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| 8 | sotto il velame |
Quali son esse? Sono, mi pare, molto simili alle blande dilettazioni di cui è parola nel de Monarchia:[1] "le volontà dei mortali, per cagione de’lusinghevoli diletti dell’adolescenzia, hanno bisogno di chi a bene le indirizzi". Il qual pensiero è pur molto simile a quello citato dal Convivio: "L’adolescente ch’entra nella selva erronea di questa vita, non saprebbe tenere il buon cammino, se dalli suoi maggiori non gli fosse mostrato". Là è l’imperatore che dirige, quì i maggiori; ma il traviare dell’adolescente del Convivio non può essere causato se non da queste blande dilettazioni contro cui è necessaria la guida sicura, o dei maggiori, o dell’imperatore, o di quelli occhi giovinetti.
II.
Nel punto proprio che Dante abbandonò la verace via, egli avrebbe forse detto di sè, che adolescente era; ma certo nella seconda età era entrato e s’era inoltrato, quando nella selva oscura si ritrovò. Egli era allora:
nel mezzo del cammin di nostra vita,
cioè a metà della seconda "delle quattro etadi" in cui "la umana vita si parte", a metà della "Gioventude", "al colmo del nostro arco" che "è nelli trentacinque"[2]. Se volse i passi suoi per via non vera, quando Beatrice era sulla soglia della gioventù,