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Antropologia/XX

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XX. Sviluppo fisico individuale dell'uomo

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XX. Sviluppo fisico individuale dell'uomo
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XX.

Sviluppo fisico individuale dell'uomo

Lo studio embriologico dell’uomo è per l’antropologia di grande importanza, poichè giova a chiarire due questioni che non sono state ancora risolte. L’embriologia serve a stabilire la posizione sistematica della specie umana, ravvicinandola a quei mammiferi che, per tale riguardo, hanno con lei la maggiore somiglianza. Oltre ciò è opinione generale fra i naturalisti, che lo sviluppo dell’individuo sia il riassunto dello sviluppo [p. 217 modifica]della specie, e quindi prima di trattare l’argomento delle origini dell’umanità, è necessario dare un cenno, almeno elementare, dello sviluppo dell’individuo.

Gli studii embriologici hanno condotto recentemente a dei risultati sorprendenti, poichè ci hanno svelato il significato di alcuni organi, dei quali non si conosceva prima d’ora l’origine, ed hanno vieppiù assodato il concetto della parentela che collega insieme tutti i membri del regno animale. Per dare un esempio la ghiandola pineale dell’uomo è nota da antichi tempi, chè anzi fu creduta la sede dell’anima; ma gli studii fatti sugli animali inferiori hanno dimostrato, che essa non è che un avanzo di un paio di occhi che esistono in alcuni bassi molluschi (Salpe).

Come ogni altro mammifero, così anche l’uomo trae origine da un uovo, ossia da un minutissimo sacco, il quale contiene una certa quantità di materia nutritiva, che è il tuorlo. La formazione dell’embrione nell’uovo incomincia con un fenomeno che chiamasi di segmentazione o solcamento, pel quale il tuorlo si divide dapprima in due sfere, ciascuna di queste in due altre, e così via via fino alla trasformazione del tuorlo in una grande quantità di piccole sfere, di cui ciascuna riceve in seguito la propria membrana. In tale modo la natura raggiunge lo stesso risultato, al quale arriva un artefice nelle sue operazioni per fabbricare dei mattoni. Essa prende la informe materia plastica del tuorlo e la divide in masse dello stesso volume, atte a fabbricare ogni parte dell’edifizio vivente.

Ben tosto avviene un altro fenomeno. Le predette cellule si ritirano verso la periferia, [p. 218 modifica]accostandosi alla faccia interna della membrana dell’uovo, si accumulano le une presso le altre, si rendono poliedriche per effetto della pressione, e costituiscono un secondo involucro dell’uovo, che chiamasi blastoderma. Poco dopo una porzione circolare di quest’involucro si rende più oscura per maggiore accumulazione di cellule, e in appresso si fa ellittica e chiara lungo la linea mediana. Lungo questa linea apparisce dunque un solco o una gronda, che dicesi gronda primitiva e che rappresenta i primi lineamenti dell’asse cerebro-spinale. Con tale carattere l’embrione umano si è separato da un grande numero di animali; e mentre prima nessuno avrebbe potuto prevedere a quale classe fosse per appartenere il nascituro, ora può affermarsi che sarà un vertebrato.

Più tardi, dal blastoderma succitato prendono origine due altre produzioni embrionali, di cui l’una, il così detto amnio, racchiude l’embrione come un sacco, entro cui si deposita un liquido (acqua dell’amnio), nel quale il feto nuota, mentre l’altra chiamasi allantoide ed ha una grande importanza per la vita dell’embrione, poichè porta i vasi di questo verso la periferia dell’uovo e contribuisce così alla formazione di quell’organo, che dicesi placenta, col mezzo del quale l’embrione può ricevere dalla madre il necessario nutrimento e liberarsi da incongrui materiali. Ora l’embrione non è di un vertebrato qualunque, ma di un vertebrato superiore, ossia di rettile, uccello o mammifero, perchè soltanto in questi vertebrati si sviluppano le due produzioni anzidette.

Coll’apparsa della placenta l’embrione [p. 219 modifica]manifesta il suo carattere di mammifero placentario, ed essendo la placenta stessa di forma discoidale, quello di mammifero di uno degli ordini più elevati. Solo negli ultimi stadii di sviluppo l’uomo si stacca anche da questi ordini ed assume i distintivi che lo contrassegnano di fronte agli altri mammiferi.

