Busto Arsizio - Notizie storico statistiche/Parte I/XII

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XII.


Il borgo riaperto al libero commercio — Processione di ringraziamcnto —
Occisione del capitano Domenico Rinaldo — Norme seguile dal clero durante il contagio.


„ Busto fu liberato dalla sospensione e gli furono restituite le bollette della sanità al 15 di febraio del 1631 un dì di sabbato, e restituito al commercio ed alli contratti come prima dall'illustre Tribunale della Sanità di Milano.

„ Al 26 di febraio poi un dì di mercore fu fatta una solenne processione di tutto il clero e di tutto il popolo di Busto dalla collegiata di S. Giovanni Battista alla chiesa della Madonna di Piazza per ringraziamento della restituita sanità e libertà di codesto popolo, ed ivi si cantò una messa della Madonna in musica.

„ Al cinque di marzo fu fatta un'altra simile processione, come sopra, dalla collegiata alla chiesa curata di S. Michele, dove si cantò una messa di Spirito Santo in oratiarum actionem.

„ La soldatesca che in allora stanziava nel borgo, essendo commissario generale di tutta l'armata il conte Giovanni Serbellone, era commandata da certo Domenico Rinaldo, capitano del colonnello Piccolomini alemanno.

„ Quale capitano fu poi ammazzato un giorno di S. Giorgio, in compagnia d'altri sei, vicino a Bernate sopra il ponte di Boffalora; là dov'erano andati per [p. 89 modifica]ricreazione in casa di quei Padri, per stare allegri. E dopo pranzo, avendo ben mangiato e meglio bevuto di quei vini potentissimi, montati a cavallo per ritornare a Busto, andando alla volta di Boffalora, videro un festino di ballo costì vicino. Avendo li spiriti troppo vivi, si messero a ballare coi cavalli; dove si ballava gli fu detto, se volevano ballare, che smontassero, che avrebbero avuto tutte le ricreazioni che avessero potuto desiderare, ma essi tocchi dal vino, in cangio di accettare la cortese esibizione fattagli, calarono le tercette1 per scoccargli contro; ma li altri più accorti di loro, gli spararono di buone archibugiate, e ne restarono morti sei, uno ferito, e due altri fugirono.

„ Il capo principale di quelli che ammazzarono li soldati, fu Giulio Crivelli, in compagnia di una mano di banditi, il quale anch'esso restò ferito in una spalla, e si ritirò poi in casa del curato di Boffalora per salvarsi, ma non gli riuscì il disegno pensato, perchè il giorno seguente, che fu un dì S. Marco, si levò tutta la compagnia che stava a Busto, ed andò a Bernate con spia de'frati, con i quali questo Crivello aveva inimicizia mortale, e così indiziato fu fatto prigione in casa del Curato con un altro in compagnia, il quale era bandito, e così li condussero tutti due legati ignominiosamente, e li tennero carcerati con buone guardie di giorno e di notte, legati con buoni ceppi e catene per giorni 54, che li soldati dimorarono in Busto, dopo che fu preso.

„ E perchè nella partenza della compagnia non si trovava chi pagasse la spesa della guardia fatta in curarli, perchè pretendevano di essere pagati, e [p. 90 modifica]dimandavano 600 scudi, li fecero riponere sopra un carro ligati, e li condussero seco il primo al borgo di Cantù, con speranza che il signor Abbate suo zio gli mandasse un qualche fidato in coda con li denari per riscuoterlo, ma il negozio andò fallato indarno, e li soldati li condussero quasi sin alla riva del lago di Como; ma perchè questo Giulio Crivelli fu caldamente raccommandato da molti cavallieri principali di Milano al colonnello Piccolomini, esso, seguitando in coda la compagnia che andava avanti, sopragiunto che fu, rimandò questo Giulio, con il compagno ancora, accompagnato da molti soldati, sino in città di Como, ricordandogli a mutar vita e di portarsi meglio del tempo passato, se ne tornò poi a casa con molta consolazione, onore e riputazione degli amici e suoi di casa.

„ La spesa di questi soldati polacchi Imperiali, tutta la compagnia, quale era compartita per tutta la pieve, importa scudi centodiecimila, oltre il danno della legna, biancheria, e spesa cibaria. Si tiene per cosa certa che abbia consumato delle carra tremila di legna grossa e minuta, in mesi sei e alcuni giorni di più, che sono dimorati costì, cosa incredibile a chi non ha veduto la mina di questi Imperiali, ultimo esterminio di questo nostro borgo, che al durare del sole non pagherà mai li debiti fatti per questa soldatesca, perchè sono venduti tutti li discendenti sino alla fine del mondo, e le loro fatiche insieme che hanno nelle loro braccia.

