A qualunque animal che vive in terra

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italiano

Piero degli Albizzi XV secolo A Poesie letteratura A qualunque animal che vive in terra Intestazione 8 aprile 2008 75% Poesie

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A qualunque animal che vive in terra
è concesso da Dio
per natura seguire alcuna cosa
altra al comun desio,
5per la quale il pensier s'adagia e posa
e fuor di sé ogn'altra cura serra.
L'uccel rapace in guerra
si diletta e nutrica;
la picciola formica,
10per conservar la sua povera vita,
nel vago e dolce tempo s'afatica;
la natura del veltro lui invita
a seguir lepri, cavriuoli e cerbi,
né cotal voglia in lui mai è finita,
15benché spesso si spolpi e si disnervi.

A l'uomo è conceduta la ragione,
per la qual si diparte
dalla natura degli altri animali.
Chi quella pon da parte
20e dassi a seguitare e vizî mali,
d'essere uom rimuove la cagione.
Quanto mala pigione
è quella di coloro,
che solo in far tesoro,
25in voluttà e pompe sono attenti,
lasciando quel che la ragion dà loro!
Ragion ci mena e guida co' suo venti
a seguitar virtù, per lo qual bene
i vizî tutti in noi son morti e spenti,
30sempre crescendo di gloria la spene.

Tutti color ch'adirizzan lor vita
in ricchezze mondane,
sanza cercar che cosa sia virtute,
fanno lor voglie vane,
35non intendendo qual sia lor salute,
né 'n qual cammin la natura gli 'nvita.
Essa, gridando — Aita! —,
spesse volte ci chiama,
come quella che brama
40ognora el nostro bene; ma noi sciocchi,
sempre fuggendo Quel che più ci ama,
nel più aspro sentier voltiam più gli occhi:
però saggio è colui che si provede
di buono schermo, innanzi ch'a lui tocchi
45el colpo di Colui ch'è ferma fede.

La volontà malvagia, che sommette
quasi d'ognun le forze,
benché de' saggi men più degli sciocchi,
di noi solo le scorze
50lascia, rodendol dentro; e noi, degli occhi
orbi, ignoriamo. Ahi, quanto mal ci mette!
Non sia verun che nette
speri suo vane voglie
esser, d'amore doglie.
55Questa con donne e con dolce vivande
ci aletta, e to' di liberta' le spoglie
a qualunque lei segue. Ahi, quanto è grande
l'ignoranza che regna infra' mortali:
lasciare il ben che 'nnanzi a noi si spande,
60per seguir nostre voluttà bestiali!

Quella malvagia lupa, che più fame
ha quanto più si pasce,
con suo lusinghe in gran ruina mena
qual uomo al mondo nasce
65atto a seguirla, e con crudel catena
lo stringe e tira alle sua voglie brame.
Non più di color grame
son quell'alme appenate,
le qua' sempre assetate,
70veggendosi da presso le chiar'acque,
e del gustare son sempre private.
O misero colui a chi più piacque
lasciar virtù per acquistar tesoro,
e 'n cui l'ardente sete mai non tacque,
75sempre apetendo più quant'ha più oro!

Ecco la pompa ancor, che ci dimostra,
con suo false ragioni,
noi valer tanto quanto siàn prezzati;
da varie openïoni
80dell'ignorante volgo impazzati,
ci fa fuggir beatitudo nostra.
Alcun suo tempo in giostra
consuma e 'n farsi ornato
per esser nominato
85dagli altri il più valente o 'l più giulivo.
Alcun, benché nol vaglia, fia inclinato
a voler che ciascun, pur ricco e privo,
l'onori e segua come suo signore.
Per Dio, lasciam le pompe, e Quel che vivo
90fa sempre altrui seguiàn con fermo core!

Canzon mia, benché nuda
sie di vaghi ornamenti,
non vo' che tu paventi,
ma va' sicuramente in ciascun loco,
95gridando ad alta voce: — State attenti
sempre a fuggir de' vizî el tristo gioco!
Ciascun si volga a seguitar virtute
la qual chi segue, sé dell'aspro foco
trae e conduce a porto di salute! —