;
     e tor questa battaglia senza lui
     contra Ruggier, sicur non gli parea:
     mandò, per schivar dunque danno e scorno,
     per trovar il guerrier dal liocorno.

117 Per cittadi mandò, ville e castella,
     d'appresso e da lontan, per ritrovarlo;
     né contento di questo, montò in sella
     egli in persona, e si pose a cercarlo.
     Ma non n'avrebbe avuto già novella,
     né l'avria avuta uom di quei di Carlo,
     se non era Melissa che fe' quanto
     mi serbo a farvi udir ne l'altro canto.

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