Affronti e Confronti/X

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Intanto il taxi era arrivato.

Aldo si scusò per il ritardo, ma, nonostante tutto, arrivammo in orario. Per la terza volta venivo intervistato da Biagi. Ormai quell’atmosfera mi fu così familiare che mi sentii calmo, come fossi a casa mia.

«Buonasera a voi che ci seguite. Non voglio perdermi in preamboli inutili. Per la terza volta stiamo intervistando Enea Galetti e, se io fossi il suo esaminatore, direi che la prova a cui l’ho sottoposto sta andando davvero bene. Complimenti, signor Galetti! Allora, vogliamo proseguire con il discorso che abbiamo interrotto?».

«Sì, grazie di tutto cuore, dottor Biagi. Innanzitutto saluto lei e i nostri telespettatori. Se ben ricordo, eravamo rimasti al 1971 ed avevamo parlato di un 45 giri di Morandi che, anni dopo, entrerà a far parte delle raccolte ufficiali. In quell’anno Rosalino portò al successo una canzone scritta da Lucio Dalla, Il gigante e la bambina. Alla nota manifestazione canora di Saint-Vincent, si presentano anche l’Equipe 84 con Casa mia. A Sanremo, quell’anno, vi avevano partecipato con una versione poco conosciuta di 04-03-43, canzone di cui ho il 45 giri, sul cui retro c’è una canzone ancor più sconosciuta, Padre e figlio; e qui ritorniamo al discorso del lato B dei 45.

La nota canzone di Dalla, dicevamo, è stata anche cantata dall’Equipe 84 ed è poco conosciuta, ma stranamente, farà parte delle canzoni delle varie raccolte ufficiali del noto complesso, come pure Il sapone, la pistola, la chitarra e altre meraviglie. Nelle sale cinematografiche esce Arancia meccanica, di cui, recentemente, per ben due volte, ho visto il film e ho letto il libro.

I Pooh incidono l’album Opera prima, le cui canzoni più famose che verranno anche incise sui rispettivi 45 giri sono Tanta voglia di lei e Pensiero; Bruno Lauzi incide Amore caro, amore bello.

Il 6 luglio – un martedì – a causa di un male incurabile muore Louis Armstrong, che, come testamento musicale, ci lasciò la sua ultima incisione, We have all the time in the world, le cui ultime parole “...nothing more, nothing less, only now” suonano press’a poco così: “...niente più, niente meno, solo ora”, quasi a dire: “abbiamo tutto il tempo nel mondo, ma nessun futuro, né passato, solo il presente”. Che strano presagio. Il noto jazzista (meglio dire cantante e trombettista) ha avuto tutto il tempo nel mondo ed il suo presente lo ha portato alla fine dei giorni. Segue un soffice assolo di tromba, su un morbido accompagnamento fatto di piatti, chitarra e violino.

Sei mesi dopo, la sua canzone entra a pieno diritto nelle hit parade nazionali ed internazionali, ma in Italia si fa ancora di più. Nella nota trasmissione Alto gradimento, presentata da Gianni Boncompagni e Renzo Arbore, la canzone viene trasmessa ogni giorno, tanto che la vedova Armstrong si congratula personalmente con i due presentatori. Io, lo dico fin da adesso, amo le versioni originali. E al peggio non c’è rimedio. Caterina Caselli incide la nota canzone in italiano che porta il titolo Il silenzio vale più delle parole. La voce della nota cantante di Sassuolo, per fortuna (e ci mancherebbe anche questa!), non ha nulla a che fare con quella rauca di Satchel mouth.

Inoltre, nel 1996, viene fatto un remake della nota canzone. Non ricordo il nome di quel gruppo. So soltanto che la canzone verrà trasmessa su tutte le radio fino alla nausea. Oggi, la versione di quel gruppo non si sente più. Molto meglio così, perché in questo modo ci si può ricordare di Armstrong una volta di più.

Fortunatamente, a tirarci su il morale, c’è Ornella Vanoni con Domani è un altro giorno, che non ha nulla a che fare con la frase finale di Rossella O’Hara in Via col vento, canzone che in originale è cantata da Tammy Wynette, il cui titolo è The wonders you perform.

Anche i Profeti faranno altrettanto con due canzoni uscite su 45 giri, rispettivamente Era bella (in inglese No-thing rhymed di Gilbert O’Sullivan, poco conosciuta) e Caldo amore (il lato B del 45 poco conosciuto in Italia e conosciutissimo in inglese col titolo Hot love dei TyRex, la cui pronuncia sembrerebbe richiamare quasi una marca di preservativi o un farmaco destinato a combattere l’impotenza nell’uomo, e che invece rivela l’abbreviazione di Tyrannosaurus Rex, che – ve lo assicuro – è tutta un’altra cosa).

Vi è, poi, il remake di un’altra canzone straniera che in quell’anno ebbe un gran successo, Put your hand in the hand degli Ocean. E mentre gli Ocean ci deliziano con questa splendida canzone, i Doors ci rinfrescheranno con un bel temporale e soffici accordi di chitarre e tastiere con la famosissima Riders on the storm.