„ Quivi appresso ancora brevemente ho pensato essere bene mettervi il modo e la regola che si teneva ed osservava dai sacerdoti communemente nel celebrare la messa quotidianamente, e i divini offici nel tempo del contagio, e delle cauzioni che si usavano nel fare li funerali per cauzione ed avviso dei posteri e discendenti. [p. 91 modifica]„ I sacerdoti adunque, quanto al vestire, serbavano questo in generale di portare una mezza veste acciò non si contaminasse di morbo attendendo all'amministrazione dei sacramenti, dei divini offici, ed andando per la terra, ciascheduno sacerdote aveva un chierico che lo serviva appartatamente ne'suoi bisogni, quale non serviva niun altro; facevano stare il popolo alla messa ed altri divini offici lontano dall'altare almeno sei braccia, o vero otto; ognuno separatamente teneva il suo paramento, calice, orciuoli, ostie, vino, aqua, e, finita la messa, portavano a casa ogni cosa; non si sonava campana di sorte alcuna per le messe private nelle contrade, fuorchè un campanello piccolo per avvisare la vicinanza di sentire la messa, la quale si celebrava alle feste nei carrobbj per commodità del popolo; avvisando con un suono di campanello portatile, si faceva stare il popolo lontano l'uno dall'altro due braccia; e di casata in casata stavano tutti al loro posto degli accessii e della contrada, e nessuno contrattava con l'altro, se non con distanza di alcune braccia, acciò non s'infettassero inavvertentemente nel contrattare. Alle feste nessuna donna ne figliuolo andavano fuori di casa, li sacerdoti e signori deputati della Congregazione della Sanità andavano tutti co'l loro bastoncello per tenere lontano da se le persone nel trattare dei loro bisogni; quando si andava alla campagna andavano di casata in casata ritirali dal commercio degli altri; molte altre diligenze si facevano, come ognuno può pensare, le quali si tralasciano per brevità.

„ Alla festa poi per li divini officj si sonavano le campane della collegiata di S. Giovanni e della curata di S. Michele per la messa, e per i divini officj. La messa cantata però si diceva con voce bassa, e senza canto, i vesperi si cantavano solamente nella [p. 92 modifica]collegiata; ai divini officj i sacerdoti stavano lontani l'uno dall'altro una sedia sì, l'altra no; nè mai si mutava sedia d'una volta all'altra per assicurare meglio il partito; e se era il bisogno ragionare tra di loro per i bisogni occorrenti, rivoltavano la faccia indietro per non ricevere il respiro del fiato; le maniche della cotta le rivoltavano sopra le spalle, perchè non s'ammorbassero nell'appoggiarsi in coro, o vero in sacristia per la conversazione del clero, che si trovava congregato insieme; molte altre belle cauzioni ed astuzie si serbavano: ai divini officj, dalle messe in poi, nessuna donna poteva andare in chiesa; e se vi andavano, erano cacciate fuori dai birri. V'intervenivano certi pochi uomini, con li signori deputati della Sanità, quali tu avresti veduti tutti quanti co'l loro bastoncello in mano sparsi di qua di là per la chiesa, come tante colonne piantate.

„ L'ordine dei funerali nel levare i morti di casa per portarli a S. Gregorio in Campo Santo, era questo. In prima si andava alla chiesa, e perchè non v'interveniva più di quattro, o vero sei sacerdoti, i quali erano quasi sempre l'istessi (perchè tutti li altri stavano ritirati per il sospetto del contagio), dopo che avevano messa la cotta, si andava alla casa del morto, ed i sacerdoti portavano in mano la cera del cataletto per fugire il pericolo dei figliuoli, i quali, avanti il contagio, solevano portare la cera del defunto ai funerali conforme la consuetudine ed usanza vecchia.

„ Ora, arrivati poi alla casa del defunto, i sacerdoti stavano lontano dal cadavere da 10 in 12 braccia, il signor curato ebdomadario, così da lontano, l'aspergeva con l'aspersorio, e perchè il defunto era portato dai monatti in mezzo la strada, subito levato per [p. 93 modifica]portarlo a S. Gregorio, uno di quelli, che già aveva il contagio sterniva (impattava) tutta la strada di paglia per molte braccia, dov'era posto il morto, e subito partito il clero, si dava il fuoco alla paglia per purgare la strada, acciò che passando di là le persone non restassero ammorbate ne infettate dal contagio. Di poi si andava a S. Gregorio cantando le solite preci nel viaggio, ed i monatti restavano sempre addietro per 12 braccia lontani dal clero.

„ Il clero, nell'andare, stavano lontani con grande disianza l'uno dall'altro, e, se avanzava tempo, si diceva il Passio. Giunto al Campo Santo, dove si sepelivano i morti, si cantavano le litanie e l'orazioni, poi si diceva un Deprofundis per tutte le anime del purgatorio, nè mai alcuno del clero s'inginocchiava, nè in chiesa, nè altrove, nè in tempo de'funerali, e perchè avanti il contagio il popolo tutto seguitava il defunto sino alla chiesa, in questo tempo, secondo lo stile e l'uso antico della patria, fu poi fatta la proibizione che nessuno intervenisse a'funerali, stando il pericolo ed il sospetto del contagio, ma solamente era accompagnato da sacerdoti: e tutto questo si osservava inviolabilmente con molte altre avvertenze, quali descrivendo porterebbero troppo tedio e nausea al devoto lettore. E perchè si era venuto a termine, che non si trovava cera per dare in mano a'sacerdoti per loro uso, se gli davano i denari per pagamento; se bene una buona parte dei corpi si facevano gratis, per ricchi che fossero.

„ In chiesa non si teneva alcuna sorta di aqua benedetta negli avelli per non imbrattare nè infettare le persone, che andavano alla chiesa con il pigliare e toccare l'aqua per farsi il segno della santa croce, secondo il costume e divozione de'buoni cristiani.

  1. Cioè terzette. Sorta d'arme da fuoco simile alla pistola, ma alquanto più piccola.