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a scoprire i principali ricoveri degli Spagnuoli, intendo la mia antica fortezza appoggiata al monte e la caverna della valle, trovarono nondimeno il mio frascato ove mandarono tutto alla malora, e siepi e piante, calpestarono il grano in erba e stracciarono giù dalle viti, gualcirono i grappoli che cominciavano allora a maturare: recarono in somma un danno indicibile alla colonia senza vantaggiare di un quattrino eglino stessi.

Benchè ciascuno de’ nostri fosse abile in ogni occasione a battersi con costoro, pure non erano in istato di poterli inseguire o di dare ad essi la caccia sul piano e sul monte; perchè se i coloni trovavano un di essi solo, questi era troppo svelto di gamba per involarsi, e d’altra parte un colono non s’arrischiava d’andar attorno solo per paura d’essere investito da un branco di que’ selvaggi. Fortunatamente i secondi non avevano più armi: lor rimanevano sì gli archi, ma non una sola freccia nè ordigni per fabbricarla; erano parimente sprovveduti di qualsivoglia arma da punta o da taglio.

Certo l’estremità cui si vedeano ridotti i selvaggi era grande e da vero deplorabile; ma nemmeno la condizione dei coloni in quel memento potea dirsi bella. Ancorchè questi avessero preservati dalla devastazione i lor nascondigli, le provvigioni non celate e i nuovi ricolti erano distrutti: onde non sapeano come farla, nè da che parte voltarsi. L’unica loro ancora in quel momento consistea nella greggia riparata alla caverna della valle, nel poco grano che crescea nella stessa valle e nella piantagione di Guglielmo Atkins e de’ suoi colleghi, or ridotti ad un solo, perchè un d’essi fu l’Inglese cui una freccia selvaggia trapasso le tempia con tanta aggiustatezza, che non parlò più. È cosa notabile essere stato costui quel cialtrone medesimo che percosse a morte con un’accetta quel povero schiavo selvaggio, poi volea fare lo stesso servigio agli Spagnuoli.

Pensandoci sopra vidi che il loro caso era più stringente di quanti mai ne fossero occorsi a me dopo la prima scoperta dei grani d’orzo e di riso, e d’avere trovato il modo così di seminarli come di condurne il ricolto a maturità e di educarmi un armento domestico, perchè que’ poveri coloni avevano, a differenza di me, cento lupi, può dirsi, alle spalle che divoravano quante cose loro capitavano, e lupi difficili a lasciarsi prendere.

Ponderate le condizioni in cui si vedevano que’ miei isolani, conclusero non esservi migliore partito per essi del confinare questi