Ed ora parliamo del genere classico e del rock progressivo, che è un misto tra il rock ed alcune linee melodiche appartenenti alla musica classica. Per ciò che riguarda il rock progressivo segnaliamo gli Emerson, Lake & Palmer (una volta chiamati Nice) che ci presentano alcuni remake di musica classica. Uno dei loro album di maggior successo è Pictures at an exhibition inciso nel 1972, che segue fedelmente lo schema di Quadri di un’esposizione del compositore russo Musorgskij. In Italia, invece, abbiamo gli Osanna, un gruppo di cinque ragazzi napoletani che molti confondono con i Delirium, che, a loro volta incisero nello stesso anno Canto di Osanna. Gli Osanna, dunque, incidono il loro primo album intitolato L’uomo. La Fonit Cetra, la stessa casa discografica degli Osanna e, più tardi dei Delirium, pubblica un long playing che lascerà un segno nella storia del rock progressivo, si tratta di Concerto grosso dei New Trolls, un album che oscilla tra il rock e la musica barocca. Il Concerto grosso n. 2 uscirà cinque anni dopo su etichetta giapponese, ma poi, nel 1982, la stessa Fonit Cetra lo farà uscire in doppio vinile, uno per concerto, in edizione economica. Edizione che, nel 1990, verrà pubblicata in un unico cd e che nel 1995 mi fu venduta in un negozio di dischi al prezzo modico di 17.000 lire. Non male.

Per quanto riguarda la musica classica vi sono anche brani di più facile ascolto. Ecco come e perché. Ciò che rimane impresso maggiormente in un brano di musica classica è il tema. Così, lo si prende esattamente com’è e lo si propone eliminando alcuni passaggi: è un genere che piace. E a provarci, questa volta, è Waldo de los Ríos, che ci presenta una famosissima versione della Sinfonia n. 40 in sol minore di Mozart, ma, naturalmente, vi sono anche altri pezzi incisi dal suo celebre gruppo.

Lucio Dalla incide l’album Storie di casa mia dal quale sono stati tratti Il gigante e la bambina, Itaca e La casa in riva al mare. E, visto che si parla di case, i Dik Dik ci propongono Vendo casa.

Battisti colpisce ancora con La canzone del sole, una canzone basata su un giro di quattro accordi che anche le nuove generazioni conoscono a memoria e sanno suonare e strimpellare con la chitarra. Questa canzone uscirà solo su 45 giri, dove sul lato B troviamo Anche per te; entrambi i brani verranno inseriti non in un album, ma nelle diverse compilation.

Al contrario, la già citata Pensieri e parole verrà inserita nell’album Volume IV, per Battisti il secondo inciso nel 1971. Il primo si intitolerà Amore e non amore, la cui caratteristica è quella di spaziare tra i vari generi musicali, dall’hard rock, come in Dio mio no (canzone fatta di un solo accordo in settima, e con un ritmo ossessivo) e Se la mia pelle vuoi, all’easy rock, come in Supermarket, fino al lento ritmo di Una, canzone questa fatta di armonie di bassi e tastiera d’organo, che quasi ci fanno pensare alla celebre versione di Joe Cocker With a little help from my friends. Infine, una peculiare caratteristica non trascurabile, l’album contiene quattro brani strumentali tendenti al rock progressivo. Sentite che titoli! Seduto sotto un platano con una margherita in bocca guardando il fiume nero macchiato dalla schiuma bianca dei detersivi, 7 Agosto di pomeriggio. Fra le lamiere roventi di un cimitero di automobili solo io, silenzioso eppure straordinariamente vivo, Davanti ad un distributore automatico di fiori dell'aeroporto di Bruxelles, anch'io chiuso in una bolla di vetro, e Una poltrona, un bicchiere di cognac, un televisore, 35 morti al confine di Israele e Giordania.

E così siamo arrivati a Canzonissima, presentata da Raffaella Carrà, Corrado, Alighiero Noschese e Vittorio Gassman, di cui è famosa la sigla Chissà se va. Oltre alla canzone vincitrice, della quale parleremo tra poco, vi sono almeno tre canzoni famose, Sono una donna, non sono una santa di Rosanna Fratello, La cosa più bella che ho di Claudio Villa, e soprattutto La filanda di Milva. La prima è un inno alla verginità. Oltre al fatto di arrivare vergini al matrimonio, sarebbe anche sconveniente cantare una can-zone in cui si parli di peccati carnali. Meglio dunque, essere integri, sia perché in linea con il pensiero cattolico, sia per non rischiare di fare ...troppo baccano in Rai (all’epoca più che cattolica direi bigotta). Alla fine, però “...batti e ribatti, si piega anche il ferro, con il fuoco si piega anche il ferro. Sono una donna, non sono una santa, tu lo sai che non sono una santa”. Non so se vi fosse la censura a proposito di questa canzone, tanto, il significato lo si è capito fin troppo! A quell’epoca comunque è stato sicuramente meglio parlare di un ferro che si piega, piuttosto che di un membro che si drizza. E poi, quel “batti e ribatti” poteva essere capito in un altro modo e riferirsi – diciamo così – ad una donna di facili costumi. Noi ci siamo arrivati lo stesso! La seconda canzone somiglia quasi ad uno stornello.

