Adiecta (1905)/II/XLVI

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Saffo: a Venere genitrice

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SAFFO

A VENERE GENITRICE


In lectulo meo per noctes quaesivi
quem diligit anima mea: quaesivi
illum et non inveni.

Cant. Canticor. III. i.




     «Guarda, mortal, le fiamme
de’ larghi occhi lucenti
e le chiome fluenti
4sulle superbe mamme.
Guarda! L’estremo lembo
gittai che ti copriva
la pubertà giuliva
8che mi fiorisce in grembo.

     Vieni e sui fior ti giaci
e me sui fior ricevi;
tra le mie labbra bevi
12il dolce miei de’ baci,
i lombi miei circonda
con le possenti braccia,
stringimi al sen la faccia
16e l’amor mio feconda.» —

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     Così parlò e sorrise
la Dea, porgendo il fianco
soavemente bianco
20al giovinetto Anchise,
poi volse le parole
in gemiti sommessi
e dei divini amplessi
24fu testimonio il sole.

     Vittima anch’io d’Amore
omai dispero aita
poi che la sua ferita
28mi sanguina nel core,
nè lacrimar mi vale
nè maledir, costretta
a spasimar soletta
32sul vergine guanciale.

     Che se fugaci istanti
di pace al sonno chiedo,
mille fantasmi vedo
36pel rosso ciel vaganti.
Passa sul campo arato
caldo di nozze il vento
e in se recar lo sento
40la febbre del peccato.

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     Desta così all’ebbrezza
del germinar, la terra
le viscere disserra
44del sole alla carezza
e con le carni e il core
arsi da fiamme arcane,
urlan le genti umane
48«Amore, amore, amore!»

     Tra l’ombre e gli spaventi
delle materne selve
si stringono le belve
52in ciechi accoppiamenti
e dalle fulve arene
che il mar commosso esclude
perfidamente ignude
56mi chiaman le Sirene,

     mentre di Bromio stanche
roche per gli ebbri canti,
le lubriche Baccanti
60gittan le vesti bianche
e sui compressi fiori
curvan le rosee forme
sotto l’impulso enorme
64dei Fauni assalitori.

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     E allor mi desto sola
sul letto immacolato
coll' urlo disperato
68del mio martirio in gola....
Deh, morrei pur gioiosa
se fossi in quel momento
segnata dal cruento
72stigma di nuova sposa,

     se nella gonfia mole
dell’utero fecondo
balzar sentissi il pondo
76della concetta prole,
se, al fin delle mie pene,
lieta chiudessi il ciglio
addormentando un figlio
80tra le mammelle piene!

     O Dea, Madre, Signora
dei vivi e della vita,
dal mar di Cipro uscita
84al bacio dell’aurora,
che il premio a noi concedi
nella tenzon gentile
ed al vigor maschile
88il fior del sangue chiedi,

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     se di perenni rose
t’ornino ancor l’altare
le verginelle ignare
92e le conscienti spose,
se l’atra onda Letea
il biondo Adon ti renda,
pietà di me ti prenda
96Madre, Signora, Dea!