L’embrione dunque non si forma d’un tratto con tutte le sue parti perfettamente organizzate; ma somiglia dapprima, allo stato di uovo, agli infimi esseri unicellulari, e solo in seguito, progredendo nel suo sviluppo, assume a grado a grado i caratteri di animali vieppiù elevati, finchè riceve quelli che costituiscono la sua esclusiva proprietà. Questo fatto, per quanto possa sembrare semplice ed inconcludente, è di un’alta importanza nella ricerca dell’origine dell’uomo.

L’omne vivum ex ovo regge oggi così bene alla critica come ai tempi di Redi; invero anche l’uomo in origine non è che un uovo, ossia per usare un’altra parola, una cellula. L’uovo umano, quando è completo, è una cellula utricolare che si compone di una membrana e di un contenuto, il quale ultimo fa vedere il nucleo. Se facciamo il paragone fra l’uovo umano e una cellula, troviamo che alla membrana cellulare corrisponde nell’uovo la zona pellucida o radiata, al contenuto cellulare il vitello o tuorlo, al nucleo la vescicola germinativa ed al nucleolo la macchia germinativa. L’uovo umano è tanto simile a quelli degli altri mammiferi che è difficile distinguerlo da essi, e le sue dimensioni sono piccolissime, poichè il diametro non misura che 0,17 mm. [p. 220 modifica]

L’uovo umano può dirsi una cellula non soltanto per le ragioni suesposte delle struttura, ma anche per la sua maniera di riproduzione, poichè usando reagenti adatti, durante la sua divisione si possono osservare quelle stesse figure cariocinetiche che ci presentano le cellule, tanto animali che vegetali, in via di moltiplicazione. Fra la maggior parte delle uova e le cellule comuni esiste tuttavia una differenza, ed è quella che l’uovo si riproduce soltanto dopo che ha sentito l’influenza dello spermatozoide, ossia dopo che è stato fecondato, mentre la cellula comune non ha bisogno di quest’atto preparatorio.

Gli animali si possono suddividere in protozoi e metazoi, ossia in animali unicellulari e pluricellulari; i primi sono costituiti di una sola cellula, i secondi di molte cellule disposte in modo da formare dei tessuti più o meno ccmplessi. L’uovo umano essendo una cellula, ne viene la conseguenza che l’uomo, allo stato di uovo, deve essere classificato fra gli animali unicellulari o protozoi, o, come si esprime il Morselli (Antropologia generale, p . 522), «tutti gli animali superiori, compreso l’uomo, derivano originariamente da un organismo unicellulare».

Affinchè l’uovo possa superare questa fase del suo sviluppo, occorre che venga fecondato.

Fino al 1827, epoca nella quale Carlo Ernesto von Baer scoperse l’uovo umano, si credeva che il follicolo di Graaf fosse l’uovo, mentre questo follicolo non è che un ovisacco, nel quale l’uovo si forma; ma anche in quel minuto prodotto che oggi chiamiamo uovo hannovi parti più o meno importanti, anche prescindendo dalle uova [p. 221 modifica] composte di alcuni invertebrati. Infatti, il deutoplasma ha un’importanza minore del protoplasma, perchè è da questo che si origina l’embrione, mentre quello non serve che alla nutrizione di esso, e pertanto osserviamo che il deutoplasma, potendo essere in tante maniere costituito, varia assai nella sua quantità, fino ad essere scarsissimo, come osserviamo nelle uova aleciti di alcuni invertebrati e degli stessi mammiferi. Nell’uovo poi maturo e fecondato va attribuito il massimo valore al nucleo di segmentazione, poichè è da questa parte cellulare che si può dire ermafrodita che prende le mosse la formazione dell’embrione. L’uovo anche completo, ma non maturo nè fecondato, è un essere allo stato larvale che ha bisogno di subire una metamorfosi per rendersi atto alla generazione, e sotto questo punto di vista si può parlare della pedogenesi nelle uova degli animali partenogenetici.

Avvenuta la fecondazione, l’uovo si segmenta, si forma la morula, successivamente la blastula e poscia la gastrula, la quale, quando è tipica, come si riscontra negli animali inferiori, è costituita di epiblasto, ipoblasto, archenteron e blastoporo. Da protozoario l’embrione passa così allo stato di metazoario.