Milva, invece, ci propone il tema non meno delicato dello sfruttamento femminile nell’industria tessile. Po-tremmo qui parlare di un “padre padrone” a cui non va giù che il proprio figlio si innamori di una delle operaie della fabbrica. Insomma, una vera e propria lotta di classe. Ma lui, come si suol dire, “fila”, insomma le fa il filo. Chissà se questo termine derivi proprio dal modo in cui viene filata la lana! La canzone vincitrice è Chitarra suona più piano di Nicola di Bari, la cui vittoria avviene il 6 gennaio dell’anno successivo. Il Natale del 1971 si avvicina. Babbo Natale, a cui anche noi adulti dovremmo credere – compreso lei, dottor Biagi – ci fa un grande regalo, il nuovo presidente della Repubblica, Giovanni Leone, che sostituirà Giuseppe Saragat.

Ma, si sa, ai regali bisogna contraccambiare con altri regali e nel 1978, ci farà un regalo meno gradito di fine mandato, il suo coinvolgimento nel famoso scandalo Lockheed.

Il 1972 si apre con la vittoria di Nicola di Bari, della quale abbiamo già parlato. Purtroppo, a fine gennaio, ci sarà un gravissimo fatto di sangue avvenuto a Derry, nell’Irlanda del Nord. I soldati inglesi aprirono il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili, colpendone in gran numero. Questo episodio ha avuto luogo il 30 gennaio, una domenica, ed è conosciuto come Bloody sunday, ovvero, domenica di sangue, che verrà pure ricordata come “la domenica delle salme”.

Intanto – a dirlo sembra davvero paradossale – la vita va avanti. Così ecco un’altra edizione del Festival di Sanremo ed ecco, a tal proposito, una grande novità: i brani non vengono più presentati in doppia versione. Ancora una volta vince Nicola di Bari con I giorni dell’arcobaleno, mentre al secondo posto troviamo Peppino Gagliardi con Come le viole, canzone in cui “...rifioriranno tante primavere. Come le viole anche tu ritornerai”. La primavera non è poi così lontana. Al terzo posto segue Nada con Il re di denari, ovvero un’immaginaria partita a carte con la propria vita, anzi, con la propria sorte, dove “...la vita è un gioco, mischiamo le carte; ride chi vince, chi perde piange. Ma la partita è solo una, nella vita ci vuole fortuna, una rivincita non ci sarà”, parole che, nella seconda parte del successivo ritornello diventeranno “...se muore il sole, nasce la luna, nella vita ci vuole fortuna, io la fortuna l’ho avuta con te”. Due anni prima, Nino Ferrer e Caterina Caselli avevano giocato un’altra carta, Il re di cuori, ma la canzone non ha nulla a che fare con le partite a carte.

Altro scontro di classe. Dopo Chi non lavora non fa l’amore, presentata a Sanremo nel 1970, arriva Vado a lavorare di Morandi, classificatasi al quarto posto, dove il protagonista, pur con fatica, va a lavorare la terra e, dopo una spossante giornata, si riposa tra le braccia della propria donna, autocommiserandosi e piangendo sulla propria povertà “...vado a lavorare. Ma se fossi nato re, farei festa insieme a te”. I Delirium ci propongono Jesahel, piazzandosi al sesto posto.

Sanremo è fatta di cantanti famosi, ma a volte genera, concepisce e partorisce nuove voci. Una di queste sarà Marcella Bella (alias Marcella), che dai palchi del teatro Ariston, con la sua voce gaia e squillante ci presenta il suo primo successo che la vedrà in settima posizione, la celeberrima Montagne verdi, la storia di una bambina che con grande tristezza deve lasciare il paese d’origine, per trovare altrove l’amore, e da qui il miracolo, la bambina che diventa donna.

Il suo secondo successo di quell’anno si intitolerà Sole che nasce sole che muore. Piazza Grande di Lucio Dalla si piazzerà all’ottavo posto. Il grande Dalla ci saprà commuovere con la storia di un uomo senza fissa dimora che vuole morire in Piazza Grande (chissà dove si trova! Presumo a Bologna), “...tra i gatti che non han padrone come me”. Donatello raggiunge la decima posizione con Ti voglio, Milva ci propone Mediterraneo che la vedrà al dodicesimo.

Abbiamo parlato di scontro di classe. Un calcio alla città ci racconta la storia di un semplice impiegato che ragiona con una mentalità da “servo della gleba”, il quale condanna il servilismo nei confronti del proprio capoufficio e, in una splendida giornata primaverile, incita chi vive la sua stessa situazione a non presentarsi al lavoro e a godersi una bella scampagnata. Insomma, da una parte il diritto al lavoro, come nella già citata Vado a lavorare, dall’altra lo sciopero contro il proprio datore di lavoro descritto proprio nel testo di Un calcio alla città. Con questa canzone Domenico Modugno si classificherà al quattordicesimo posto. Anna Identici canta Era bello il mio ragazzo, un testo malinconico su un ritmo allegro. Lui, mentre lavora, cade dall’impalcatura e rassicura la propria ragazza che non è niente, “...solo un piccolo incidente”. Come tutti i giovani, sogna per la sua povera ragazza, una vita da signora, ma alla fine muore a causa di quell’incidente, e, nella bara ci andrà “...col vestito della festa”. Lei, naturalmente, lo sente ancor più suo e lo piange. Dopo le parole, la cantante canticchia con “lailaila”, ed è su questo canticchiare che la canzone sfuma.

