Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/299

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robinson crusoe 255


avvenuto, or rimase immerso in una più penosa sorpresa. Tremava, era convulso, mandava occhiate sì smarrite che credei vederlo svenire. Senza guardare il capretto nè accorgersi ch’io lo aveva ucciso, si levò la sua casacca per vedere se lo avessi ferito. Egli pensò, come non tardai ad avvedermene, che io avessi voluto ucciderlo, perchè venne a prostrarmisi innanzi e a dirmi, abbracciandomi le ginocchia, una quantità di cose che non poteva intendere, ma il significato delle quali era facile capirlo: si riduceva a prieghi perchè non lo ammazzassi.

Trovai presto la via di convincerlo che non gli volea fare male, perchè presolo per una mano gli sorrisi, ed accennando il capretto ucciso dianzi, gli dissi che corresse a prenderlo e me lo portasse; le quali cose mentre egli eseguiva, e intantochè stava facendo le meraviglie e cercando di capire come mai quell’animale fosse rimasto morto, io caricai il mio moschetto di nuovo. Di lì a poco mi capitò a tiro un grande uccello che credei un falco appollaiato su un albero. Allora chiamatomi nuovamente da presso Venerdì per dargli in qualche modo a capire che cosa volessi fare, presi la mira al supposto falco che si trovò poi essere un pappagallo: ciò non fa nulla. Volsi dunque nel tempo stesso l’attenzione di Venerdì sul mio schioppo, su l’uccello e sul terreno che gli stava sotto, perchè notasse il luogo ove io divisava che cadesse la preda, dopo sparai facendogli subito osservare come l’effetto avesse pienamente corrisposto alle mie predizioni. Rimase sbigottito una seconda volta malgrado di tutto quello che gli avea detto; e m’accorsi che il suo sbalordimento era tanto più grande, in quanto non m’avendo veduto introdurre la carica entro al moschetto, s’immaginò che quest’ordigno avesse in sè stesso una virtù di distruzione, e potesse quindi a suo grado uccidere uomini, quadrupedi, volatili, così da vicino come da lontano; terrore nato in lui, e che bisognò del tempo assai prima che se ne liberasse: e credo bene che, se lo avessi lasciato fare, avrebbe adorato me e il mio schioppo come due divinità. Quanto allo schioppo, si guardò ben dal toccarlo per molti dì appresso. Unicamente quando si credea solo gli parlava, come se lo schioppo avesse potuto rispondergli, e seppi da poi dal medesimo Venerdì che que’ borbottamenti erano preghiere di non ammazzarlo.

Poichè questo primo terrore fu alcun poco chetato, gli comandai di andare a prendere il pappagallo ucciso, la qual cosa egli fece;