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carpentiere, che può far bene i nostri affari senza l’aiuto de’ vostri cannoni.»

In fatti ordinai fosse messa al fuoco un’altra caldaia di pece, commessione che affidai al cuoco del bastimento; ma non ce ne fu di bisogno; perchè il nemico fu tanto persuaso dal saluto fattogli nel primo assalto, che non ardì tentarne un secondo. Oltrechè, alcuni di questi assalitori tenutisi in lontananza, al vedere la nostra nave raddirizzata e galleggiante avranno, supponemmo, conosciuto lo abbaglio preso, e abbandonata una spedizione che del certo non tornò ad essi come se l’aveano immaginata.

Così usciti di questa lieta battaglia, poichè avevamo due giorni prima portato a bordo alquanto riso, una provvigione sufficiente di pane e di radici e circa sedici porci, stimammo opportuno di non rimanere ivi più a lungo e andarcene ad ogni costo; perchè temevamo non saltasse il dì seguente a quei cialtroni la tentazione di tornare in tanto numero alla loro impresa, da non bastar forse più per tenerli lontani la nostra pece. Poste adunque tutte le nostra cose a bordo la sera medesima, nella seguente mattina eravamo pronti a salpare.

Durante la notte, avevamo gettata l’âncora a qualche distanza dalla spiaggia, onde stemmo meglio col cuore quieto, trovandoci in tal posizione, che se il nemico si fosse presentato, era buona così per combattere come per salpare. Terminate dunque tutte le riparazioni che doveano farsi al bastimento, ed essendoci assicurati che tutte le falle erano turate, facemmo vela. Avremmo veramente voluto andar anche una volta nella baia di Tonchino, perchè non sapevamo null’altro dei due vascelli olandesi che v’erano entrati; ma non osammo, perchè avevamo veduto, pochi momenti prima, altri vascelli che colà, a quanto ne parve, si dirigeano. Prendemmo dunque la via dell’isola Formosa con tanta paura di essere veduti da qualche vascello mercantile inglese o olandese, quanta ne ha nelle acque del Mediterraneo un vascello mercantile inglese o olandese di venire scoperto da un vascello algerino.

Date così le vele, tenemmo il nord-est (greco), come se volessimo andare a Manilla o a qualche altro paese dell’isole Filippine, e ciò per non incontrarci con alcun vascello europeo; poscia dirigemmo le vele a tramontana, sinchè fummo alla latitudine 22°, 30°. Allora andati difilato all’isola Formosa, vi gettammo l’âncora per provvederci ivi di acqua dolce e di fresche vettovaglie: cose tutte