Lo Zecchino d’oro viene vinto da I tre scozzesi. Il Banco del Mutuo Soccorso (BMS) incide l’album Banco, la cui canzone più famosa è R.I.P. (Requiescant in pace). Gli Apollo 100 incidono Joy, un remake in versione moderna della Cantata n. 147 di Bach in sol maggiore.

Il 17 maggio avviene un gravissimo fatto di cronaca. A Milano viene assassinato il commissario Luigi Calabrese ad opera – pare – di Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani, Ovidio Bompressi e Leonardo Marino, esponenti di Lotta Continua. Pare anche che questo episodio sia la conseguenza di un altro grave episodio avvenuto alcuni anni prima, poco dopo la strage di Piazza Fontana, quando l’anarchico Giuseppe Pinelli, condotto in questura per esservi interrogato, morì gettandosi da una finestra del quarto piano, o forse, così sospettò la sinistra, qualcuno aveva contribuito al gesto.

Ancora una volta siamo costretti a dire che pur nel dolore la vita continua e spesso alle notizie si alternano le canzoni. Il disco per l’estate lo vince Gianni Nazzaro con Quanto è bella lei; alla manifestazione vi parteciparono almeno tre canzoni famose ancora oggi, Singapore dei Nuovi Angeli, che un anno prima si erano proposti con Donna felicità, Viaggio di un poeta dei Dik Dik e Io vagabondo dei Nomadi, una canzone che tutti i ragazzi sanno suonare con la chitarra e che ancora oggi viene cantata nei concerti del nuovo gruppo. Ho detto almeno tre canzoni, perché, a guardare bene, ve ne sono altre. Gino Paoli si presenta con Non si vive in silenzio, Peppino di Capri canta Una catena d’oro, storia di genitori che fanno battezzare il loro figlio regalandogli come segno di protezione celeste una catenina d’oro che, una volta cresciuto, però non tarderà a vendere, giocando con la propria vita e perdendo così un inestimabile tesoro. Vi sono poi due canzoni folkloristiche, L’amore è un marinaio di Rosanna Fratello, e Salvatore di Ombretta Colli.

Per Lucio Battisti il 1972 è un anno d’oro. In aprile sarà in testa alle classifiche con I giardini di marzo, il cui 45 giri è tratto dall’album Umanamente uomo, il sogno; l’eco di questa canzone non si è ancora spento, che già a novembre esce l’album Il mio canto libero, di cui uscirà il 45 giri. Di questo album vorrei citare le otto tracce che lo compongono, non fosse altro per il fatto che hanno avuto uguale successo in classifica: La luce dell’est, Luci ah, Aquila, Vento nel vento, Confusione, Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi, Gente per bene, gente per male e Il mio canto libero. Si tratta a mio giudizio del migliore album che Battisti abbia mai inciso. Nella prima canzone in ordine di ascolto si parla di un ragazzo italiano che, pur non parlando slavo, intrattiene una romantica relazione con una ragazza dell’est che, forse, in italiano, ha imparato a dire solo “bravo”; nella seconda una ragazza durante una festa di paese ne combina di tutti i colori; nella terza si fa riferimento ad un flirt andato male e al mondo inquinato dal fumo grigio delle auto e al desiderio conseguente di lui poter diventare come un’aquila; nella quarta si parla di una relazione andata a buon fine; nella quinta dello spreco del petrolio e della dichiarazione confusa di un uomo alla propria ragazza; nella sesta di un uomo che viene respinto dalla donna che ama, ma che si consola tra le braccia di un’altra per ricominciare; nella settima si parla di un uomo che vorrebbe tener compagnia ad alcune ragazze per farle divertire, ma dalle quali, non gradito, sarà addirittura cacciato, fino a trovare una gentile e leggiadra signora che gli si offre, diciamo così, dietro un compenso e che, non avendo soldi per pagare, da gentiluomo deciderà di riaccompagnare a casa; ed infine dulcis in fundo di un uomo per il quale “in un mondo che non ci vuole più, il mio canto libero sei tu”, insomma, di un uomo che pur essendo prigioniero del mondo, decide di vivere “...nuove sensazioni, giovani emozioni...” con una donna in assoluta libertà.

