Abrakadabra/Il dramma storico/III

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III. I terrori del genio

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CAPITOLO III.

I terrori del genio.

— Giovinetta — disse l’adulto coll’accento dell’entusiasmo — l’estasi del vostro volto, l’eloquenza del vostro silenzio mi compensano di cinque anni di patimenti!

— Perdonate al mio egoismo— disse Fidelia, riavendosi dallo stupore. — Ammirando la vostra opera, ho dimenticato i vostri dolori.

— E anch’io li dimentico in questo momento, e siete voi che me li fate obliare! — Prima che l’uomo vi confidi le pene del cuore, permettete che l’artista profitti di questo breve entusiasmo, per rivelarvi le creazioni del suo genio. Questo grande meccanismo che domani verrà posto in azione, io l’ho concepito da oltre cinque anni, nell’estate del 1976, quando una siccità desolante avea costretti buona parte dei cittadini ad emigrare in paesi lontani. Un avvenimento terribile... mi vietò di [p. 87 modifica] presentare il mio progetto alla Commissione dei Primati dell’intelligenza... E forse fu pel meglio... E l’uomo, che a quei tempi mi sconsigliava dal tentare il voto della Commissione, era forse ispirato dalla saggezza e dall’amore. Ma rifuggiamo da queste ricordanze... Pur troppo esse non danno mai tregua al mio spirito, e fra poco io sarò costretto a dividerne con voi l’amarezza. Cinque anni di aspettazione e di meditazione modificarono in diverse guise il mio progetto, finché, ridotto e semplificato col soccorso di nuove scoperte, riuscì tale da venire ammesso all’esperimento con milleseicento voti favorevoli e quattrocento contrari. La più grande difficoltà del meccanismo stava nel produrre l’ebollizione del lago — ed io spero averla superata, risparmiando le materie combustibili, e derivando il calorico dal sole cogli specchi ustorii di Archimede, riprodotti e perfezionati dal secondo Volta. Questo immenso coperchio di metallo, che si estende alla superficie del lago, chiudendo ermeticamente le acque, non ha che un solo sfogo, la torre gigantesca del centro, dalla quale usciranno i vapori condensati dalla ebollizione sospinti da forza violentissima all’altezza di tremila metri. Gli specchi ustorii verranno posti in attività verso le undici antimeridiane — ho calcolato che, in meno di tre ore, passando pei duecento conduttori che si elevano dalla circonferenza del lago, il calorico si propagherà alle acque, producendo l’ebollizione. Oh quanto mi tarda di udire il brontolìo delle onde commosse!... di vedere una bianca nuvoletta spuntare dalla piccola valvola, e sfumare leggera leggera nell’orizzonte!... Perocchè — lo dico a voi, o fanciulla, a voi sola che avete un’anima per comprendere i dolori e i terrori della vita — io non sono pienamente rassicurato sull’esito dell’opera mia... Io temo che qualche ostacolo impreveduto, qualche fatale combinazione atmosferica, [p. 88 modifica] qualche forza fisica da me obliata si interponga fra il concepimento e l’effetto... Temo altresì che la giustizia di Dio mi attenda al varco fatale per intercettare colla sua mano onnipotente l’opera del peccatore!...

— Oh! non dubitate! — esclamò Fidelia coll’accento della convinzione. — Il genio emana da lui, ed egli non lo dona perché vada sprecato. La vostra opera fu concetta nel desiderio del bene, e ciò che è buono è benedetto da Dio! Ormai non ho bisogno di altre spiegazioni. Contemplando da questo luogo i meravigliosi apparecchi, io già mi figuro il grande spettacolo che deve aver luogo domani. Le acque ribollono come per incanto... I vapori si concentrano nel vasto serbatoio... Al cadere del sole, voi aprite le grandi valvole — una densa colonna di fumo, sospinta dalle trombe pneumatiche, si slancia verso l’orizzonte che in pochi minuti sì copre di nubi... Dalla città si leva un grido di ammirazione, e i vapori agglomerati e rinfrescati nelle alte regioni dello spazio, si sciolgono in pioggia abbondante!...

— L’angelo ha parlato; io non posso più dubitare dell’opera mia; — disse il giovane cadendo in ginocchio dinanzi a Fidelia, e baciandole un lembo della tunica verginale. — Ora che avete confermata la fede dell’artista, aggiungete, o fanciulla, un miracolo, rendete all’uomo la pace che egli ha perduto da molti anni!

— Alzatevi! — sclamò Fidelia quasi atterrita. — La pace viene da Dio, che la promette e la dona agli uomini di buona volontà.

— La voce della donna è la voce di Dio — proseguì il giovane coll’entusiasmo dell’ispirazione. — Io non leverò le mie ginocchia dalla terra, prima che voi abbiate risposto ad una domanda. Credete voi che un uomo, il quale un tempo si chiamava Secondo Albani, possa aspirare all’amore di una donna? [p. 89 modifica]

— Quale strana domanda! — sclamò la giovinetta, fissando gli occhi smarriti nel volto dello sconosciuto. Poi, non potendo indovinare il senso delle misteriose parole, stese la mano al genuflesso, e con voce commossa: — Sorgete — gli disse; — il nome che avete pronunziato è un suono affatto nuovo al mio orecchio; ma se voi siete l’uomo a cui desso appartiene, io lo scolpirò nel mio cuore per non dimenticarlo mai più.

— Voi dunque ignorate la triste storia del mio passato!... — proruppe il giovane levandosi da terra e premendo al cuore la mano di Fidelia. — Gli uomini sono migliori che io non credeva, poiché obbediscono alla Legge di redenzione! Ebbene, poiché le vostre parole mi hanno dimostrato che i fratelli non obliarono il dovere, anch’io avrò il coraggio di prevalermi de’ miei diritti. A voi sola, per cui l’amore è perdono, a voi ho rivelato il nome fatale ch’io desiderava nascondere a a tutti. L’inventore della pioggia artifiziale, domani, dopo l’esperimento voleva allontanarsi per sempre da questa città che gli diè vita, per isfuggire ad una amara ricordanza, per involarsi ad una gloria che avrebbe ridestato nei fratelli un’eco di riprovazione. Ebbene, io rimarrò — io sfiderò i pericoli della celebrità — il mio nome allo spuntare dell’alba, verrà proclamato dai banditori — dirigerò io stesso, alla prima luce del sole, i meccanismi preparati nelle tenebre... Voi non potete comprendere quanto vi sia di terribile nella mia risoluzione... Nulla oso dirvi in questo momento; ma domani a notte avanzata, quando tutto vi sarà noto, io sarò qui, tra gli spasimi del terrore e della speranza, tremante, convulso, ad aspettarvi sotto questo platano stesso, dove mi avete detto che il nome di Secondo Albani rimarrà eternamente scolpito nel vostro cuore. Se prima di mezzanotte voi tornerete a me per ripetermi le sante parole, allora avrò il [p. 90 modifica] coraggio alla mia volta di chiedervi qual nome abbia imposto il Signore all’angelo di redenzione.

In quel punto, dalla torre Garibaldi squillò il richiamo delle vergini. Era la prima volta, dacché Fidelia avea compiuta l’età dell’emancipazione, che quel suono la sorprendeva fuori della casa paterna. La giovinetta in quella notte avea sorbiti i profumi inebbrianti dell’amore. Ma il tempo inesorabile e pedante non ha riguardo né pietà per le anime innamorate. Lo squillo del richiamo troncò sul labbro di Fidelia una risposta che il giovane avrebbe pagato a prezzo di sangue.