Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/642

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*[1]Alludo, così parlando, alla bramosia ardente che aveva fin da giovinetto di vagare pel mondo. Come fu evidente sino d’allora che tal furore dovea perpetuarsi in me per mio castigo! In qual modo poi, per quali casi ciò si avverasse, qual ne fosse la conclusione, è cosa facile a descriversi con tutte le particolarità che le vanno congiunte; ma i fini segreti della providenza, allorchè permette che siamo così precipitati nel torrente de’ nostri smodati desiderî, possono soltanto essere compresi da chi sa prestar l’orecchio alle voci di questa providenza e dedurne religiose conseguenze su la giustizia di Dio e i propri errori.

* Badi l’uom saggio a non fidarsi tanto nella forza del suo ingegno ch’egli si creda capace di scegliere di sua testa la condizione propria di vita. L’uomo è una creatura di vista corta che non vede molto lontano dinanzi a sè, e poichè le sue inclinazioni particolari e passioni non sono i migliori suoi amici, divengono queste spesse volte i suoi più fatali consiglieri.

Ch’io avessi affari o no nell’Indie Orientali, il viaggio lo impresi. Non è tempo ora di far comenti su la ragionevolezza o la pazzia della mia condotta, ma di progredire nella mia storia. Io m’era imbarcato per questo viaggio, e questo viaggio voleva effettuarlo.

Aggiugnerò soltanto una parola o due sul mio onesto prete papista. Comunque possa essere poco caritatevole l’opinione che i Cattolici romani hanno di noi, e in generale di tutti gli eretici, chè con tal predicato i Cattolici romani ne chiamano, io credo veramente che quest’uomo fosse un vero Cristiano, pieno di zelo e d’amore per tutti i suoi simili; rispettoso al segno che non gli udii quasi mai invocare alcuno de’ santi della sua chiesa, tanta era la paura in lui di ferirmi a puro scapito nelle mie religiose opinioni. Del rimanente io non ho mai avuto il menomo dubbio su la sincerità e pia rettitudine delle sue intenzioni. Sono anzi fermamente persuaso che, se tutti gli altri missionari della chiesa romana in ciò lo imitassero, li vedremmo visitare anche i poveri barbari della Tartaria e della

  1. Il testo inglese di questo e del successivo paragrafo notati con asterisco si trova in alcune edizioni e in altre no; ond’è che alcuni traduttori, tra i quali la signora Tastu, ne hanno omessa la versione giudicandoli, a quanto sembra, paragrafi intrusi. Non vedendo ch’essi turbino in nulla l’ordine logico della storia, e che nemmeno sieno fuor di luogo o incoerenti con le massime spiegate dall’autore, gli ho posti limitandomi alla presente nota di schiarimento.