Pagina:La scotennatrice.djvu/16

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12 emilio salgari



Harry, Giorgio e l’inglese erano pure giunti, conducendo le loro cavalcature, ed avevano udito le parole dell’indian-agent. Se l’ultimo non aveva compreso nulla, i due primi invece avevan capito anche troppo.

— Un altro disgraziato, scotennato da quella tigre di Minnehaha!... — esclamò Harry, impallidendo. — Come lo sai tu?

— Guardo l’Uccello della Notte che ella ha disegnato col sangue sul petto di questo povero uomo.

«Così essa vendica suo fratello, quello che noi abbiamo fucilato nella gola del Funerale, durante la prima insurrezione delle cinque nazioni indiane. Te ne ricordi tu, Harry?

— Come fosse ieri — rispose lo scorridore di prateria, con voce cupa. — Noi d’altronde non abbiamo fatto altro che obbedire agli ordini del colonnello Devandel.

— Triste notte — disse l’indian-agent — che abbiamo più tardi pagata ben cara.

In quel momento un debole gemito risuonò presso di loro.

I quattro uomini si guardarono l’un l’altro spaventati, poi John d’improvviso si precipitò verso lo scotennato, la cui testa, coperta di sangue, si era, con uno sforzo supremo, bruscamente rialzata.

— Vivo!... Ancora vivo!... — gridò John. — Harry, sleghiamolo!...

Aveva impugnato il machete messicano per tagliare le funi che tenevano il disgraziato avvinto strettamente al palo, quando un altro grido gli sfuggì:

— Hills!... Gran Dio!... Che m’inganni io? Guardalo, Harry! Guardalo, Giorgio!...

— Sì, è lo scorridore di Kampa!... — esclamarono i due fratelli. — Ah!... Digraziato!...

In un baleno tagliarono le funicelle, sollevarono delicatamente lo scotennato e lo deposero su una coperta che era stata prontamente spiegata.

John prese la sua fiaschetta piena ancora d’acqua mescolata con del wisky e ne versò qualche sorso fra le labbra scolorite del moribondo.

Quel liquido produsse un effetto galvanizzante sul disgraziato. I suoi occhi socchiusi si aprirono del tutto, fissandosi prima sull’indian-agent, poi sui due scorridori di prateria.

— John... Harry... Giorgio... — mormorò con voce fioca.

— Povero amico — disse John, con voce commossa. — In quale stato ti ritroviamo!

«Chi ti ha scotennato?

Un lampo feroce passò negli occhi del moribondo. — Minnehaha — disse poi.

— Me l’ero immaginato. La terribile figlia della sakem degli Sioux continua le sue vendette contro gli uccisori dell’Uccello della Notte e di sua madre.