Pagina:Monsignor Celestino Cavedoni.djvu/13

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Ma l’Italia oggimai più non debbe invidiare all’Allemagna il suo grande Numismatico, poiché possiede anch’essa nel Cavedoni l’Eckhel del secolo XIX, che con immensi lavori la fece progredire, recandola ad alta perfezione. L’Università di Bologna d’onde spuntò la luce del sapere giuridico, fu la prima eziandio di tutta Europa ove sorse una cattedra per l’insegnamento delle antichità; e divenne la palestra in cui esercitò l’ingegno dopo i primi studi nel paese natio. I nomi dell’Archeologo Schiassi e del Mezzofanti che la scienza delle lingue rendeva concittadino di tutte le nazioni e fratello di tutti i popoli, rammentavano la gloria di quei tempi pieni di vita e d’entusiasmo nei quali quella città era il convegno di tutti gli studiosi. Il giovane discepolo si era consacrato alla carriera ecclesiastica: e sapendo che, in epoche tenebrose, l’umana ragione fé scintillare i primi raggi della scienza sulla fronte del sacerdote, volle farsi rappresentante di sì gloriose tradizioni. Con auspici felicissimi, profondamente si erudì sotto il magistero dei due celebri professori. L’uno gli fu maestro nell’interpretazione delle monete, delle iscrizioni, dei simboli, dei monumenti tutti dell’antichità: l’altro nella greca letteratura, e gli fé sentire vivamente nell’anima la bellezza originale di quella parola piena di nerbo e di splendore, di maestà ed armonia, colla quale fu vergato il codice più vetusto dell’umana famiglia. Ambidue furono per lui presi di caldo affetto, luminosa ne presagirono la carriera e ben presto l’accolsero nella loro dimestichezza. Onde la memoria di quei giorni sereni della sua giovinezza sempre lieta gli si affacciava poscia allo spirito, nè mai più se ne scompagnò l’affettuosa ricordanza dei venerati Professori, per le attestazioni dei quali, compiuti gli studi a