La teoria della gastrula, bandita da Haeckel, ha esercitato una grande influenza sulla biologia, perchè agli zoologi ha insegnato di separare gli animali gastrulati o metazoi dagli agastrulati o protozoi, ha mosso gli embriologi alla ricerca della gastrula in tutte le branche delle serie animali, ed ha perfino eccitato i paleontologi a rovistare le loro collezioni per vedere se fosse possibile rintracciarvi la Gastraea. [p. 222 modifica]

Il fatto è, che parte per osservazioni eseguite e parte per analogia, noi siamo autorizzati ad affermare che tutti i metazoi, dalla spugna all’uomo, attraversano nel loro sviluppo lo stadio di gastrula. Questa forma embrionale non è peraltro in tutte le classi animali egualmente chiara ed evidente, e ciò in forza del principio che l’ontogenesi è bensi una filogenesi ripetuta, ma anche abbreviata e più o meno modificata e qualche volta per così dire mascherata.

La scoperta della notocorda o corda dorsale nei tunicati ha condotto ad avvicinare questi animali ai vertebrati, tanto più che in quelli, come in questi, havvi un vestibolo comune ai due apparecchi digerente e respiratorio, ed in ambedue i gruppi il sistema nervoso centrale ha una posizione dorsale. Tunicati e vertebrati si possono dunque comprendere in un’unica serie che è quella dei Cordonati o Cordati, perchè possiedono una corda dorsale sia permanente, sia transitoria.

Quando in un embrione apparisce la notocorda, noi sappiamo che si tratta di una specie superiore agli Acordati; per conseguenza l’embrione umano, non appena riceve la notocorda, va a schierarsi fra gli animali cordati. Infatti, nell’embrione precitato, ed in quello dei mammiferi in genere, la corda dorsale si forma assai per tempo e cioè nella seconda settimana a spese dell’ipoblasto, e sembra risultare dalle osservazioni di Van Beneden che, come altri organi, anch’essa si presenti nei primi stadii sotto forma di doccia (canale cordale), anzi che di cordone cellulare, come generalmente si crede.

Quasi a conferma di quest’ingresso dell’embrione umano nella serie dei Cordati, apparisce [p. 223 modifica] in esso sopra la notocorda, e quindi al lato dorsale, circa allo stesso tempo la doccia midollare che in prosieguo di sviluppo diventerà il tubo midollare e costituirà gli organi centrali del sistema nervoso.

L’embrione umano, che coll’apparsa della notocorda è entrato nella serie dei cordati, si schiera più tardi fra gli ittiopsidi, i quali, se prescindiamo dai tunicati, costituiscono l’infimo gruppo della serie. Finchè la sua corda dorsale non possiede la guaina scheletogena, esso non supera quella fase che nei leptocardii (Amphioxus) è permanente, e finchè questa guaina è continua e cartilaginea, non ha oltrepassato quella dei marsipobranchii e di alcuni elasmobranchii; soltanto coll’ossificazione parziale o totale di essa entra nel novero degli ittiopsidi più elevati. Si suol dire che l’Amphioxus è l’embrione permanente dei vertebrati, e questa frase è giusta nel senso che tutti i vertebrati, non escluso l’uomo, attraversano uno stadio, generalmente di breve durata, nel quale esiste nell’embrione una notocorda semplice, costituita di cellule ordinarie embrionali ed alquanto più tardi rivestita della guaina e cuticola propria, ma non ancora COperta dalla guaina scheletogena.

Il carattere fondamentale degli ittiopsidi, pel quale da lungo tempo questi si tengono separati dagli altri vertebrati sotto il nome di vertebrati inferiori, è la mancanza dei due invogli fetali che appariscono costantemente nei vertebrati superiori, l’amnios cioè e l’allantoide. Siccome questi invogli hanno grande importanza per la protezione e nutrizione del feto, si formano in uno stadio molto precoce dello sviluppo [p. 224 modifica] di questo; ma havvi una fase nella quale mancano ambedue, durante la quale l’embrione umano trovasi in quelle condizioni che sono durature negli ittiopsidi.

Un’altra testimonianza del passaggio dell’embrione umano traverso la fase di ittiopside l’abbiamo nella presenza di archi branchiali nei feti molto giovani. La respirazione branchiale durante tutta la vita od almeno allo stato giovanile è una delle caratteristiche degli ittiopsidi, mentre i vertebrati superiori respirano per sacchi polmonali o per polmoni. Se esaminiamo un feto umano dell’età di tre a quattro settimane, vediamo su ciascuna faccia laterale dell’estremità cefalica tre o quattro archi branchiali e fra di essi delle fessure che sono le fessure branchiali. In essenza, l’estemità anteriore di un tale embrione ha grande somiglianza con quella di un pesce.

Gli archi branchiali anzidetti non portano branchie, nè servono alla respirazione del feto, alla quale è provveduto altrimenti; ma tuttavia questi archi appariscono quali testimoni dello sviluppo filogenetico per dare poi origine ad ossa diverse del cranio.

