Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/106

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Anno 106

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Anno di Cristo CVI. Indizione IV.
Evaristo papa 11.
Trajano imperadore 9.


Consoli


Lucio Ceionio Comodo Vero e Lucio Tuzio Cereale.


Il primo di questi consoli, cioè Comodo Vero, fu padre di Lucio Vero, che noi vedremo a suo tempo adottato da Adriano Augusto. Il secondo console nella cronica di Alessandria è chiamato Ceretano in vece di Cereale, e fu creduto dal Tillemont1 diverso da Tuzio Cereale. Ma sufficiente ragione non v’ha, per aderire alla di lui opinione, siccome neppure di tener con lui, che nell’anno precedente avesse fine la seconda guerra dacica. Chiaramente scrive Dione2, che Trajano, dopo aver fatto il meraviglioso ponte sul Danubio (impresa che senza fallo costò gran tempo e danari), passò di là da quel fiume, e fece la guerra piuttosto con sicurezza, che con celerità; non volendo arrischiar combattimenti, e procedendo a poco a poco nel paese nemico. Plinio3 con poche parole riconosce, che immense fatiche durò l’esercito romano, guerreggiando in que’ montuosi paesi, e gli convenne accamparsi in montagne scoscese, condurre fiumi per nuovi alvei, e far altre azioni, che pareano da non credersi, come simili alle fole. Dione4 aggiugne, aver Trajano in tal congiuntura dati segni di singolar valore e di savia condotta, e che l’esempio suo servì ai soldati per gareggiare insieme in esporsi a molti pericoli, e per giugnere al sommo[p. 404] della bravura. Fra gli altri un cavaliere che, ferito in una zuffa, fu portato alle tende per farsi curare, dacchè intese disperata la di lui guarigione, mentr’era ancor caldo, rimontò a cavallo, e tornato alla mischia, vendè ben caro ai nemici il poco che gli restava di vita. Le apparenze sono, che nè pure in quest’anno con tutti i suoi progressi Trajano terminasse la guerra suddetta, come altri han creduto. Tutte le medaglie5 riferite dall’Occone e dal Mezzabarba, per indizio che nel presente anno Decebalo fosse vinto, e ridotta la Dacia in provincia dell’imperio romano, nulla concludono, perchè possono appartenere anche nell’anno 107 e 108. Però chi dei moderni scrive, che Trajano non solamente tornò in quest’anno a Roma, e dopo avere ordinata una strada per le paludi pontine, partì tosto alla volta dell’Oriente, con trovarsi in Antiochia ne’ primi giorni dell’anno seguente, probabilmente anticipò di troppo le di lui imprese. E noi abbiamo bensì dalla cronica alessandrina6 sotto quest’anno, che mossa guerra dai Persiani, dai Goti, e da altri popoli al romano impero, Trajano marciò contra di loro e sospese l’esazion de’ tributi sino al suo ritorno; ma questo ha ciera di favola. Più che mai abbisognava egli allora di danaro; e senza dubbio avvenne molto più tardi la guerra co’ Persiani, o sia co’ Parti. Può ben verificarsi quella guerra dacica, perchè sotto nome di Goti venivano in que’ tempi anche i Daci, come attestano Dione e Giordano. Rapporta il Panvinio7 a quest’anno l’iscrizione posta a Lucio Valerio Pudente, il quale, benchè in età di soli tredici anni, nel sesto lustro de’ giuochi capitolini fatti in Roma, fu vincitore, e riportò la corona sopra gli altri poeti latini.


  1. Tillemont, Mémoires des Empereurs.
  2. Dio., lib. 68.
  3. Plinius, lib. 8, Epistol. 4.
  4. Dio., lib. 68.
  5. Mediobarb., in Numism. imperator.
  6. Cronicum Paschale, seu Alexandrinum.
  7. Panvinius, Fast. Consular.