Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/442

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udire nulla. Di lì a non so quanti minuti vedemmo noi pure uno straordinario chiarore che giudicammo dovesse procedere da qualche terribile incendio in lontananza. Consultata la nostra stima[1], convenimmo tutti nel dire che non poteva esservi terra in quella direzione donde si manifestava la luce d’un incendio, almeno non ci poteva essere fuorchè ad una distanza di cinquecento leghe, perchè il chiarore veniva da west-nord-west (maestro ponente). Concludemmo quindi che derivasse da qualche bastimento cui si fosse appiccato il fuoco; anzi dal frastuono di cannoni udito un momento prima, s’argomentò che il legno incendiato non avesse ad essere molto lontano da noi. Governando tosto alla volta del rimbombo udito, non tardammo ad accorgerci che più avanzavamo, più vasto appariva l’incendio, se bene essendovi una nebbia foltissima non potessimo discernere per qualche tempo altra cosa che questa vampa. Nondimeno dopo aver veleggiato circa mezz’ora, avendo il vento favorevole ancorchè non gagliardissimo, e dissipandosi alquanto la nebbia, scorgemmo pienamente un grande vascello tutto in fiamme nel mezzo del mare.

Potete credere che, se bene mi fossero ignoti affatto gli uomini percossi da tale disgrazia, ne rimasi commosso al massimo segno. Allora mi tornarono a mente gli antichi miei casi e lo stato in cui era quando il capitano portoghese mi diede rifugio nel suo vascello; ma pensai ad un tempo a qual condizione, anche più deplorabile della mia d’allora, dovessero vedersi quelle povere creature se il loro vascello non aveva accompagnamento di altri bastimenti con sè. Ordinai pertanto immediatamente che fossero sparati cinque cannoni un dopo l’altro per fare accorti, se pure era possibile, quegli sfortunati che era non distante da loro un soccorso; e infondere in loro maggior coraggio a far di tutto per salvarsi su le loro scialuppe; perchè, quantunque vedessimo le fiamme del loro bastimento, eglino essendo notte non potevano distinguere affatto il nostro.

Rimanemmo per qualche tempo in panna derivando[2] unicamente

  1. Registro de’ computi giornalieri che mediante la bussola s’istituiscono per misurare le distanze percorse da un dì all’altro dal bastimento.
  2. Un bastimento è in panna quando una metà delle sue vele è spiegata al vento, l’altra metà a collo dell’albero; onde il vascello spinto da due forze contrarie si move sì poco che sembra non andare nè innanzi nè addietro. Se in questo stato declina, ancorchè tenuemente dalla sua via primitiva, si dice che deriva.