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Trattenuti da questa considerazione, ci fermammo finchè l’alimento della fiamma postagli intorno mancasse, indi venimmo via e li lasciammo.

Terminata così la nostra spedizione, tornammo a mostrarci ai nostri compagni della carovana che erano tutti affaccendati negli apparecchi di mettersi in viaggio, nè venne in mente a nessuno di essi che non avessimo passata la notte coricati ne’ nostri letti, com’era da supporsi di viaggiatori, che doveano prepararsi a nuovi disagi d’un lungo e faticoso cammino.

Conseguenza della singolare crociata; descrizione d’altri paesi della Moscovia, arrivo a Tobolsk.



Laffare della nostra spedizione non andò a terminare come avevamo immaginato. Abbandonata quella stazione, in quella stessa mattina, come sapemmo più tardi, un grande numero d’abitanti della campagna si era presentato alle porte della città, chiedendo nella più arrogante maniera una soddisfazione al governatore russo, per gl’insulti fatti ai loro sacerdoti e al loro gran Cham Chi-Thaungu (tale era il nome del loro idolo). Grande si fu la costernazione dei cittadini, perchè, al dir di questi, i Tartari non erano in meno di trentamila. Il governatore mandò loro de’ messaggeri per racchetarli e farli certi che non sapea nulla di tutto ciò; un’anima sola della sua guarnigione non essere uscita della città in quella notte; non poter dunque procedere dai suoi soldati lo sconcio; che se per altro gli avessero fatto conoscere l’autore del misfatto, sarebbe stato esemplarmente punito.

Gli fecero alteramente rispondere: tutta quella contrada avere in altissima venerazione il gran Cham Chi-Thaungu che abitava nel