Nei riguardi filogenetici l’uomo è entrato coll’apparsa dell’amnios e dell’allantoide nella schiera dei sauropsidi; ma nello sviluppo ontogenetico questi due invogli, per le ragioni giá esposte, si formano anzi tempo, per cui sembra che gli altri caratteri proprii dei sauropsidi giungano in ritardo.

Il principio dello stadio sauropsideo non va quindi calcolato dal momento dell’apparsa dei suddetti invogli, ma da quello dell’apparsa di [p. 225 modifica] altri caratteri concomitanti, fra i quali si deve porre in prima linea la formazione del setto interventricolare del cuore. Questo sepimento comincia a mostrarsi alla fine del primo mese della vita fetale ed è completo, come già si disse, alla fine della settima settimana. Siccome alcuni sauropsidi hanno il cuore triloculare con accenno in tal caso alla quadrilocularità, perchè nel ventricolo esiste un setto incompleto, ed altri un cuore quadriloculare (coccodrilli ed uccelli), così sembra doversi ritenere che lo stadio sauropsideo del feto umano abbia principio colia fine del primo mese di età, si renda nel corso dello sviluppo vieppiù manifesto, e finisca al momento dell’apparsa dei caratteri teriopsidei.

L’embrione umano entra relativamente presto in quest’ultimo stadio del suo sviluppo, e tale entrata è annunciata dalla apparsa dei caratteri proprii ai teriopsidi o mammiferi. Alla fine del secondo mese della vita embrionale scomparisce la cloaca, nel terzo mese comincia a formarsi dal cervello posteriore il ponte di Varolio, alla fine di questo stesso mese od al principio del quarto si mostrano sotto forma di zaffi epiteliari provenienti dallo strato mucoso le ghiandole mammarie, alla fine del terzo mese appariscono ancora i germi dei peli che guadagnano la superficie del corpo alla fine del quinto mese, e fra il quarto e quinto mese il cervello riceve il corpo calloso.

Da questi dati, cui altri si potrebbero aggiungere, risulta che l’embrione umano entra intorno al terzo mese di età nello stadio teriopsideo, e percorre successivamente quattro periodi, e cioè i seguenti: [p. 226 modifica]

1.° il periodo di prototerio fino alla scomparsa della cloaca (fine del secondo mese);

2.° quello di metaterio fino all’apparsa di una placenta (terzo mese);

3. quello di euterio fino al cuoprimento del cervelletto da parte dei grandi emisferi cerebrali (sesto mese);

4.° quello di aristoterio che comincia a questo punto e finisce coll’apparsa dei caratteri proprii all’uomo (settimo mese).

A sette mesi il feto può nascere vitale, il che vuol dire, secondo il Morselli, che le ultime settimane corrispondenti all’ottavo, nono e decimo mese dell’ordinaria gravidanza, che si calcola nella donna e negli antropoidi a 280 giorni, servono quasi unicamente a consolidare la struttura organica del nuovo individuo e ad armarlo viemmeglio per la lotta che tosto incomincierà, nel nascere, contro gli agenti naturali esterni [1].

È verso la fine della vita intrauterina che l’embrione umano si mostra chiaramente quello che è, mentre quanto più si risale verso gli stadii primitivi, tanto più indeterminata diventa la sua forma, così che l’uovo umano è appena distinguibile da quello di un grande numero di animali anche molto bassi nella scala zoologica. Con altre parole, i caratteri vanno divergendo verso il termine della vita intrauterina, e convergendo verso l’inizio di essa.

Se si osserva la durata approssimativa delle diverse fasi che attraversa l’embrione umano fino al momento, in cui raggiunge i suoi [p. 227 modifica]caratteri specifici, si vede che le prime decorrono velocemente e si seguono l’una l’altra a breve distanza di tempo, così che, secondo le nostre vedute, il feto entra già nel terzo mese nella fase teriopsidea, mentre gli ultimi stadii durano un tempo relativamente lungo. Sembra quindi che si possa stabilire una legge fondamentale in questi termini: Le varie fasi dell’ontogenesi hanno durata tanto minore, quanto più sono prossime ai primordii dello sviluppo, e tanto maggiore, quanto più si avvicinano al termine della maturità fetale.

