Adiecta (1905)/II/XLVII

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Scrive donna Elvira

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SCRIVE DONNA ELVIRA.


     Zerlina mia, la neve
turbina in alto e cade
zitta, noiosa, greve,
4sui tetti e sulle strade.

     Invan la notte pesa
sulla città che tace;
la coltre bianca è stesa,
8ma nulla dorme in pace.

     Rugge di fuori il vento
e l’urlo furibondo
si spegne in un lamento
12di bimbo moribondo

     e uscir dall’ombre senti,
dall’ombre paurose,
il pianto dei viventi
16e il pianto delle cose.

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     Ma dall’orror, dai lutti,
dolce un pensier m’invola
e tra il dolor di tutti
20sono felice io sola!

     Ah, degli umani affanni,
Zerlina, a me che importa?
Io sento Don Giovanni
24che batte alla mia porta!