Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Andrea Bracci

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Andrea Bracci

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Pietro Bompiani Alessandro Calandrelli

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BRACCI ANDREA


Consigliere Municipale





IIl ricordo del nome e della vita sol non apprezza chi innanzi a se non vede la bella aurora dell’età nostra, chi in petto non sente un’anima a egregie cose anelante, chi ha la coscienza in negre ombre ravvolta, e sopratutto chi fu educato nelle tenebre dello oscurantismo, onde lo stringe timore, come se lo colpisse l’anatema, nel vedersi da biografica penna su breve pagina delineato, e la vana parola ripete di coloro, che, stazionari sempre, esclamano: la biografia deve scriversi dopo la morte e sol per gli uomini illustri. — Povere menti di tempi oscuri! — Povere intelligenze, che il sole non veggono del progresso! — Ma noi proseguiremo, con costante animo e con libera penna, a tramandare alla luce in biografiche memorie le virtù sopratutto dei benemeriti cittadini, che s’ebbero l’onore di assidersi in Campidoglio al comunale consiglio, cui incombe l’ardua missione di curare la fortuna della propria città. — E tra questi essendo l’egregio cittadino, quale è l’Ingegnere Andrea Bracci, prendiamo quindi a delinearne la vita. Nel maggio dell’anno 1828 nasceva egli in Roma da onesti e civili parenti, i quali ebbero a cuore di vederlo crescere informato ad una compita educazione, e delle più elette qualità della mente e dell’animo adornato. — E per verità le sollecitudini e le speranze dei genitori non andarono perdute, chè Andrea Bracci d’indole dolcissima, di cuore gentile, di sensi nobili, d’intelligenza svegliata, sviluppava negli anni, rivelando i più bei pregi, che impromettono immanchevole il frutto desiderato, che è quello di un uomo [p. 40 modifica]maturo nelle più elette discipline, e capace di essere giovevole a se, alla famiglia, alla patria. — Amante degli studi tutti li percorso, e la naturale inclinazione lo trasse principalmente ad approfondire sue cognizioni nella ingegneria, nella quale di fatti fece grandi progressi, e nella medesima di poi si sollevò così, che s’aprì anche la strada a cospicui guadagni, a molte clientele, ed è venuto semprepiù in bella reputazione. — E la nobile professione d’ingegnere esercitando, non tralasciò di applicarsi anche alla scienza economica, e si mostrò desideroso sempre di conoscere perfettamente l’arte del bene amministrare. — Epperò noi lo vediamo gl’interessi della famiglia con tanto sapere economico ed amministrativo trattare, ehe il proprio patrimonio ne va ognora più prosperando, e la domestica fortuna si mantiene. — E poichè a curare gl’interessi comunali v’ha d’uopo d’uomini, che non solo abbiano una eletta intelligenza, ma sì anco siano corredati di amministrative ed economiche cognizioni, e sentano amore del proprio paese, della terra dove son nati, del popolo, che richiede la loro opera per raggiungere una esistenza prospera, serena, tranquilla, così la cittadinanza romana fidente trasse al Campidoglio, siccome Consiglieri comunali, cittadini, dai quali s’attendeva l’utile derivarne dell’amministrazione e della finanza municipale. — Noi non diremo come a tanta aspettazione si corrispose, chè già la libera stampa e il lamento della città fecero palese la piaga, ond’era afflitto il Municipio, e con le nuove elezioni, con la composizione d’una nuova Giunta, alla saluto della municipale fortuna si sperò provvedere. — E noi abbiamo convincimento che sapranno gli uomini attuali al desiderio comune soddisfare, ed apportare alla città quel bene e quella prosperità, che fino ad ora fu vanamente sospirata. — Ed ò conforto che tutti gareggieranno per giungere all’ardua meta, e sentiranno i cittadini mandati al Campidoglio la dignità del proprio ufficio, e come a loro sia volto lo sguardo del popolo. — E per verità, dice il Palmieri, la vera, virtù solo sta nelle cose, che con fatica si fanno per salute di molti. — E l’Ingegnere Andrea Bracci ben fa sicurtà di se medesimo, perocchè è un integro cittadino, ornato delle doti più elette della mente e del cuore, e amante del bene del popolo. —

E queste pagine non solo saranno un caro ricordo al cittadino e alla patria, ma ai figli che ne avranno incitamento a seguire le orme paterne, e a più grandemente operare.



Roma — Ottobre 1874.