Mina, dopo Grande, grande, grande, ci propone un altro successo con Parole, parole, accompagnata dal parlato della voce poetica e seduttrice di Alberto Lupo, di cui esiste anche una versione francese, Paroles, paroles, incisa un anno più tardi da Dalida e Alain Delon. Alcuni mesi dopo, Claudio Baglioni, che in passato aveva inciso altre canzoni, ci regalerà la canzone più famosa che lo consacrerà al successo definitivo, Questo piccolo grande amore. Fra le canzoni di Un disco per l’estate in classifica ne troviamo una cantata dalla coppia Edoardo Vianello e Wilma Goich (i Vianella) con il loro primo brano Semo gente de borgata. Ma, a parte la nota edizione di Saint-Vincent, vi sono altre canzoni degne di essere segnalate, tra le quali due di Mia Martini, Donna sola e soprattutto Piccolo uomo, dove viene proposto questo versetto “...io, piccola donna, muoio se mi lascerai... io, piccola donna, sola morirei”. Ironia della sorte il 12 maggio del 1995 Mia Martini morirà proprio come aveva cantato nella canzone, o meglio, il suo cadavere verrà rinvenuto in casa dopo alcuni giorni dal decesso senza che nessuno se ne sia accorto. Sempre nel 1972, Battisti ci propone Innocenti evasioni, Mina, come già detto, canta Grande, grande, grande, oltre alla già citata Parole, parole, mentre la voce frizzante, energica e cavernosa di Adriano Pappalardo ci fa gustare la sua È ancora giorno.

Adriano Celentano incide I mali del secolo, un concept album dove vengono affrontati i temi della caccia, dell’ecologia e della religione. A proposito di quest’ultimo tema, fra le altre canzoni, ricordiamo in particolare Quel signore del piano di sopra, dove il signore è proprio quello con la S maiuscola, cioè Dio. Nell’album troviamo anche La siringhetta, una canzone dedicata alla droga, dove i due protagonisti, dopo essersi “fatti”, si buttano dal balcone, credendo di poter volare. Ma la canzone più famosa che lo vedrà in classifica per molte settimane è Un albero di trenta piani. I grattacieli ed il cemento la fanno da padroni e gli spazi di verde vengono distrutti. Alcuni anni prima, il “molleggiato”, aveva già affrontato questo tema parlando del “ragazzo della via Gluck”.

Anche le Orme si difendono bene con le loro Gioco di bimba e Figure di cartone.

Le canzoni straniere sono davvero numerose. Fra queste ricordiamo i Bee Gees con le loro due canzoni più famose My world e Run to me, mentre Gilbert O’Sullivan si ripropone nuovamente in classifica con Alone again (naturally).

Nelle classifiche della celebre hit parade di Luttazzi entrano di diritto alcuni brani appartenenti al genere strumentale come Il padrino, che nella celebre versione di Santo & Johnny vi rimarrà per ben tredici settimane, Pop corn della Strana Società, e per concludere Il gabbiano infelice, eseguita con il Mug (o sintetizzatore) dal Guardiano del Faro, le cui note sono ricavate da Amazing grace, un canto religioso di origine irlandese. A proposito del Gabbiano infelice, sul lato B del 45 giri troviamo Oceano, dove la versione del lato A viene fatta ascoltare in modo capovolto. Herry Nilson ci propone il brano Without you, che, nella versione italiana è intitolato Per chi e a proporcelo sono i Gens, un complesso siciliano che, fra l’altro, a me piace tanto. E ancora Gianni Morandi canta Il mondo cambierà e Parla più piano, ovvero, la versione cantata del Padrino. Vorrei anche ricordare una canzone di Mina che a me piace tanto, che non è disponibile in nessuna raccolta. La si può trovare – credo – solo su 45 giri. Si tratta del lato B di Parole, parole ed è intitolata Adagio. In televisione va in onda Pinocchio con Nino Manfredi nei panni di Geppetto; un altro film che la Rai trasmette è Metello con Massimo Ranieri, la cui bellissima voce canta Io e te.

A Monaco di Baviera si giocano le Olimpiadi, che vengono turbate da un triste episodio. Nel villaggio olimpico in Israele, alcuni membri dell’organizzazione detta “Settembre nero” prendono in ostaggio un aereo con diversi palestinesi. Alcuni verranno uccisi e per risolvere la delicata trattativa ci vorrà l’intervento delle teste di cuoio. Il primo sabato di ottobre, in prima serata va in onda Canzonissima, presentata da Loretta Goggi, Pippo Baudo, Monica Vitti e Vittorio Gassman, e che il 6 gennaio del 1973 viene vinta da Erba di casa mia di Massimo Ranieri.

Parliamo ora del Festival di Sanremo del 1973 e – caso strano – questa volta vorrei partire dal terzo posto ottenuto dalla canzone Da troppo tempo di Milva; al secondo troviamo Come un ragazzino di Peppino Gagliardi. Ora, dottor Biagi, se io le chiedessi chi si classificò al primo posto, cosa mi risponderebbe?».

«Direi Nicola di Bari».

«E io, invece, le dirò che la sua risposta è sbagliata. Nicola di Bari, a quell’edizione non vi partecipò nemmeno. Il primo posto venne vinto da Peppino di Capri con Un grande amore e niente più.

Al quinto posto segnaliamo Serena, una canzone che ha subito successo e che ci viene proposta dalla voce melodica, ma ferma e decisa, di Gilda Giuliani. Un’altra canzone di successo fu Tu nella mia vita di Wess & Dori Ghezzi, che troviamo al sesto posto.

