Amori (Savioli)/XIX - Alla Nudrice

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
XIX - Alla Nudrice

../XVIII - All'Amica inferma ../XX - Al Sonno IncludiIntestazione 12 dicembre 2011 100% Raccolte di poesie

XVIII - All'Amica inferma XX - Al Sonno

[p. 94 modifica]

E tu pur giaci immobile,
     Tu a’ voti miei nemica
     Sovra le piume tacite
     4Posi la guancia antica.

Sorgi, che stai? me misero
     Tien la notturna soglia;
     Essa ai miei prieghi cedere
     8Non può, se tu nol voglia.

Forse all’amata giovane
     Bellezza il ciel concesse,
     Ond’anni freddi in carcere
     12Senza amator traesse?

[p. 95 modifica]

Sorgi: disdice a tenera
     Fanciulla aspra nudrice:
     Sì rigida custodia
     16E ad essa, e a te disdice.

Di tua durezza in premio
     Che, dimmi, a te procuri?
     Lamenti amari, ingiurie,
     20Odio, e funesti auguri.

Quante evitar poteano
     Fanciulle ingiusta morte,
     Se lor pietosa davano
     24Nudrice i fati in sorte?

Non pel fedel silenzio
     D’infausta notte oscura
     Tisbe soverchio intrepida
     28Fuggía le patrie mura.

[p. 96 modifica]

Né dell’estinto Piramo
     Sulla trafitta salma
     Il vergin seno aprendosi
     32Lui raggiungea nud’alma.

Ma deh! l’avversa istoria
     Tua pace a te non tolga.
     Apri: me l’ultim’atrio,
     36Se non la stanza accolga.

Te testimon, te giudice
     I nostri detti avranno,
     I baci, ove t’offendano;
     40Vuoi più? negletti andranno.

Poche ascoltar concedasi,
     Poche donar parole.
     Colla fanciulla al sorgere
     44Non troverammi il Sole.

[p. 97 modifica]

Ecco di te dolendosi
     Ella al balcon s’affaccia,
     Ella si strugge in lagrime,
     48E tende a me le braccia:

Nè la sgomenta l’impeto
     Di freddo vento, o pioggia,
     E sulla pietra rigida
     52Il nudo seno appoggia.

Taccio di me, che assedia
     L’acqua più densa e greve,
     E i piè mal fermi agghiacciano
     56Per sottoposta neve.

Apri, se a te più debole
     Non renda etate il fianco,
     Se avversa man non scemiti
     60Il crin canuto e bianco.

[p. 98 modifica]

Apri: ove nulla a moverti
     Pianto o pregar non giova,
     Mi giovi Amor medesimo,
     64Amor ch’è Dio ti mova.

Ch’egli mi guida, ed ospite
     Mi vuol, conosci assai:
     Quel ch’egli unir compiacesi
     68Tu dipartir vorrai?

Ch’altri a sue voglie oppongasi
     Soffrir non ha costume.
     Trema per te; la vindice
     72Paventa ira del Nume.

Arse del figlio Ippolito
     Fedra a Teseo rubella:
     Mirra com’arse, al Ciprio
     76Adon, madre, e sorella?

[p. 99 modifica]

Vinta infiammò Pasifae
     Per le bovine forme;
     La prole empia non tacquesi,
     80Che in luce uscì biforme.

Con peggior pena ei cerchiti
     Amor, se ’l prendi a gioco,
     Le antiche membra: ei t’agiti
     84Con scellerato foco.

Nè l’onda tutta estinguere
     Dell’oceano il possa:
     Ardi nud’ombra, ed ardano
     88Il cener freddo, e l’ossa.