Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/139

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robinson crusoe 115


in queste infelicissime condizioni, perchè egli unicamente ha potestà non solo su me, ma su tutte le cose che succedono in questo mondo. E perchè, prestamente io soggiugneva, Dio ha fatto a me tutto questo? Che cosa ho fatto io per essere trattato in simil maniera?»

Ma quando io m’inoltrava in sì fatta investigazione sentiva tali rimproveri della mia coscienza, quali può meritarseli chi profferisce bestemmie; mi sembrò udire una voce che mi gridasse:

«Sciagurato! domandi ancora che cosa hai fatto? Voltati indietro su la tua orribile dissoluta vita, e domanda a te medesimo che cosa non hai fatto! Domanda perchè non sei stato ben prima d’ora distrutto; perchè non rimanesti sommerso dinanzi al lido di Yarmouth, o ucciso nella zuffa quando il tuo vascello fu predato dal corsaro di Salè, o divorato dalle belve feroci in su la costa d’Africa, o annegato qui quando tutti i tuoi compagni rimasero preda dell’onde di te in fuori? E chiedi che cos’hai fatto!»

Rimasi muto, atterrito da tali considerazioni contro alle quali non avrei saputo articolare una parola; no, nemmeno una parola e non aveva che rispondere a me medesimo. Levatomi in piedi, tutto avvilito e pensieroso, me ne tornai alla volta della mia abitazione. Quivi scalato giusta il consueto il mio muro di cinta, mi apparecchiava per mettermi in letto: ma in quel turbamento mio di pensieri non sentendo alcuna voglia di dormire, mi posi a sedere su la mia scranna dopo avere accesa la mia lucerna, perchè cominciava a far molto scuro. Poi cominciando a darmi grande sgomento il pensiere del non lontano nuovo accesso di febbre, mi tornò alla memoria che gli abitanti del Brasile non usano per ogni sorta quasi di malattia d’altro rimedio fuor del loro tabacco. Io ne aveva in una delle mie casse un vaso di preparato ed una porzione di verde e non preparato.

Andai ad aprir questa cassa, guidato senza dubbio dal cielo, perchè vi trovai la medicina del mio corpo e della mia anima. Ne trassi la cosa per cui l’aveva aperta, cioè il tabacco; ed essendovi pure entro que’ pochi libri ch’io m’avea salvati, ne levai una delle bibbie da me commemorate dianzi e ch’io non aveva avuto il tempo, o diciam meglio, la voglia di leggere; poi e questa e il tabacco mi portai su la tavola. Come dovessi adoperare il tabacco e quanto, io nol sapea, nè per vero dire sapeva nemmeno se sarebbe stato rimedio opportuno per la mia malattia. Pure lo sperimentai in varie guise, immaginandomi che in una maniera o nell’altra mi avrebbe giovato.