Ed ora, a proposito di quell’edizione, due curiosità. La prima è che Celentano avrebbe dovuto presentarsi con L’unica chance, la qual cosa però non avvenne perché si dichiarò ammalato. La canzone, comunque, venne pubblicata sul lato B del 45 giri in cui troviamo Quel signore del piano di sopra. La seconda è che per la prima volta, a Sanremo, classificandosi al settimo posto, partecipa Roberto Vecchioni con L’uomo che si gioca il cielo a dadi. Il gioco, dunque, a Sanremo colpisce ancora. Un anno prima avevamo trovato Il re di denari, ora la situazione cambia con un uomo che crede di poter sfidare Dio giocando a dadi. All’ottavo c’è Fausto Leali che ci propone una canzone che ebbe la sua stagione di successo, ma poi venne dimenticata, La bandiera di sole, un testo in cui si dice che tutti i ragazzi del mondo, a qualunque etnia facciano parte, dovrebbero appartenere ad un unica bandiera, quella dove “...cercano di volersi bene”.

Segue, al nono posto, Amore mio di Umberto Balsamo, che si presenta a Sanremo per la prima volta. Agli ultimi posti, più precisamente al ventottesimo, troviamo le Figlie del Vento con Sugli sugli bane bane, dove le banane della canzone vengono cosparse di salsa verde. Insomma, gli intrugli non vanno solo di moda allo Zecchino d’oro.

A proposito di Zecchino d’oro, la canzone vincitrice è La sveglia biricchina, scritta da Mino Reitano.

A Sanremo – dimenticavo di dirlo – i Camaleonti si presentano con Come sei bella.

Fabrizio de Andrè incide il suo terzo concept album intitolato Storia di un impiegato, dove, il noto cantante genovese, narra la storia di un uomo, di professione impiegato, ma con una seconda attività, quella di bombarolo, il cui jingle “...per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti” viene ripetuto più volte nel corso del long playing, come una minaccia verso giudici e guardie. Il bombarolo, nel corso della storia, si trasforma da accusato in accusatore. Insomma, vuole colpire a tutti i costi, semplicemente perché ritiene che ciò sia giusto. Purtroppo – si dice che il mandante sia Achille Lolli – di lì a poco ci sarà l’orribile delitto dei piccoli fratelli Mattei, cui verrà incendiata la casa. Il più piccolo aveva otto anni.

Vi è poi un altro fatto di cronaca, dove le bombe non c’entrano. Niente bombe, niente incendi o sparatorie, ma un episodio pur sempre grave, il colera che scoppia nel mese di luglio a Napoli.

Come ho già detto, la vita va avanti. E così, anch’io voglio proseguire.

A Un disco per l’estate vince Perché ti amo dei Camaleonti. Altre due famosissime canzoni sono Storia di periferia dei Dik Dik e Un giorno insieme dei Nomadi. All’ultimo posto c’è Alice di de Gregori. Nelle classifiche troviamo Claudio Baglioni con una canzone che proprio nel 1973 ha spopolato nelle classifiche con un incredibile successo. Si tratta come dicevamo di Questo piccolo grande amore. Il grande Claudio, sempre nel 1973 incide l’album Amore bello, gira che ti rigira, la cui canzone Amore bello trionfa nelle classifiche. Un’altra canzone dello stesso album è Viva l’Inghilterra, o, per lo meno, così dice la canzone, perché nel titolo si trova scritto “W l’Inghilterra”, dove un ipotetico playboy italiano che d’inglese non sa quasi nulla offre un passaggio in auto ad una turista inglese in Italia. Lui ci prova, ma, troppo tardi si accorge che non si trattava della regina Elisabetta, la quale, a sua volta, sin da quell’epoca non doveva essere poi così tanto giovane. Una delusione, lui vuole cuccare, lei lo manda a quel paese, di sicuro non in Inghilterra, dove regnano “...pace, donne, amore e libertà”. Riguardo al “pelo”, nulla da dire, per una volta la censura chiude un occhio, anche se a quell’epoca parlare di pelo sarebbe stato sconveniente.

Riguardo all’etichetta, l’unica donna ad avere dignità era proprio la regina Elisabetta. L’etichetta di corte risulta sconveniente a “Lady D”, ovvero Diana Spencer, tanto che quando le verrà proposto di cedere i suoi due bambini ai genitori di corte, lei si rifiuta. Quante cose che il protagonista a quell’epoca non poteva sapere. Ora come ora, “la Camilla” farebbe riecheggiare il nome di Camilla Parker Balls. Sicuramente il nome Alice era ben lungi dal far pensare che diversi decenni dopo in Italia nasceva il servizio di Telecom Italia, con quello stesso nome. Tutt’al più può far pensare ad Alice di Francesco de Gregori, contemporanea a quella canzone. La pronuncia di “Let it be”, viene talmente storpiata da Baglioni – o piuttosto, dal protagonista – da somigliare sempre più a “Lady B”, nome che si avvicina alla pronuncia della già citata “Lady D”. Pur restando con in mano un pugno di mosche, il protagonista lancia il suo grido di giubilo: “...viva, viva, viva l’Inghilterra, ma perché non sono nato là?”.

Marcella, tra gennaio e ottobre, ci proporrà tre canzoni, Un sorriso e poi perdonami, Io domani e Mi... ti... amo, oltre ad una cover della celebre Killing me softly with his song di Roberta Flack che verrà cantata in italiano con il titolo Mi fa morire cantando. In febbraio Battisti è ancora presente in hit parade con Il mio canto libero.

