Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/308

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Anno 308

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Anno di Cristo CCCVIII. Indizione XI.
MARCELLO papa 1.
GALERIO imperadore 4.
MASSENZIO imperadore 3.
COSTANTINO imperadore 2.
LICINIO imperadore 2.
MASSIMINO imperadore 1.
Consoli

MARCO AURELIO VALERIO MASSIMIANO AUGUSTO per la decima volta e CAIO GALERIO MASSIMIANO AUGUSTO per la settima.

Durando tuttavia la discordia tra tanti imperadori, continuò ancora la confusione ne’ consolati. Pare che i suddetti consoli fossero pubblicati da Galerio Augusto, che era d’accordo con Massimiano, ma non già col di lui figliuolo e genero suo Massenzio, benchè probabilmente si trattasse di qualche accordo. Di qua venne che in Roma non furono accettati i consoli suddetti pei tre primi mesi. E non essendo seguito aggiustamento alcuno, abbiamo dall’autore del Catalogo dei prefetti di Roma2971, che Massenzio2972 si fece dichiarar console nell’anno presente insieme con Romolo suo figliuolo, il quale è nomato nelle medaglie2973 Marco Aurelio Romolo. Truovasi anche in alcuni Fasti sotto quest’anno Diocleziano console per la decima volta; ma è da credere uno sbaglio de’ copisti, perchè Diocleziano non si volle più ingerire ne’ pubblici affari. La prefettura di Roma fu in quest’anno appoggiata a Stazio Raffino2974. Dopo essere stata lungo tempo vacante la cattedra di San Pietro, in quest’anno fu creato papa Marcello. Contuttochè il padre Pagi2975 pretenda che nell’anno precedente Massimino Cesare prendesse di sua autorità il titolo d’Augusto, tuttavia sembra più probabile che ciò succedesse nell’anno presente. Stava esso Massimiano alla guardia e al governo dell’Oriente. Allorchè egli intese che Licinio era stato promosso, nel dì 11 di novembre, alla dignità imperiale, cominciò forte a strepitare, pretendendo fatto a sè stesso un gravissimo torto, perchè, essendo egli stato dichiarato Cesare molto prima di Licinio, l’anzianità sua esigeva ch’egli fosse anteposto all’altro negli onori2976. Pervenuti a notizia di Galerio questi suoi lamenti, per attestato di Lattanzio, inviò più legati a Massimino per quetarlo, pregandolo istantemente di ubbidire, di accettar le risoluzioni da lui prese, e di cedere a chi era maggiore di lui in età: che tale dovea essere Licinio. Ostinossi Massimino nella sua pretensione, e perciò Galerio si rodeva le dita per aver alzato costui dal fango, e creatolo Cesare con isperanza d’averlo ubbidiente ad ogni suo cenno, quando ora il trovava sì restio e impaziente degli ordini. Andò poi a terminare la faccenda in avere il superbo Massimino, ad onta di Galerio, deposto il titolo di Cesare e preso quel di Augusto, con far poi sapere a Galerio, essere stato l’esercito suo che l’avea proclamato imperadore, senza ch’egli avesse potuto resistere. Queste ambasciate e questo dibattimento, che per la lontananza delle persone richiedeva del tempo, debbono a noi parere bastevoli fondamenti per credere seguita, non già nell’anno precedente, ma bensì nel presente, l’esaltazione di Massimino. Sicchè noi ora abbiamo nell’imperio romano cinque diversi Augusti, Galerio Massimiano, Massenzio, Costantino, Licinio, e Massimino. Lattanzio [p. 1089 modifica]vi aggiugne anche Diocleziano; ma niuno scrive ch’egli mai ripigliasse la porpora. Da tanti principi ognun può immaginare qual confusione dovesse esser quella de’ pubblici affari. Sembra nondimeno che, a riserva di Massenzio, gli altri andassero in qualche maniera d’accordo insieme. Quanto a Massimino, già appellato Daza, come dicemmo, uscito da parenti rustici e vili nell’Illirico, egli si era tirato innanzi colla profession delle armi, e tuttochè si dica ch’egli fosse uomo quieto2977, pure abbiamo da Lattanzio2978 e da Eusebio2979, ch’egli fu un grande assassino de’ popoli a lui sottoposti, con ispogliarli per arricchire i soldati, e del pari superstizioso e fiero persecutor de’ Cristiani, come risulta dalla storia ecclesiastica. Chiarito in questi tempi Massimiano Erculio, che poco a lui profittavano le cabale sue ne’ paesi di Galerio Augusto, se ne promise miglior effetto presso di Costantino imperadore, genero suo e figliuolo di un suo genero. Andossene dunque2980 a trovarlo nelle Gallie, fu ricevuto da lui con tutti gli onori, alloggiato nel palazzo, e sì nobilmente provveduto di tutto2981, come s’egli fosse padrone in quelle parti, volendo Costantino che ognun l’ossequiasse ed ubbidisse quasi più di lui stesso. Allora l’astuto vecchio, trovandosi in mezzo a tanti comodi, per