Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Luigi Gabet

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Luigi Gabet

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Gaspare Finali Vincenzo Galletti

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GABET COMM.E LUIGI



Consigliere Municipale





OOggi che la luce della civiltà e del progresso irraggia il secolo, oggi che d’ogni cittadino più. che in ogni altro tempo si scruta la vita e si ha vaghezza di conoscerne i meriti, oggi che v’ha d’uopo di mostrare quegli uomini che per elette virtù si distinguono, ha lo scrittore onesto e amante della patria santo dovere di scriverne un biografico ricordo, e illustrarlo principalmente della parte più fulgida che onora l’uomo, di cui si parla la vita, perocchè portando dinanzi alla mente della gioventù lo splendore delle virtù, queste s’imprimono più di leggieri nel cuore, e l’animo si dispone ad accoglierle ed a seguirle, e per tal modo nel mentre i benemeriti cittadini vengono semprepiù in reverenza e in onore, nei giovani si stabilisce l’esempio. Ed ecco il perchè nelle nostre pubblicazioni largheggiammo di elogio là dove il merito veramente esiste, e le onorate opere, e i pregi dell’ingegno, e le qualità del cuore emergono. E proseguendo noi a scrivere degli uomini che vivono la vita pubblica, e che seggono in cariche non ci allontaneremo giammai dal nostro proposito di dirne la lode quando è meritata, perchè a loro sia conforto dolcissimo, ai giovani esempio perenne. — E dopo ciò entriamo a discorrere la vita del chiarissimo cittadino Luigi Gabet. —

Nell’anno 1823 avveniva sua nascita in Roma da onorata e civile famiglia. — Crebbe studioso, e nella Romana Università maturava l’ingegno, ed usciane nel 1846 con la fama di giovane, che aveva saputo raccoglierne larghissimo frutto. — E di vero in quello stesso anno sì rapidamente si sollevava sua reputazione di valente ingegnere che il governo pontificio lo [p. 110 modifica]incaricava di stabilire la confinazione dello stato papale col regno di Napoli. — Appena poi cominciano i moti politici del 1848, e s’istituisce l’Artiglieria civica romana, egli concorre alla medesima, e il risultato de’ suoi esami è quello di essere nominato di subito Sottotenente, e scoppiato essendo l’incendio di guerra per la indipendenza della patria, egli parte con l’animo pieno di patriottico ardore. — In mezzo al fuoco nemico, nel fervore delle battaglie si mostrò valoroso, per modo che il generale Durando l’onorava di decorazione e lo promuoveva al grado di primo tenente. — Desideroso di entrare nell’artiglieria di linea torna a Roma, e dappresso concorso ottiene esservi nominato ufficiale. — I politici avvenimenti ebollivano. — Il Papa fugge di Roma. — Al Gabet vien dato l’incarico d’istruttore e con speciale ordine del giorno gli è conferita la promozione a primo tenente. —

Quanto egli emergesse, come salisse sempre più in distinto onore e si facessero sempre meglio palesi i suoi meriti lo prova la di lui nomina siccome membro della Commissione militare durante il governo provvisorio, volgendo il gennaio 1849, e quanto di lui appresso diremo. — Le aquile francesi minacciando piombare su Roma, tutte le forze italiane erano dirette a riunirsi, onde opporre barriera alla gallica tracotanza, e disponevansi ai primi gradi gli uomini di provata fede, di sperimentato valore, e di maggiore scienza militare. — Il Gabet era quindi dal ministro Avezzana prescelto Ufficiale di Stato maggiore generale alla 3.ª Sezione Artiglieria. — L’armata di Francia veniasi appressando con l’anelito di spegnere la proclamata Repubblica, e di suggere al petto d’Italia il sangue migliore. — S’ingaggiarono finalmente le battaglie, e il 30 aprile 1849 fu registrato nella storia solennemente glorioso, perocchè stettero le truppe italiane contro l’esercito francese come torri incrollabili, d’onde partivano fulmini di morte. — Ed il Gabet per la sua bravura s’ebbe non solo la medaglia d’argento, ma fu anco promosso capitano. — Successe quindi la tregua delle armi richiesta dal Lesseps. Infrattanto da Napoli il re Borbone muoveva con le sue truppe a combattere la Repubblica per aprire il varco a ricondurre sul trono il papa, che starasi rifugiato a Gaeta. — Però anche l’esercito borbonico provò quanto valga un popolo, che combatte per una càusa giusta, e s’ebbe la peggio. — A Velletri fu battuto e sconfitto con grandissima strage. — Il Gabet era stato assunto al comando dell’artiglieria, che seppe con molta perizia diriggere, onde affrettò l’eccidio e la fuga delle truppe del despota di Napoli. —

Avea giurato la francese repubblica di uccidere la repubblica romana, e questa dopo aver durato una lotta disperata con eroismo di gigante cadeva trafitta, e sul cadavere di lei s’inalzava di nuovo il trono papale. —

[p. 111 modifica] Il Gabet appartenendo ad nn corpo di truppa regolare chiedeva perciò il congedo, ma eragli diniegato, e poco di poi la cosidetta Censura pontificia, di feroce memoria, lo destituiva. —

Ritornava quindi ai prediletti suoi studi e all’esercizio della sua professione di architetto ingegnere, e così trascorrendo sua vita era nella aspettazione di tempi nuovi e più maturi, nè cessò mai dal concorrere al trionfo della causa liberale, epperò per essa non fu mai ritroso dal disporre anche delle proprie fortune.

