Astronomia/Capitolo terzo/6

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Comete, Stelle cadenti e Meteoriti

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Joseph Norman Lockyer - Astronomia (1904)
Traduzione dall'inglese di Giovanni Celoria (1904)
Comete, Stelle cadenti e Meteoriti
Capitolo terzo Capitolo quarto
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§ VI.

Comete, Stelle cadenti e Meteoriti.


170. La forza attrattiva della immensa massa solare si fa sentire ancora molto al di là nell’orbita di Nettuno; epperò mentre, come già s’è Fig. 37. notato, si dà il nome di Sistema planetario al gruppo dei corpi fin qui da noi passati in rapida rivista, quello che si chiama Sistema solare estendesi molto oltre i confini dello spazio occupato dai pianeti. Ne danno prova le comete periodiche, le stelle cadenti [p. 162 modifica]ed i meteoriti, corpi celesti che sono venuti e vengono da lontanissime regioni a far parte, stabilmente o temporariamente, del Sistema planetario.

171. Chi ha veduto una cometa almeno una volta in vita sua, certo non ne avrà scordalo il Fig. 38.singolare aspetto, e a chi non ne vide mai può la figura 37 darne una pallida idea.

1 due disegni delle fig. 37 e 38, che riproducono: l’uno l’immagine della cometa Donati apparsa nel 1858, l’altro, in maggior scala, la forma del suo capo, non si devono per altro prendere per tipo di tutti gli astri che vanno sotto il nome di comete. [p. 163 modifica]

La parola cometa significa astro chiomato, ma non tutte le comete hanno quella specie di chioma, fig. 38, dalla quale prendono il nome; soventi esse hanno una coda, talvolta due o più, più soventi ancora esse appaiono come un punto brillante in mezzo ad un’aureola o nebulosità circolare; svariatissime sono in generale le forme loro, tanto varie che si può quasi dire non ve ne sian due affatto uguali fra loro1.

172. Le comete presentano in generale verso il loro mezzo un punto, che dicesi nucleo, più splendente del resto della loro massa; quando hanno coda, questa è pur luminosa, ma meno del nucleo, e d’ordinario meno lunghesso la linea mediana che sui lembi; la coda fa l’effetto di una vaporosità tubulare che vada man mano diminuendo di densità dal nucleo alla estremità, e si perda quasi sfumando nello spazio.

Le dimensioni di molte comete sono veramente enormi; in compenso le densità delle loro masse sono relativamente piccolissime; la cometa di Donati ad esempio era splendidissima, seguita da coda che misurava in lunghezza molti e molti milioni di chilometri; eppure attraverso ad essa si [p. 164 modifica]potevano scorgere stelle debolissime che la più leggera nuvoletta avrebbe offuscate2

173. Le orbite delle comete hanno tutte le inclinazioni possibili rispetto al piano dell’eclittica; il moto delle comete è diretto per alcune, retrogrado per altre; le orbite loro sono in generale molto eccentriche, ossia allungatissime, e in ciò molto si differenziano delle orbite planetarie, le quali sono quasi circolari.

A cagione della gronde distanza a cui le comete si allontanano dal Sole quando percorrono la parte più remota della loro orbita allungata, esse rimangono invisibili nella maggior parte del loro corso, e cominciano a splendere solo nelle vicinanze del Sole, quando il grande astro le illumina colla sua luce, e sollevando in esse col suo calore nuove ed immense masse di vapore, accresce a molti e molti doppi il loro volume.

Molte comete nel loro perielio (punto della loro orbita più prossimo al Sole) si avvicinano al Sole più che la Terra, e non poche invadono la regione in cui si muovono Venere e Mercurio; la cometa apparsa nel febbraio del 1880 si avvicino al Sole tanto da toccarne quasi la superficie3. [p. 165 modifica]

174. Alcune fra le molte comete conosciute od apparse da remotissimi tempi appartengono realmente al Sistema planetario, ed attualmente sono membri anch’esse di quella famiglia di astri che circolano intorno al Sole entro orbite determinate.