Passiamo ad un altro avvenimento musicale del 1973. Vittorio de Scalzi (ex componente dei New Trolls) fonda i New Trolls Atomic Sistem e a nome dei New Trolls incide Una notte sul monte Calvo di Musorgskij, mentre i suoi ex compagni (tra cui Nico di Palo) fondano il gruppo degli Ibis e successivamente quello dei Tritons, di cui parleremo tra poco. I Pooh sono in classifica con tre canzoni, Cosa si può dire di te, tratta da Alessandra, Io e te per altri giorni e Infiniti noi, tratte entrambe da Parsifal, mentre solo un anno prima lo furono con due canzoni di cui successivamente venne inciso l’album Alessandra, Nascerò con te e Noi due nel mondo e nell’anima.

Ritornando al 1973, Patty Pravo ci propone Pazza idea, che pur censurata, a causa della frase “la tua giacca sul mio viso. Mi hai detto basta amore sono stanco lo vuoi tu?”, verrà ugualmente trasmessa in radio.

Battisti colpisce ancora con il suo album Il nostro caro angelo, del quale ricordiamo in particolare La collina dei ciliegi, che, inutile dirlo, sarà nei primi posti nelle hit; Mia Martini lo è con Minuetto, Gabriella Ferri con Sempre, gli Alunni del Sole con E mi manchi tanto.

Passiamo ora ai brani stranieri in classifica. Il gruppo Today’s People ci presenta He, una canzone appartenente al genere spiritual, oggi praticamente introvabile ma che all’epoca ebbe un gran successo; da ricordare anche Sylvia’s mother di Dr. Hook & The Medicine Show, Vincent di Don McLean ed una curiosissima cover in versione pop-rock della celebre I can get no satisfaction, che per brevità si chiamerà semplicemente Satisfaction, incisa dai Tritons con la voce solista di Gianni Belleno. Stranamente Nico di Palo non farà parte del gruppo in questo disco. Il loro album intitolato Satisfaction è prodotto dalla Polydor che nel 1995 lo produce in cd in versione rimasterizzata.

Nel 1974 Belleno, assieme ad altri nuovi componenti del già citato gruppo, passerà alla storia con il nome di Johnny dei Tritons con l’album Twist and shout with satisfaction, che naturalmente include la già nota Satisfaction (anche questa firmata Tritons benché i componenti del gruppo siano stati sostituiti), in versione un po’ diversa rispetto a quella dell’album precedente. Questo stesso gruppo la inciderà anche su 45 giri, e sarà proprio quest’ultima versione che tra il 1973 ed il 1974 avrà un lungo periodo di permanenza nelle hit parade. Se andate in internet scoprirete notizie e aneddoti molto interessanti su questo gruppo, che qui non sto a raccontare.

Ed ora, qualche curiosità sulla già citata Vincent. La canzone del grande McLean è dedicata ad un pittore altrettanto grande, Vincent Van Gogh. Se, parlando con amici e conoscenti, citate loro titolo ed interprete nel 99% dei casi nessuno la conosce, ma, appena intonate le prime cinque o sei note con le parole “Starry starry night, paint your palette blue and grey” (il motivo, infatti è molto orecchiabile), vi sentirete rispondere: “Ah, sì, certo! Adesso che la canti, me la ricordo benissimo! È una bellissima canzone, ma non sapevo che fosse intitolata così, o chi fosse a cantarla!”. Se si fa eccezione per i grandi “intoccabili”, per ciò che riguarda la musica italiana e straniera, io non esiterei ad eleggere Vincent come canzone “regina”, come diceva Luttazzi nella sua Hit Parade, trasmissione nella quale, effettivamente, raggiunse ben presto il primo posto in classifica. Seconda curiosità. Vincent, come già detto, raggiunse in Italia i primi posti in classifica nel 1973, ma in realtà la canzone fu incisa in America due anni prima. Terza curiosità. McLean, con questa sua famosa canzone, divenne così celebre che riuscì addirittura a scalzare l’intoccabile Il mio canto libero, già in classifica nei primi posti da diverso tempo. Quarta ed ultima curiosità. Di questa canzone esiste una versione italiana molto rara di Little Tony, dal titolo Come un anno fa. Recentemente Roberto Vecchioni l’ha per così dire “rispolverata”, conservandone il titolo originale, con un testo che farebbe venire le lacrime agli occhi anche ai meno sensibili, perché davvero molto commovente. Si tratta dell’ultimo saluto alla salma di Van Gogh da parte del suo grande amico pittore Paul Gauguin.

Dobbiamo ora ricordare i grandi baluardi della musica italiana e straniera. Antonello Venditti colpisce con Roma capoccia, de Gregori, pur essendo uscito piuttosto malconcio da Un disco per l’estate, raggiunge le vette più alte in classifica con Alice, mentre un emergente Giampiero Anelli (in arte Drupi) ci propone la famosissima Vado via, che nella già citata edizione di Sanremo si piazza al ventinovesimo posto; tra le canzoni straniere più importanti, oltre a quelle già citate, ricordiamo Daniel e Crocodile rock di Elton John, Clair di Gilbert O’Sullivan, Superstition e You are the sunshine of my life di Stevie Wonder, My love di Paul McCartney, Long train running dei Doobie Brothers, e You’re so vain di Carly Simon. Vi fu anche una simpaticissima canzone, Harmony, in doppia versione, rispettivamente di Artie Kaplan e Ben Thomas.

