Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/57

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robinson crusoe 41



Il povero ragazzo era fuor di sè dallo spavento, immaginandosi non potesse esser altro, che qualche legno del suo padrone mandato per inseguirci: ma io ben sapea che ci eravamo allontanali abbastanza per trovarci fuori della sua presa. Uscito subito della stanza della scialuppa, vidi incontanente non solo il vascello, ma che vascello fosse: esso apparteneva a portoghesi, forse diretto, io pensai allora, alla costa di Guinea per far acquisto di Negri. Nondimeno, osservato l’indirizzo ch’esso prendea, fui tosto convinto ch’esso pigliava altra via, e che il suo disegno non era di serrarsi punto alla spiaggia; per la qual cosa presi il largo quanto io potea, risoluto di abboccarmi con que’ naviganti, se pur mi era possibile.

Benchè facessi tutta forza di vele, capii che non mi sarebbe riuscito di entrar nelle acque di quel vascello, e che esso mi sarebbe sparito dalla vista prima ch’io avessi potuto fargli alcun segno; ma poichè io aveva fatti gli ultimi sforzi, e cominciava già a disperare, que’ naviganti mi videro, io penso, co’ lor cannocchiali, e compresero essere il mio legno qualche barca europea, ch’essi supposero appartenere ad un vascello pericolato. Accorciarono pertanto le vele per darmi campo d’avvicinarmi a loro. Incoraggiato da ciò, ed avendo a bordo la bandiera di chi fu mio padrone, diedi loro il segnale di disastro, e sparai un moschetto; entrambe le quali cose essi notarono, perchè mi dissero in appresso di aver veduto il fuoco, ancorchè non avessero udito lo strepito dell’archibugio. Dietro questi segnali con tutta la cortesia desiderabile misero alla cappa, cioè abbassarono le vele per aspettarmi; onde in capo a circa tre ore potei raggiugnerli.

Mi chiesero chi fossi in lingua portoghese, poi spagnuola, poi francese, ma io non intendeva alcuna di quelle lingue; finalmente un marinaio scozzese ch’era a bordo del vascello, mi volse il discorso, e gli risposi raccontandogli ch’io era un Inglese fuggito dalla schiavitù de’ Mori; allora mi fecero entrar subito a bordo, ove accolsero graziosamente me e tutte le cose mie.

È inesprimibile la gioia ch’io provai, ed ognuno me lo crederà, al vedermi in tal guisa liberato da una condizione così trista, e ch’io metteva omai per disperata. Offersi immediatamente quanto io possedeva al capitano del vascello in ricompensa della mia liberazione; ma egli generosamente rispose, che non avrebbe ricevuto alcuna ricompensa da me, e che quanto io aveva portato a bordo, mi sarebbe


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