Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Marco Boncompagni Ludovisi Ottoboni

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Marco, duca di Fiano

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Felice Ferri Gaspare Finali

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DI FIANO DUCA MARCO


Consigliere Municipale





LLa ricordanza gentile appresso i contemporanei ed i posteri, il nome scolpito dalla penna del biografo nell’albo istorico degli uomini egregi, l’onoranza di una pagina, che tenga viva la fama in mezzo alla famiglia, in mezzo alla patria, il suono della lode anche di pregi modesti, più che di altissime e peregrine virtù, sono cose, che apportano al cuore dell’uomo onesto e sapiente, del cittadino benemerito compiacenza dolcissima, e lo spronano a stabilire sempre più sul piedistallo delle onorate memorie la propria figura, anche ad esempio altrui, e a soddisfacimento della propria incontaminata coscienza. — E tanto più debbe essere circondato della luce di pubblica ricordazione colui, che dall’ordine di magnanimi avi discendendo, con le più elette doti della mente e con le più egregie qualità dell’animo fa onore alla chiarezza dello stipite, al lustro degli antenati, allo splendore della terra natale, alla grandezza della propria patria, imperocchè si dimostra per tal modo come nelle agiatezze della fortuna e tra gli splendori dell’oro crescono cittadini informati a civili e morali virtù, ai desideri di opere grandi, che valgono a produrre il bene del popolo, l’utile della città, la felicità della nazione — E in queste nostre pubblicazioni al fine intendendo di lasciare, siccome in un quadro d’onore, la memoria di cittadini distinti, ne andiamo perciò delincando la parte della vita più eletta, cioè quella delle virtù, [p. 98 modifica]affinchè rimanga nella cronaca dei nostri tempi una traccia luminosa degli uomini, che si acquistarono benemerenza, e che ad alcun pubblico ufficio salirono tratti dalla universale estimazione, e dall’affetto dei buoni.

Nè ci riterremo dal ripetere, come i trionfi della civiltà e del progresso abbiano anche innalzata semprepiù la missione dello scrittore, per modo che in mezzo allo splendore dei nostri tempi è desso, che crea la vita scientifica, morale, materiale, civile e politica, è desso, che presenta ai popoli la suprema maestra del vivere umano, cioè la storia, su cui scolpisce i fasti di tutte le età, perchè vi meditino le generazioni future, è lo scrittore, che conduce i popoli ad onorare i sapienti uomini e i virtuosi cittadini, è desso il fattore supremo del progressivo benessere della umanità e delle nazioni, e dinanzi alla sua penna cadono gli avanzi delle lunghe ignavie, e delle durate ignoranze, e disgombrandosi le nubi, appare il sole della verità, della libertà, della grandezza, e i popoli si stringono in fraternità di amore e di pace. E questo veniamo dicendo, perchè si apprenda come noi sentendo il dovere che ci preme, di tutta lena ci adoperiamo per concorrere colla nostra penna, qual ch’ella sia, a far più splendidi gli edifici della storia, e sopratutto ad ornare il nome di preclari cittadini di quell’aureola, della quale è degno per le loro opere, e per le loro più elette doti della mente e dell’animo.

E dopo ciò la nostra libera penna, con lo stile del biografo, incide sulla tavola istorica il nome di quell’egregio cittadino, che è il Duca Marco di Fiano discorrendone in brevi tratti la vita.

Noi non ci faremo ad esporre per cronologica narrazione la discendenza illustre, le glorie degli avi, i fasci della famiglia, chè negli storici volumi s’apprende come dallo stipite dei Duca di Fiano vennero uomini distintissimi nelle virtù dell’ingegno, come nelle opere della guerra, e in ogni tempo rifulsero i discendenti nepoti, che sulle orme camminarono dei virtuosi loro antenati.— Noi non ricorreremo nella lontananza dei secoli per insegnarne il primo germe, diremo soltanto che la famiglia dei Duchi di Fiano viene per antichissimi tempi chiarissima e nobile. — E dalla medesima discende Marco Duca di Fiano, il quale nasceva in Roma nell’anno 1820. I suoi genitori curarono d’istruirlo in ogni più eletta disciplina, ed egli rivelando vivacità d’intelligenza, nobiltà e bellezza di animo crebbe adornata di peregrino doti la mente, di egregie qualità il cuore, e va certamente distinto nel patriziato romano tra gli uomini di più scelta coltura. — E questo è il [p. 99 modifica]pregio più bello, è il più fulgido onore, perocchè avvenga purtroppo che chi sortì una culla dorata e crebbe ili mezzo alla fortuna degli agi, non curi di comporre ad isl razione la mente, e d’informare a gentilezza il cuore.