Di tutte le altre comete però non si può dire altrettanto; queste sono piuttosto visitatrici che abitatrici della regione celeste occupala dal Sistema solare; esse, provenienti da lontanissime regioni [p. 166 modifica]dello spazio, entrano, attratte dalle masse planetarie e dal Sole, nel nostro Sistema, lo attraversano, passano vicino al centro del medesimo, poi tornano verso altre regioni del cielo per non far forse mai più ritorno alla regione nostra.

Le comete che fanno stabilmente parte del Sistema solare e sono vincolate entro la sfera d’attrazione del Sole, s’aggirano attorno a questo entro orbite di forma ovale allungata (vedi fig. 27), sicchè se ne possono agevolmente calcolare i ritorni periodici al punto della loro massima vicinanza al Sole, punto a cui gli astronomi sogliono dare, come già abbiamo detto, il nome di perielio.

Nel numero di queste comete periodiche trovasi la cometa di Encke, che ha un periodo di circa 40 mesi, e quella di Halley, che torna al perielio ogni 74 anni circa4.

175. Anche le comete più splendide, come appunto quella di Donati, e quella più antica e famosa di [p. 167 modifica]Halley, non sono visibili se non quando si trovano in vicinanza al Sole; il maggior numero delle comete passa inosservato al pubblico perchè telescopiche ed indiscernibili ad occhio nudo.

È questa la ragione per cui fin quasi ai tempi nostri le comete, e per la loro rarità e per le loro forme strane, furono per le moltitudini oggetto di terrore, e le loro comparse tenute in conto di presagi funesti.

176. Un’altra classe di corpi celesti, che ho detto appartenere al Sistema solare, è quella delle cosi dette stelle cadenti, o volgarmente meteore.

Chi ha osservato il cielo nelle notti serene, non può non aver notata la repentina apparizione, in vari luoghi del firmamento, di punti brillanti come stelle, che, velocemente descrivendo un breve tratto di cielo, scompaiono pure repentinamente, lasciandosi talora dietro un momentaneo strascico luminoso. Non v’ha notte dell’anno in cui non si vedano siffatte apparizioni, e anzi in certe determinate epoche esse sono così numerose che ricevettero il nome di pioggie o di flussi di stelle cadenti.

Sono esse corpuscoli infiammati, di dimensioni relativamente minime, che attraversano la nostra atmosfera.

177. 1 corpuscoli cosmici, di cui parliamo, sono per sè stessi oscuri, come qualsivoglia corpo planetario, ma, dotati come sono di un moto rapidissimo, allorchè si precipitano attraverso la nostra atmosfera, si riscaldano siffattamente, a cagione dell’urto e dell’attrito contro le molecole dell’aria, che si accendono, e si consumano affatto prima di poter cadere sulla Terra. La loro massa è esigua; il loro peso di rado raggiunge alcuni grammi, quasi sempre equivale ad una frazione di grammo; il loro numero è grandissimo. [p. 168 modifica]

178. Assidue osservazioni hanno mostralo che in certe notti, la maggior quantità di stelle cadenti sembra scaturire da determinate plaghe del cielo, e in altre notti da altre plaghe; hanno pur reso evidente che le così dette pioggie di cadenti si producono in certe epoche determinate delle quali le più rimarchevoli sono il 13-14 di novembre, il 23-27 di novembre e il 10 di agosto. Le stelle della prima di queste epoche paiono escire dalla costellazione del Leone, e furono perciò dette Leonidi; le stelle del 23-27 di novembre divergono in apparenza dalla costellazione di Andromeda, e col nome di Andromedeidi o di Andromedidi vengono indicate; le stelle di agosto partono dalla costellazione di Perseo, e furono dette Persèidi.