Quell’illustre uomo, che fu il Duca Mario Massimo nominato Commissario per le ferrovie chiamò appresso se il Gabet, e lui prescelse quale Ingegnere controllo accordandogli piene facoltà, chè grandissima era la stima che a lui lo stringeva, perocché ne aveva ammirate le virtù del sapere, e le belle doti del cuore, ed il Gabet degnamente sempre corrispose all’alta estimazione, che di lui s’aveva, nè tralascieremo di notare come egli sia anche uno dei membri dell’accademia di S. Luca. —

Rassegnatosi dal Duca Massimo la carica di Commissario, ed incorporatosi questo ufficio al Ministero dei Lavori pubblici era il Gabet destinato al corpo d’acque e strade sotto il Ministro Baldini, dal quale s’ebbe distinti e gelosi incarichi. E di questi basti il noverare quello di presentare il progetto della stazione centrale di Roma, in cui rivelò tanta sapienza d’arte e altezza di concetto, che fu onorato eziandio della decorazione Piana, siccome lo fu di quella Gregoriana per i lavori della ferrovia di Civitavecchia. —

E a dimostrare la distinta considerazione, in che è riguardato il Gabet giovi pur notare come alloraquando venne in Roma l’imperatore Massimiliano d’infelice memoria, a lui fu dato l’onore di accompagnarlo, e l’imperatore a provargli come ne avesse alto soddisfacimento conferivagli la commenda dell’ordine della Guadalupa.

Roma finalmente è redenta e la sua fronte si cinge del diadema di capitale d’Italia. —

Il governo nazionale eleggeva di subito Luigi Gabet per i grandi lavori del trasferimento della capitale, nel che egli pose immenso interessamento e seppe tutto condurre con ordine mirabile, e con quella abilità sol propria della sua valentia.

A lui fu dato eseguire i lavori per la sistemazione del Ginnasio Ennio Quirino Visconti, i laboratori di Chimica, di fisiologia patologica, e di Chimica chirurgica, ed eseguì anco l’aula pel Senato del Regno e la riduzione dei locali annessi, e la sua opera fu quella che ridusse eziandio il locale per uso del ministero dei lavori pubblici, e s’ebbe molti altri incarichi, e dappertutto [p. 112 modifica]lasciò l’orma di un eccellente architetto ed ingegnere. — E fu perciò che dapprima venne fregiato della Corona d’Italia, e di poi fu promosso ufficiale nello stesso ordine e nominato Ingegnere capo del Genio civile. —

Fece egli parte della Commissione per l’esame del piano regolatore di Roma, e la cittadinanza romana nelle elezioni del 1873 lo volle al seggio dei consiglieri comunali al Campidoglio. — E in tale ufficio egli sempre ha combattuto e combatte schierandosi dalla parte dell’opposizione per allontanare e distruggere il fatale nemico della municipale finanza e della amministrazione — il dissipamento e lo spreco del danaro pubblico — e il suo scopo è quello soltanto di veder riordinato il Comune, non solo per l’onore e per il decoro di Roma, ma s1 anco per il bene del popolo, chè quando le fortune del Comune e dello Stato sono in rovina non può a manco non prodursi anche la rovina privata, e commercio e industria e tutto subirne estrema jattura. — Il Gabet ha propugnato e propugna sempre anco la regolarità dei lavori, epperò desidera che il municipale consesso con le cure di un padre di famiglia il tutto consideri e vegga se le forze del patrimonio comunale permettono lo accrescersi del materiale edificio, e quali opere siano sopratutto utili e necessarie a compiersi. —

Noi confidiamo che gli uomini, i quali di presente stanno alla trattazione delle cose comunali sapranno apportare quel riordinamento, che purtroppo in addietro spostossi nella municipale amministrazione, e sarà risollevata la pubblica e privata fortuna. —

Abbiamo pertanto in brevi tratti delineata la figura del Gabet siccome quella di un uomo, che alla sapienza dell’arte, alla vastità delle cognizioni, al pregio dell’onestà congiunge patriottismo sincero, desiderio incessante di veder migliorare la esistenza del popolo, accrescersi il comunale tesoro, prosperare le industrie e il commercio, e la sua Roma farsi sempre più degna capitale d’Italia nel suo materiale, morale, civile ed economico aspetto, Roma che egli ama con tutta la passione dell’anima, e che per non abbandonarla ha preferito ritrarsi dal servizio del governo, e prestare invece suoi servigi siccome Ingegnere capo della Provincia, nel quale ufficio di bella luce risplende.

Noi non diremo dei suoi tratti nobili, gentili, cortesi, dell’affetto di marito e di padre, che porta ad amatissima e gentilissima sposa e a tre diletti figliuoli, conchiuderemo sì bene affermando essere un benemerito cittadino degno di lodata memoria.


Tip. Tiberina — Settembre 1874. Riccardo Rait — Editore