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loro scopersi che avevano un palischermo ad una calanca poco distante; che erano venuti quivi in cerca di sale e per pescare conchiglie fin dall’isola della Trinità cui appartenevano, giacente in una maggiore distanza al settentrione fra i 10 e gli 11 gradi di latitudine.

Così governando di costa in costa, talvolta col mio bastimento, talvolta con la scialuppa del vascello incendiato, che i suoi proprietari mi avevano ceduta di tutto buon grado e che trovai conveniente al caso mio, arrivai con buona fortuna al lato meridionale della mia isola. Allora sì ravvisai presto alla cera la terra del mio reame, nè tardai a condur la mia scialuppa all’âncora a quella famosa darsena, che era in poca distanza dalla mia antica fortezza.

Dal bel primo istante che riconobbi ove fossi, aveva fatto venire a me Venerdì, domandandogli:

— «Ebbene, Venerdì, capite ove siate ora?»

Egli guardò attorno alcun poco, poi datosi d’improvviso a battere le mani, esclamò:

— «Oh sì! sì! me capire. Lì! lì!» e col dito accennava l’antica mia abitazione, e si mise a ballare ed a capriolare da matto; anzi ebbi un bel che fare a rattenerlo dallo spiccare un salto in mare per raggiugnere a nuoto la nostra casa antica.

— «Or ditemi, Venerdì, gli domandai, credete voi che ci troveremo più qualcheduno o no? sperate voi di rivedere vostro padre?»

Alla prima inchiesta stava lì come un insensato senza rispondermi