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Poichè avemmo pranzato, o piuttosto cenato, ordinai a Venerdì di andare sopra una delle nostre barche a raccogliere i moschetti e l’altre armi da fuoco che avevamo lasciate sul campo di battaglia.

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Poi nella seguente mattina lo mandai a seppellire i cadaveri de’ selvaggi che, esposti tuttavia al sole, avrebbero infettata l’aria. Così pure gl’ingiunsi di sotterrare gli orridi avanzi del barbaro loro banchetto, cosa che non avrei avuto stomaco di far io, e da vero se fossi andato colà mi sarebbe mancato il coraggio sin di guardarli. Ma Venerdì eseguì sì puntualmente i miei comandi, che quando tornai colà, non avrei quasi ravvisato più il sito, se non me lo avesse indicato quella punta di bosco donde si cominciò a far fuoco.

Allora cominciai ad entrare in qualche conferenza co’ due miei nuovi sudditi: e per prima cosa, col mezzo del mio dragomanno Venerdì, chiesi al padre di lui che cosa pensasse su la fuga de’ quattro selvaggi, e se vi fosse a temere che tornassero con una forza troppo grossa da non potersi resister loro. La sua opinione principale era che i selvaggi del canotto non avessero potuto cavarsela netta dal turbine, tanto più ch’esso continuò ad imperversare l’intera notte; che doveano per conseguenza essere tutti annegati; e, se mai la burrasca