Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/150

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Anno 150

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Anno di Cristo CL. Indizione III.
ANICETO papa 1.
ANTONINO PIO imperadore 13.


Consoli

Gallicano e Vetere


Il pronome e nome di questi consoli son tuttavia incerti. Ha creduto il Panvinio1, che il secondo si chiamasse Cajo Antistio Vetere, perchè si trova sotto Domiziano un personaggio di tal nome. La conghiettura è assai debole. Meno si può accordare al Tillemont2, il chiamare il primo di questi consoli Glabrione Gallicans, e al Bianchini3 l’appellarlo Quinto Romulo Gallicano, senza che essi ne adducano pruove sufficienti. Nell’anno presente, secondo i conti del medesimo Bianchini, passò a miglior vita s. Pio pontefice romano, coronato col martirio, e sulla cattedra di san Pietro fu posto Aniceto. Truovansi medaglie battute in quest’anno dal senato e popolo romano4, in cui vien dato ad Antonino Pio il titolo di Ottimo Principe; e si dice che egli ha accresciuto il numero de’ cittadini. Ben giustamente si meritò questo imperadore un sì glorioso titolo, perchè egli spendeva tutti i suoi pensieri e le sue applicazioni per procurare il pubblico bene, tanto di Roma, quanto di tutte le provincie dell’imperio romano5. Sapeva egli esattamente lo stato d’esse provincie, e quanto se ne ricavava. Raccomandava agli esattori de’ tributi di procedere senza rigore, molto più senza avanie nel loro uffizio; e qualora mancavano [p. 509 modifica]a questo dovere, gli obbligava a render conto rigorosamente della loro amministrazione. La porta e gli orecchi suoi erano sempre aperti a chiunque si trovava aggravato da sì fatti ministri, abborrendo egli troppo di arricchirsi colle lagrime e coll’oppressione de’ sudditi. Però sotto il suo regno furono ricche e floride le provincie romane tutte. Che se ad alcuna incontravano inevitabili disastri di carestie, tremuoti, epidemie e simili malanni, si trovava in lui un’amorevol prontezza ad esentarle per un convenevole tempo dalle imposte. Le sue maggiori premure riguardavano la giustizia; e però quanto egli era attentissimo e indefesso nel farla, tanto ancora si studiava di scegliere chi credeva abile ed inclinato ad amministrarla agli altri. Chi più si distingueva in questo, più veniva da lui amato e promesso a gradi maggiori. Molti editti fece in bene del pubblico, servendosi de’ più celebri giurisconsulti d’allora, cioè di Vinidio Vero, Salvio Valente, Volusio, Metiano, Ulpio Marcello e Jaboleno. Vietò il seppellire i morti nelle città, perchè doveva esser ito in disuso il rigore delle antiche leggi. L’aggravio delle poste con savii regolamenti fu da lui scemato. Probabilmente è di lui una legge, citata da santo Agostino1143, che non fu lecito al marito il volere in giudizio gastigata la moglie per colpa di adulterio, quando anch’egli fosse mancato di fedeltà verso della stessa. Se talun veniva1144 per proporgli qualche cosa utile al pubblico, con piacere la ascoltava; e lo stesso allegro volto faceva a chiunque gli dava qualche buon avviso, senza aversi a male che quei del suo consiglio s’opponessero al di lui sentimento, nè che vi fossero persone, le quali ingiustamente disapprovassero il governo suo. Molto ancora onorava i veri filosofi: diede pensioni e privilegi per tutto l’imperio romano, tanto ad essi che ai professori dell’eloquenza. Sopportava poi que’ filosofi, ch’erano tali solamente in apparenza, e senza mai rimproverar loro la superbia od ipocrisia. E questo basti per ora delle ragioni, per le quali si meritò Antonino Pio l’eminente elogio di Principe Ottimo.


  1. Panvinius, in Fatis Consul.
  2. Tillemont, Mémoires des Empercurs
  3. Blanc., ad Anastas. Bibliotechar
  4. Mediobarbus, in Numism. Imperator.
  5. Capitolinus, in Antonio Pio.