Le Perseidi dell’agosto da tempo ogni anno si possono osservare, pur variando esse assai di numero e di splendore nelle loro diverse apparizioni. In alcuni anni se ne contarono da 150 a 200 in un’ora; in altri il numero loro in un’ora discese a 30 e a 20.

Le Leonidi e le Andromedeidi ogni anno ripassano in piccolo numero, ma a periodi determinati diedero, in epoche anche non lontane, luogo a splendide e memorabili pioggie di stelle cadenti.

179. Lo studio accurato dei periodi di massima frequenza nelle loro apparizioni, della direzione generale delle brevi linee o traiettorie che descrivono, dei luoghi del cielo dai quali sembrano irradiare, ha reso palese il fatto che le stelle cadenti appartengono a sciami o correnti di corpuscoli cosmici solidi, oscuri; che questi sciami provengono da lontanissime regioni del cielo, e, attratti dal Sole, passano, nel loro viaggio attraverso allo spazio, in vicinanza del Sole stesso; che alcuni di essi sciami formano immensi anelli ellittici rotanti intorno al Sole. [p. 169 modifica]

Ma il più singolare risaltato ottenuto dall’esame della forma, della grandezza e della posizione delle orbite di così fatte correnti meteoriche, si è la quasi certezza che esse hanno grande analogia colle comete, parecchie di queste essendosi dimostrato avere orbite identiche a quelle di certi nembi di stelle cadenti. Si crede anzi che le stello meteoriche o cadenti siano prodotte dalla dissoluzione totale o parziale delle comete in piccolissime e numerosissime particelle5 [p. 170 modifica]

180. Noto quanto quello delle stelle cadenti è il fenomeno della caduta degli aeroliti, masse di pietra o di metallo che cadono dal cielo solcando l’atmosfera con grande sviluppo di luce, e piombano sulla Terra con grande impeto e fracasso. Diconsi anche meteoriti o pietre meteoriche; sono corpi cosmici che attraversano l’atmosfera terrestre con grandissima rapidità, e devono l’incandescenza loro al calore sviluppalo dalla compressione dell’aria che essi attraversano.

Hanno aspetto frammentario, e alla loro superficie appaiono fusi e in certo modo vetrificati; hanno volumi e pesi diversissimi; i maggiori pesano 25000-780-300 chilogrammi e sono eccezioni; raramente essi superano i 50 chilogrammi, e il peso loro discende talora a qualche grammo e a pochi decigrammi perfino; esemplari di meteoriti vengono oggi conservati nei principali musei di Europa.

181. I chimici, com’è ben naturale, si sono affrettati a studiare la composizione di quei frammenti di meteoriti che loro vennero fra le mani, e trovarono che, sieno essi di natura quasi esclusivamente metallica (contenendo ferro, nichelio, ecc.), sieno essi di natura prevalentemente pietrosa (contenendo silice, magnesia, allumina, ecc.), sono però tutti composti di materiali congeneri a quelli che compongono molte roccie terrestri. Non si sono [p. 171 modifica]mai in essi incontrate traccie di sostanze che non esistano sulla Terra, o nel Sole; 25 degli elementi chimici noti, l’elio incluso, furono trovati negli aeroliti, ma finora di elementi nuovi neppure uno.

182. In un determinato luogo della Terra la caduta di un meteorite è fenomeno rarissimo. Le statistiche però portano in media a 180 le cadute di meteoriti ogni anno osservate sui diversi continenti, e poichè grandissima è l’estensione degli oceani, e grandi sono le plaghe continentali o deserte o barbariche, forza è pensare che il numero dei meteoriti realmente cadenti è ben maggiore dell’osservato, e che la caduta di pietre meteoriche sulla Terra in generale è fenomeno di ogni giorno.