far ben credere al genero di non covar più pensiero alcuno di regno, e di voler terminare in pace al pari di Diocleziano i suoi giorni, depose la porpora, e si ridusse ad una vita privata, in cui non mancava a lui delizia veruna. Tutto questo per più facilmente ingannare l’Augusto genero. Avvenne che i Franchi fecero in questi tempi qualche movimento d’armi contro le terre romane. Marciò a quella volta Costantino con poca gente e alla sordina, così consigliato da Massimiano, per sorprendere i nemici; ma altro in testa avea il tuttavia ambizioso suo suocero. Sperava costui che Costantino restasse involto in qualche grave pericolo, e di poter egli intanto impadronirsi dell’armi e milizie lasciate addietro. In fatti, da che si fu separato da lui, s’inviò verso Arles, dov’era il grosso delle soldatesche, consumando nel cammino tutti i viveri, affinchè mancassero a Costantino, caso ch’egli si rivolgesse a quelle parti. Giunto ad Arles, di nuovo assunse l’abito imperiale, s’impossessò del palazzo e de’ tesori, dei quali tosto si servì per adescare e tirar dalla sua quelle soldatesche; scrisse del pari all’altre più lontane, invitandole con grandiose promesse, e screditando presso tutti un genero, da cui tante finezze avea ricevuto Costantino, che non molto si fidava di questo inquieto vecchio, e gli avea lasciato appresso delle spie, immantinente fu avvertito de’ primi moti del suo tradimento, e però a gran giornate dal Reno sen venne ad Arles, prima che Massimiano avesse preso buon piede; riguadagnò tutte le ribellate milizie, e seguitò il suocero, che andò a ritirarsi a Marsiglia. Dato l’assalto a quella città, si trovò che le scale erano troppo corte pel bisogno, e convenne far sonare la ritirata. Lasciatosi veder Massimiano sulle mura, Costantino avvicinatosegli, con tutta la dolcezza possibile gli rimproverò una perfidia così indegna di un par suo. Altro per risposta non riportò che delle ingiurie. Ma i cittadini in quel tempo, aperta una porta della città, vi lasciarono entrar la gente di Costantino, la quale, preso Massimiano, il condusse davanti al genero Augusto. Atto d’incredibil moderazione convien ben dire che fosse quel di Costantino, perchè a riserva de’ rimproveri fatti al perfido suocero, e all’avergli tolta di dosso la porpora imperiale, niun altro male gli fece, nè il cacciò dalle Gallie; anzi sembra che seguitasse a ritenerlo in sua corte, vinto probabilmente dalle preghiere di [p. 1091 modifica]Fausta sua moglie. Qui nondimeno non finirono le scene di quest’uomo perfidioso, siccome vedremo. Liberato dal suddetto pericolo l’Augusto Costantino, perocchè tuttavia pagano2982, fece dei ricchi donativi al superbo tempio d’Apollo creduto quello di Autun, dove opinione era che si scoprisse la gente spergiura in quelle acque calde. Si può fondatamente riferire all’anno presente una sollevazione insorta nell’Africa, di cui parlano Zosimo2983 ed Aurelio Vittore2984. Probabilmente ubbidiva l’Africa a Galerio Augusto dopo la morte di Severo. Massenzio, imperadore di Roma e dell’Italia, ben sapendo che quelle provincie erano dinanzi assegnate all’Augusto dominante in Roma, cercò di stendere colà il suo dominio, e vi mandò le sue immagini scortate da una man di soldati. Furono queste rigettale da que’ popoli. Ma perchè le truppe del paese non poterono o non vollero fare resistenza, Cartagine col resto della contrada venne alla di lui ubbidienza. Cadde in pensiero a Massenzio di portarsi personalmente in Africa per processare e spogliare chiunque avea sprezzate l’immagini sue; ed avrebbe eseguito il disegno, se gli aruspici, con allegar segni infausti nelle vittime, non l’avessero trattenuto. Pertanto non fidandosi di Alessandro nativo della Frigia, che esercitava l’uffizio del prefetto del pretorio, o pur di suo vicario in Cartagine, gli scrisse che voleva per ostaggio un di lui figliuolo. Sapeva Alessandro che iniquo e sregolato principe fosse Massenzio, e però si andò scusando per non inviarlo. Scoperto poi che era venuta gente d’ordine d’esso Massenzio per assassinarlo, ancorchè persona di poco spirito e di molta età e pigrizia, intavolò una ribellione, e si fece proclamar Augusto da quelle milizie. Cosi ai cinque sopraccitati imperadori si aggiunse quest’altro, sempre più crescendo con ciò lo smembramento del romano imperio. Crede il Tristano2985 che un Nigriniano, appellato Divo in qualche rara medaglia, fosse figliuolo del suddetto Alessandro; ma si può dubitarne. Per tre anni si sostenne esso Alessandro nella signoria dell’Africa, come apparisce dalle di lui medaglie2986.