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memorie biografiche 717


soltanto delle rendite del proprio ingegno; e ciò forse fortunatamente pel mondo! Perchè vi è troppo di verità in quel grido universale contro alla trascuratezza degli autori viventi, contro a quella specie d’infingardaggine, che suole essere la compagna del genio, e che la sola presenza della necessità può scuotere o rendere operosa. Se il re Guglielmo fosse vissuto, probabilmente il mondo non avrebbe gustata la delizia delle Avventure di Robinson Crusoe.

O avesse ravvisata il de Foe nelle opere politiche la merce tipografica di maggiore spaccio, o si sentisse, come Macbeth, «spinto sì innanzi che, non potendo guardar oltre, il tornare addietro gli riuscisse penoso non men del tragitto[1]» (che è quanto non sapremmo decidere) certamente egli s’arrischiò a pubblicare di nuovo una sua opera satirica intitolata: The shortest Way with the Dissenters, (La più spiccia co’ dissenzienti), oltre ad altre opere che si ebbero per veri libelli dalle comuni. Portatasi contro alla prima di queste pubblicazioni un’istanza contr’esso alla camera, questa decretò che:

«Riconosciutosi che La più spiccia co’ dissenzienti è un libro pieno di false e calunniose osservazioni contro al parlamento, libro pubblicato con intenzione di eccitare una sommossa, fosse abbruciato per mano del carnefice della comune in New-Palace-Yard (cortile di Palazzo nuovo).»

Compilatosi allora un tremendo catalogo delle colpe politiche del nostro infelice autore, tutte vennero poste in solenne mostra a fine di perderlo. «Egli era stato, fu detto, il favorito e il panegirista di Guglielmo, avea combattuto pel Monmouth e si era ribellato a Giacomo; sostenute le rivoluzioni e difese le pretensioni del popolo, calunniata , vilipesa , oltraggiata la totalita de’ tory, capi dei comuni; nè contento a tutto ciò, pubblicato di nuovo il più oltraggioso de’ suoi libelli.»

Con tal flagello che gli sovrastava, il de Foe fu costretto cercare uno scampo nel nascondersi, mentre il potea tanto meno, grazie ad una taglia che dava i più caratterizzati segnali della sua persona promulgata dai segretari della camera nel gennaio del 1703, della qual taglia fu questo il tenore.

«San Giacomo, 10 gennaio 1702-3. — Stantechè Daniele de Foe, altrimenti de Foe, è imputato d’avere scritto un libello diffamatorio e sedizioso intitolato: La più spiccia co’ dissenzienti — Costui è un uomo sparuto, di mezzana statura, età quarant’anni in circa, carnagione bruna, capellatura nera, porta parrucca, naso aquilino, mento aguzzo, occhi grigi, un neo assai visibile sulla bocca. — Chiunque scoprirà il detto Daniele de Foe a qualcuno de’ principali segretari di sua maestà, o a qualche giudice di pace della prefata maestà sua, affinchè cada nelle mani della giustizia, conseguirà un compenso di cinquanta sterlini che sua maestà ha ordinato gli sieno sborsati immediatamente dietro la fatta manifestazione.»

Poco dopo fu preso, condannato ad una multa, alla berlina ed alla prigionia, «Così, dice lo stesso de Foe, fui rovinato una seconda volta, perchè in questo affare ho perduti tremila trecento sterlini all’incirca.»

Nella prigione di Newgate, impiegò il suo tempo a correggere per darla alle stampe una raccolta di sue opere che venne pubblicata entro l’anno medesimo. Fra queste ne introdusse una nuova, un’ode alla berlina, con cui sì di recente avea fatto conoscenza contro sua voglia. Perciò il Pope lo mise ad insultante raffronto col suo

  1. Stept in so far, that should I wade no more,
    Returning were as tedious as go o’ er.