Alcuni ritengono che stelle cadenti e meteoriti sono una stessa cosa, che le apparenze loro formano i punti estremi di una scala di fenomeni lo quale offre dall’uno all’altro una serie di gradazioni continua, e che differiscono fra di loro in ciò solo che le cadenti passano ad una distanza molto più grande dalla Terra. Nello stato attuale della scienza tutte queste cose non si possono però ritenere abbastanza dimostrate; meteoriti e stelle cadenti sono certamente corpi cosmici, ma, se sieno o non una stessa cosa, rimane per il momento insoluto.


  1. Le più grandi comete osservate mostrarono ad una ad una apparenze speciali, pur tutte avendo una fisionomia stessa, quasi di famiglia; le une bianche come d’argento, le altre rosseggianti, sanguigne; le une diritte come una lama di stilo, le altre curve come una scimitarra; le une sottili e lunghe, le altre corte e larghe; le une di larghezza uniforme, le altre aperte a mo’ di ventaglio; tutte grandi però, tutte splendenti, fantastiche e trasformantisi con rapidità.
    Non tutte le comete raggiungono grande splendore; molte, la più gran parte anzi, rimangono invisibili all’occhio nudo e vengono per ciò dette telescopiche: anch’esse però presentano forme diversissime, strutture irregolari, mutabili.
  2. Fra le grandi comete del nostro secolo, oltre quella di Donati ricordata nel testo, vanno annoverate quelle del 1807, del 1811, del 1835, del 1843, del 1861, del 1862, del 1874, del 1880, del 1881, del 1882. Dopo le splendide comete del 1881 e del 1882 nessuna più venne a colpire veramente l’attenzione del pubblico nel nostro emisfero.
  3. La cometa prima del 1882 passò il 10 di giugno a nove milioni di chilometri dal Sole, un sesto circa della distanza che dal Sole separa Mercurio; la cometa seconda del 1882, altrimenti la grande cometa del 1882, passò il 17 di settembre, giorno della sua minima distanza dal Sole, a poco più di un milione di chilometri da esso, non lo urtò, ma per un giorno affogò, uscendone incolume, nel profondo strato di luce che circonda il Sole.
         Le comete, per la natura e varietà delle orbite loro si avvicinano qualche volta anche molto alla Terra. La grande cometa del 1874, ad esempio, passò nel luglio sì vicino alla Terra, clic por poco questa non rimase dalla sua coda avvolta, o nulla vieta a pensare che altre comete possano avvicinarsi alla Terra assai di più, rasentarla, scontrarla anche.
    La maggior parta delle comete osservate ha il perielio della propria orbita nello spazio che corre fra il Sole e la Terra; per pochissime il perielio cado fra Marte e Giove. Non c’è ragione di pensare che non debbano esistere comete aventi il perielio della propria orbita negli spazii interplanetari fra Giove e Nettuno; solo è logico ritenere che tali comete distano troppo dal Sole per diventare visibili dalla Terra.
    Le comete osservate sono oramai a centinaia, e il numero loro cresce ogni anno. Durante l’intero secolo decimosettimo si hanno notizie di sole 27 comete viste, mentre oggi altrettante comete si osservano in media in meno di quattro anni. Un facile calcolo di probabilità, partendo dal numero delle comete note e osservate, non che dalla relativamente angusta plaga di spazio da esse occupata, guida per induzione al numero delle comete verosimilmente esistenti, numero che nello spazio universo sale, non c’è fondamento per dubitarne, a milioni.
    Limitandosi a considerare lo spazio occupato dal sistema del Sole, e ponendo per ipotesi uguale a 5 il numero delle comete che ogni anno, portate dal loro moto proprio, passano fra la Terra e il Sole, si trova che il numero delle comete, le quali ogni anno entrano nel Sistema solare e da esso escono, è eguale a 240, e che il numero medio delle comete esistenti in ogni istante di tempo entro il sistema del Sole non è minore di 5934. Si tratta di numeri verosimili e solo lontanamente approssimati, ma certo è che, relativamente al grande numero delle comete ognora esistenti nel nostro Sistema, minimo è il numero delle comete cui gli astronomi riescono ogni anno a vedere e osservare.