Io ho qui considerato l’ontogenesi dell’uomo sinteticamente ed a larghi tratti, ma non sarebbe difficile il prendere in esame ogni singolo organo, per dimostrare come ciascuno conduca alla medesima conclusione, cui siamo giunti studiando lo sviluppo del cuore. Ma anche dalle poche cose suesposte possiamo inferire che l’uomo durante il suo sviluppo individuale attraversa certe fasi che per lui sono transitorie, mentre le troviamo permanenti in animali che gli sono sottoposti nella scala zoologica.

L’embriologia ci ha rivelato alcuni fatti che avvicinano l’uomo agli animali. Faremo cenno di alcuni.

1.° Due ossa frontali. — L’uomo possiede generalmente un unico osso frontale e solo in alcuni casi di anomalia ne vediamo due simmetrici, separati l’uno dall’altro col mezzo di una sutura, che dalla radice del naso si estende in alto e dietro fino al bregma e dicesi sutura frontale o fronto-frontale od anche metopica. Nei mammiferi invece l’osso frontale è generalmente doppio. Ed altrettanto noi osserviamo [p. 228 modifica]nell’embrione; esso ha due frontali, i quali in seguito si fondono in un unico osso.

2.° L’osso incisivo. — I mammiferi possiedono in regola le ossa incisive od intermascellari bene sviluppate e ben separate l’una dall’altra; nell’uomo invece si è lungamente creduto che manchino affatto, e fu perfino da un anatomico espressa l’opinione che sieno andate perdute per l’effeminato e pervertito suo modo di vivere. Ma questi ossicini furono scoperti anche nell’uomo; ma nell’uomo nei primordii della sua vita, prima che veda la luce del sole, saldandosi queste ossa prestissimo coi mascellari superiori. Dunque anche per tale carattere l’embrione s’accosta agli altri mammiferi più dell’uomo adulto.

Dell’osso incisivo si conservano le traccie nell’uomo adulto assai più sovente che non si creda; infatti il dottor Moschen ed io abbiamo trovato nel 1880 la sutura intermascellare nel 60 per 100 dei cranii trentini da noi esaminati, ed io la rinvenni dappoi anche in molti cranii veneti assai manifesta.

3.° Vertebre coccigee. — La porzione codale o coccigea della colonna vertebrale è affatto rudimentale nell’uomo, essendo formata di tre a cinque piccole ossa che articolano insieme e delle quali il primo si fonde spesso coll’osso sacro. Negli altri mammiferi, invece, il numero delle vertebre codali è talora straordinariamente grande; così nel genere Manis troviamo perfino 46 di queste vertebre costituenti una coda lunghissima. Veniamo all’embrione umano.

Secondo Fol l’embrione umano di mill. 5,6 di lunghezza ha 36 vertebre, quello di 7 mill. 33 [p. 229 modifica]vertebre e quello di 9-10 millim. 38 vertebre. Il tubo midollare, in questi embrioni, si estende fino all’estremo posteriore e quasi altrettanto fa la corda dorsale. Nell’embrione di 12 settimane, lungo 12 mill., le vertebre 38ma, 37ma e 36ma si fondono in un’unica massa, e la 35ma perde i suoi contorni netti. Un embrione di 19 mill. di lunghezza non ha che 34 vertebre e la coda è meno sporgente di prima. Da ciò si deve concludere, che in tempi remoti la coda dell’uomo aveva una lunghezza maggiore dell’odierna, conclusione che è avvalorata dalla osservazione di Leo Gerlach, che descrisse un embrione umano con filamento caudale lungo e liberamente sporgente, e da quella di Ecker che nella regione caudale di embrioni e di alcuni adulti trovò la foveola coccygea.

4.° Il pelo. — La maggior parlo dei mammiferi sono coperti di pelo lungo e sparso su tutto il corpo, restando libere le sole porzioni estreme degli arti; nell’uomo adulto invece il pelo è breve e scarso, eccettuate alcune regioni del corpo molto ristrette. L’embrione umano si avvicina ai mammiferi, perchè tutta la sua superficie, comprese la fronte e le orecchie, è fittamente, nel sesto mese, ricoperta di pelo sottilissimo e lanoso, la così detta lanuggine; ed è un fatto significante che le palme delle mani e le piante dei piedi sono al tutto nude; mentre la lanuggine raggiunge uno sviluppo notevolissimo sulla pelle che riveste il tubercolo caudale che ha un’esistenza fugace.

Per comprendere l’intimo significato dello sviluppo supponiamo che la specie D sia discesa dalla specie C, e la C dalla specie B, e

Note

  1. Vedi Morselli, Antropologia generale, p. 557.