Pagina:Gli ordini di cavalcare.djvu/10

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6 LIBRO


desideroso dell’utile comune, tali quali si siano, mi è parso mandargli come vedete fuora, non curando di molti, che forse non considerando minutamente quel ch’io scrivo, cercheranno riprendergli, & avidamenta mordergli, confidato che non mancheranno giudiziosi cavallieri che gl’intenderanno bene, & in opra con travagliarsi à tempo in essi, al fin farranno chiaro quel ch’io con penna ho adombrato in carta, da i quali spero, anzi son certo, che nasceranno effetti rari, che da quei facilmente si cavarà frutto mirabile: E gia fu tempo che in una città del regno di Napole, chiamara Sibari non solo gh’huomini, mà ancho i cavalli, al suon della Simfonia imparavano di ballare: Dunque non sarà maraviglia essendo il cavallo aimal sì docile, & amico dell’huomo, se hora con questi ordini convien ch’egli se gli dimostri con valore, & obbedienza, però senza distrattione leggendogli spesso con animo sincero, così come gli ho scritto, & correggendo gl’errori, se pur vi sono, attendiate ad avanzar il duono, che à questa età, col mezzo delle vostre fatiche, non da me, mà dalla potente, & larga mano d’iddio cortesemente ve si porge, & se vi paresse che nel modo del dire io fosse stato non così diligente come conviene, pensate c’hò atteso più à farlo bene, che à gli ornamenti della lingua toscana, ponendo più cura alle cose che alle parole, acciò che ogn’uno che legge s’ammaestri più di cavalcare che di parlare, ne s’invaghisca della lettura, fermandosi in quella,