Il Duca Marco di Fiano fu vago mai sempre di estendere il corredo delle sue cognizioni, epperò si mostrò desideroso di trarre lezioni di umana sapienza anche dalla scuola pratica della vita, che è la scuola dove tutto si svolge l’immenso campo del vero, del buono, del bello, e da cui si beve quel sapere, che forma il cittadino utile, onesto,-integerrimo. — Ed amando istudiare nuovi uomini e nuove cose, si die paranco il Duca di Fiano al diletto del viaggiare, e dappertutto raccolse il fiore della sapienza, il frutto di cittadine c morali virtù, ed è riuscito uno di quegli uomini, che abbisognano negli alti uffici del Comune per la trattazione delle cose della propria città, per il bene del popolo, per la fortuna della patria.

Il Duca di Fiano non fu di queglino, che nelle ebollizioni politiche scendono in sulle piazze, e si danno a sbraitare, ad agitarsi, a commuovere, no, egli è un cittadino di liberi sensi, ma onesto, integro, di fermo carattere; che desiderò veder la patria sorgere nazione, e a questo intese colla forza del suo ingegno, colla potenza della sua fortuna, che esultò di gioia più bella il giorno, in cui vide la sua Roma cingere la fronte del diadema di capitale d’Italia, e da quel giorno portò fede che i tempi sarebbero corsi verso un avvenire migliore, nè per fermo fia manchevole, perocchè il cammino del progresso sociale, della perfetta civiltà, dei liberi tempi volge tacito, ma con rapido passo.

Il Duca di Fiano possiede pur cognizioni nelle economiche ed amministrative discipline, e sà perciò quanto v’ha d’uopo per dar vita sana e feconda alle pubbliche e private amministrazioni, e ravvisa appunto la fortuna del proprio paese, la felicità del popolo nella buona amministrazione sia del Comune, sia della Provincia, sia dello Stato.

La cittadinanza romana apprezzando le altissime doti, che onorano il Duca Marco di Fiano, finalmente lo voleva alla trattazione degl’interessi di Roma, riconoscendolo attissimo e degno di assidersi in Campidoglio tra i Consiglieri del Comune. E di fatti nelle ultime elezioni amministrative al distinto ufficio eleggevalo, ed era tempo che un nobile ed onoratissimo cittadino alla vita pubblica fosse condotto, imperciocchè noi crediamo che quando uomini, i quali alla chiarezza del casato e alla ricchezza di fortuna [p. 100 modifica]congiungono nobiltà d’animo, e integrità di carattere, e ricchezza di morali e civili virtù, e forza di indipendenza, si danno alla cura degl’interessi comuni, non può non derivarne quella prosperità, quella pace, quel benessere, che dà moto e sviluppo al commercio e all’industria, e circonda di una felice giocondità la famiglia, la città, la patria.

Il Duca Marco di Fiano è un nobile romano, che salendo la vetta del Campidoglio si rivela in tutta la più splendida figura di cittadino degno di siedere nel seggio degli antichi padri di quei nobili romani, che un tempo fecero di Roma la più bella, la più grande, la più gloriosa terra del mondo, e di una maestà, che durerà eterna, la circondarono.

Sì, noi lo vedremo operoso ed energico sempre portare al comunale edificio la pietra della sua intelligenza, e curare che la amministrazione e la finanza municipale si riassettino, per modo che un fonte di beni e di ricchezza ne derivi alla città.

Potremmo noi con più larga parola odi molti altri pregi, che adornano il Duca di Fiano discorrere, ma tutti riassumendosi nell’essere un cittadino saggio, virtuoso, onesto, liberale, d’animo nobilissimo, gentile, cortese, che all’utile di Roma, al bene della patria con tutte le forze della mente e del cuore coopera, noi stimiamo adempiere all’ufficio di scrittore imparziale consegnando il Duca Marco di Fiano alla perpetua c gentile memoria degna degli uomini benemeriti, imperocchè fa sicurtà l’altezza del carattere di lui, i sensi elettissimi, la operosità sua, perchè un giorno in più distinti uffici salendo di più bella e nuova luce risplenda.









R. FaitEditore — Roma. febbraio 1875 — Tip. del Popolo Romano.