Intanto in tv va in onda Il giornalino di Gian Burrasca, con Rita Pavone (il film era uscito dieci anni prima).

Il 26 settembre, radio e tv annunciano un lutto nel mondo del cinema, quello di Anna Magnani.

Il 7 ottobre è una domenica come tante altre. In quella domenica su Radio Uno nasce una nuova trasmissione presentata da Giancarlo Guardabassi e intitolata Dischi caldi: canzoni in ascesa verso hit parade, con la regia, come per la trasmissione di Luttazzi, di Enzo Lamioni.

L’edizione di Canzonissima va in onda nuovamente di domenica, preceduta da Anteprima di Canzonissima. L’edizione viene presentata da Pippo Baudo, Mita Medici e Maria Rosaria Omaggio. Più di una volta ci siamo riferiti alle versioni di musica classica in chiave moderna, questa volta, l’artista di turno si chiama Eumir Deodato, che ci propone una rivisitazione di Rhapsody in blue, del celebre Gershwin.

Ed ora una brutta pagina di storia, martedì 11 settembre 1973 in Cile Augusto Pinochet si impadronisce del potere con le armi. L’allora presidente Salvador Allende verrà barbaramente ucciso. Il regime dittatoriale di Pinochet durerà per molti anni, fino al 1990.

L’inverno si avvicina con il suo pungente freddo. Questa volta, Babbo Natale decide di travestirsi da sceicco arabo e, come regalo, ci presenta un salatissimo conto da pagare. Gli Arabi che ci vendono il loro petrolio pretendono di essere pagati in dollari e il prezzo va così alle stelle. È arrivata la crisi energetica che nel 1974 ci costringerà alla cosiddetta “austerity”. Il petrolio scarseggia e le auto circoleranno per un bel po’ di domeniche – a seconda delle settimane – alternativamente a targhe pari o dispari.

A tal proposito assistiamo ad un fatto curioso di cui non tutti sono a conoscenza. Alcuni mesi prima della crisi del 1973, Tony Santagata propone al grande pubblico di Canzonissima una canzone intitolata Austerity, ma la canzone in oggetto non entrerà in finale, forse perché il noto cantante pugliese la fece circolare prima che fosse presentata alla nota manifestazione canora. Nel testo, il protagonista invita a lasciare la macchina a casa e ad usare l’asino come mezzo di trasporto, senza però dargli da mangiare troppa biada... Lui, invece, andrà in bicicletta anziché a piedi. Il petrolio, come già detto, scarseggia, come pure la cellulosa adoperata nella fabbricazione della carta. Insomma, bisogna stringere la cinghia. Questa canzone, dottor Biagi, mi piace davvero tanto e farei i salti mortali pur di averla. Al momento le dirò che su internet non ho neppure trovato il testo, salvo qualche breve accenno; so, però, che Toni Santagata ha un sito ufficiale con tanto di casella di posta elettronica. Non si sa mai!

Tornando a Canzonissima, Peppino di Capri con la sua Champagne festeggia da solo la fine di un amore, sarebbe più esatto dire del suo primo matrimonio. Ma se nel matrimonio il Peppino nazionale sarà sfortunato, non lo sarà altrettanto nelle canzoni. Champagne fu incisa nel 1973 e lo vede fra i nove finalisti nella serata finale il 6 gennaio dell’anno successivo. Il 1973 sarà per lui un anno molto importante. Oltre alle già citate Un grande amore e niente più e Champagne, incise altre due canzoni non meno importanti, Magari e Piano piano dolce dolce, che io ricordo molto bene, anche perché mi piacevano tanto.

L’edizione di Canzonissima del 1973 viene vinta l’anno seguente da Gigliola Cinquetti con Alle porte del sole, mentre Sanremo viene vinto da Ciao cara come stai di Iva Zanicchi, al secondo posto si classifica Questa è la mia vita di Domenico Modugno, Orietta Berti ci propone Occhi rossi, piazzandosi al terzo.

I dati in mio possesso non mi permettono di citare la posizione in classifica a Sanremo, perché nei siti che ho consultato ci sono molte discordanze. Mi limiterò, perciò, a citare i titoli di alcune canzoni che in quell’edizione ebbero successo. Milva canta Monica delle bambole, Mino Reitano ci propone Innamorati, Gianni Nazzaro ci fa ascoltare A modo mio, la già citata Gilda Giuliani oltrepassa i limiti proponendoci una canzone melodica ma dal titolo singolare, Senza titolo. Nicola di Bari ci presenta Il matto del villaggio, una canzone che, per quanto melodica, non rispecchia più le melodie del celebre cantante pugliese».

«Bene, signor Galetti, domani riprenderemo ancora una volta questo interessante percorso, che interessa moltissimo i nostri telespettatori. Vorrei che lei arrivasse fino ai nostri giorni e vedrà che ci arriveremo. Arrivederla a domani».

«Arrivederla, dottor Biagi».

«Buonanotte».