Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/822

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730 memorie biografiche


il cui pregio, a dir vero, non fu l’esattezza. Anzi nessun’opera storica del de Foe vale gran che se si eccettui forse la Storia dell’Unione che per altro non è nulla più d’un arido giornale delle cose avvenute nel parlamento della Scozia in quella memorabile epoca. E sì, avrebbe avuto in ciò i materiali di un’interessante novella se volea farla; ma scrivendo sotto la protezione del ministro Harley, impose freni al proprio genio, fors’anche per evitare il rischio di dar motivi di disgusto all’irritabile nazione scozzese. Fra i suoi numerosi opuscoli politici il più interessante è forse la Storia de’ memoriali[1] che, scritta con grande forza di sarcasmo, pone in un aspetto comico e giocoso questo modo di comunicazioni tra il popolo ed il potere supremo. Tutti sono obbligati a ricordarsi la storia di Riccardo Cromwell che, abbandonando il palazzo di Whitehall, suo poc’anzi, si raccomandò s’avesse cura di una grande cassa entro la quale si contenevano, egli dice, le vite e le sostanze dell’Inghilterra, cioè memoriali in cui venivano offerte a sostegno del secondo protettore le vite e le sostanze di coloro che or lo vedeano tolto con la massima indifferenza dalla sede del governo.

Ma i soggetti politici trattati dal de Foe non sono lo scopo delle nostre considerazioni, nè lo potrebbero generalmente essere. Questo autore universale, la cui mente immaginava la penna eseguiva, ha scritto tante opere ed opuscoli di tal genere che sarebbe una spaventosa fatica il raccoglierne i titoli. Laonde nella sola sua qualità d’autore di romanzi e novelle ci prefiggiamo portare sovr’esso le nostre indagini.

E quindi volendo avventurare alcune poche considerazioni principalmente sul Robinson Crusoe, ne giova prima di tutto l’esaminare qual sia il particolare prestigio onde non solamente questo capolavoro, ma tutti i componimenti del de Foe di tal genere ne rapiscono al segno d’inspirare un’assoluta renitenza ad abbandonare il libro appena ne abbiamo incominciata la lettura, ed un vezzo non solito generalmente a sentirsi nello scorrere opere d’argomento favoloso: il vezzo di ponderare ogni sentenza e frase di ciascuna pagina anzichè contentarsi a cogliere quella sola parte del racconto che può bastare ad intenderne la conclusione.

Non può essere la bellezza dello stile ciò che costringa in tal guisa l’attenzione del leggitore; perchè lo stile del nostro autore, quantunque spesse volte poderoso, è piuttosto fatto tale dall’interesse inerente ad una data posizione che dall’arte dello scrittore. La lingua, generalmente parlando, è alla buona e trasandata, umile e rasente terra, quasi sempre quella dell’infime classi della società. Nè tampoco il prestigio può dipendere dal carattere degl’incidenti; perchè se bene questi nel Robinson Crusoe abbiano molta vaghezza, nella Storia della Peste son ributtanti e poco men che tali in que’ racconti le cui scene seguono fra la gente più abbietta. Pure noi, simili al Pistol del Shakspeare quando mangia il suo lardo, continuiamo brontolando, ma leggendo il volume sinchè sia finito, mentre sonnecchiamo sopra molti soggetti assai più eleganti trattati da scrittori che padroneggiano la lingua di gran lunga di più. Nè può dirsi nemmeno che l’artificiosa condotta della storia ne inspiri tutto questo interesse. Il de Foe, a quanto sembra, ha scritto con troppa rapidità per portare il menomo studio su ciò; gl’incidenti vi si trovano ammucchiati insieme

  1. Adresses. Qui memoriale come in inglese address e in francese adresse equivalgono a quelle comunicazioni che i parlamenti e le corporazioni di uno stato fanno al sovrano, sieno poi domande, rimostranze, suppliche, offerte, o vero anche atti di congratulazione.