Pagina:La Religione e provida vigilanza.djvu/7

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delle Feste, o non si potessero, o solo a stento sostentar le famiglie, dove alle levate, altre ad elezione se ne sostituissero, astenendosi in queste dalle opere servili, e consumando il tempo, e le sostanze in istravizzi, giuochi, danze, e simili: che più! festeggiando, e guardando con maggior esattezza, che non le Feste, certi altri giorni, i quali la dissolutezza del mondo, la concupiscenza, la vanità, il divertimento han consecrato a’ suoi idoli.
Questi gravissimi disordini travisati dal mondo, e da’ suoi seguaci sostenuti, ed applauditi, ma da voi, Ven. Fratelli, biasimati, e compianti, qual peste, e rovina delle anime, e delle famiglie, siccome frequentissimi ancora nelle nostre solennità al par, che in quelle de’ Gentili, furono occasione della nuova disciplina saggiamente stabilita a rimetter il culto di Dio, a riparare alla profanazione di quelle, ad impedire molti danni spirituali, e temporali: così sarà della vostra pietà, e zelo di opporvi con dottrina, e mansuetudine alla loro introduzione, o pel mezzo dell’istruzione di svellerli in qualunque tempo, massime poi ne’ giorni santi, vegliando sopramodo, perchè non sia irriverenza, e scompostezza nelle Chiese, non amoreggiamenti, e rei corteggj, o altra sorta di contaminazione, come pur troppo sentito abbiamo, succeda, avvisando prima con carità i colpevoli, ed ove continuino, dandone parte a chi sì cristianamente governa, e instando poi sulla vera, ed unica maniera di santificarli, onde ne venga la vera pietà, di cui è scritto divinamente: Pietas ad omnia utilis est, promissionem habens vitæ, quæ nunc est, et futuræ[1]: della qual maniera, cioè di che abbiamo a fare in que’ giorni, e che schivare, avendone già toccato nel nostro Sinodo, seguendo la dottrina de’ Santi Padri, i Canoni della Chiesa, l’autorità de’ Sommi Pontefici, non mi vi fermerò in ora, bastandomi a confermazione le poche sì, ma gravissime parole del Regnante Sommo Pontefice: con cui
 
 
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  1. Ad Tim. I. cap. 4. vers. 8.