  4. Il numero delle comete periodiche delle quali il ritorno è stato osservato, sale in questo momento a diciotto. Alcune ritornano a lunghi periodi come quella di Olbers con periodo di anni 72,6; quella di Tempel con periodo di anni 33,2. Altre compiono l’orbita loro in intervalli di tempo relativamente brevi; tali sono la cometa D’Arrest con periodo di poco più che sei anni, la cometa Winnecke con periodo di cinque anni e mezzo, la cometa Faye con periodo di sette anni, la cometa Brorsen con periodo di 2032 giorni.
    Fra le comete di breve periodo merita una menzione speciale quella di Biela con periodo di sei anni e mezzo. Essa fu vista nelle sue apparizioni del 1772, del 1806, del 1826, del 1832, e la sua massa non presentò mai fenomeni singolarmente notevoli; durante la sua apparizione del 1845-1846 improvvisamente si sdoppiò; nel 1852 le due comete gemelle, frammenti della cometa primitiva, tornarono a riapparire con debolissimo splendore: dopo il 1852 avrebbero dovuto riapparire più volte, ma ogni volta furono cercate invano, sicchè della loro sparizione, o meglio, della dispersione delle masse loro non si può ormai più dubitare.
  5. Nota è la cometa la cui orbita è identica alle orbite percorse dallo sciame delle Leonidi, che produsse le stupefacenti e splendide pioggie meteoriche del 1799, del 1833 e del 1866 (13-14 novembre). Se ne aspettava il ritorno per il 14-15 novembre del 1899 o del 1900. ma la generale e viva aspettazione andò delusa.
    Se la Terra non attraversò lo sciame durante le ore diurne di quelle contrade che avrebbero potuto vedere la pioggia meteorica aspettata, forza è conchiudere che dopo il 1866 di molto si è modificata l’orbita percorsa dallo sciame negli spazii interplanetari, e che le nostre cognizioni sulla corrente delle Leonidi sono tuttora incerte, quelle sovratutto che riguardano la struttura e le dimensioni dello sciame nel verso normale alla corrente, che è quello secondo cui press’a poco la corrente stessa viene attraversata dalla Terra.
    A meglio conoscere la natura di questo sciame, che certo occupa co’ suoi corpuscoli in modo continuo e con gruppi di diversa densità e numero l’intera orbita sua, non resta per il momento agli astronomi che vegliare attentamente al suo ritorno di ogni anno, notando il numero delle stelle cadenti alle quali esso dà luogo, le variazioni di esso numero di anno in anno, così come già si fa collo sciame delle Perseidi.

         Allo sciame delle Andromedidi appartiene la cometa di Biela di cui il periodo di rivoluzione è uguale a sei anni e mezzo. La cometa da molti anni (v. nota a pag. 166) più non riapparve, e i suoi materiali probabilmente andarono dispersi. Rimane solo lo sciame meteorico che percorre un’orbita identica a quella della cometa, e che già produsse tre pioggie memorabili di cadenti, due negli anni 1872 e 1885 il giorno 27 del mese di novembre, una nel 1892 il giorno 23. La differenza delle date fu spiegata come effetto di perturbazioni nel movimento dello sciame prodotto dalla vicinanza del pianeta Giove. Nell’anno 1899 un certo numero di Andromedidi fu osservato la notte del 24 di novembre e negli anni prossimi bisognerà quindi fra il 23 e il 27 di novembre stare bene attenti per avvertire se un risveglio prima, una riproduzione poi della pioggia delle Andromedidi non avvenga, chè il volere preanunziare il prossimo ritorno di quella pioggia meteorica, finchè meglio non sia conosciuta l’estensione e la forma della corrente cosmica relativa, sarebbe opera di grande presunzione.