Busto Arsizio - Notizie storico statistiche/Parte I/XIV

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XIV.


Passaggi di milizie — Il borgo invaso da'Francesi nel 1636 —
Progetto per erigervi un convento.


Su'l finir del maggio del 1633 venne a Milano il principe Ferdinando d'Austria, cardinale Infante, arcivescovo di Toledo e capitano generalissimo di tutto l'esercito [p. 102 modifica]catolico, e fratello del re di Spagna Filippo IV. Questo cardinale menò seco un esercito d'infanteria di Catalogna “tanto infame (dice il cronista Reguzzoni) e vituperoso, che non si potrebbe abbastanza raccontare; erano nudi, scalzi, con scarpe di corda, neri come tanti mori, ladri che avrebbero rubato Cristo in croce, lussuriosi come gatti, e superbi come sbirri.„ Di ciò fu testimonio questo nostro borgo di Busto, poichè avendone alloggiate tre compagnie nelle caserme, le quali contavano più di 630 soldati, rubavano la carne nelle beccherie in faccia agli stessi macellaj, e in campagna l'uva, i legumi, il grano insomma ogni cosa che potevano avere.

Al 20 di giugno del 1635 passarono da Busto nove compagnie di fanteria napolitana per recarsi a Como, e di là nella Valtellina sotto il commando del conte Giovanni Serbellone, Commissario generale per opporsi alla furia de'Francesi che s'avevano occupata la riva.

„ A di sei di luglio fu dato ordine di fare la milizia per soccorso dei soldati di fortuna per la valle Tellina contro li Francesi, i quali avevano occupato il passo per andare in Fiandra, e per questa cagione furono aggravati i popoli a dargli tante paia di bovi, conforme il rilievo del sale per condurre l'artiglieria, e a Busto gli toccò per tre paia di bovi in sua parte.

„ Altre ventitre compagnie di soldati vennero il 4 di novembre del medesimo anno a Busto dal campo di Valenza dirigendosi alla volta della Valtellina parimente contro i Francesi. [p. 103 modifica] Ritiratisi questi da Novara, e impadronitisi il 14 di marzo del 1636 del porto di Ticino per cagione di queste turbolenze e terrore delli Francesi, molti villaggi circonvicini a Busto, come sarebbero Ferno, Cardano, Samarate, Verghera, Magnago, Bienate, ed altri fugivano a Busto con li carri carichi delle mobilie di casa, in compagnia di tutta la loro famiglia, e molti si fermavano, e molti ancora andavano alla volta di Milano.

„ Molti ancora dei nostri principali mercanti di Busto, attendendo più al loro interesse, che al ben publico, se ne sono fugiti alla città con molti carri di spoglie delle migliori, lasciando in ballo solamente la plebe, la quale animosamente tutti con le armi andarono al porto di Ticino per impedire l'inimico francese, che non passasse il Porto, ed una buona parte della povertà condussero le loro robe, letti, biancherie e utensili con li bestiami nelle chiese di S. Giovanni, S. Maria e S. Michele, che averesti veduto un gran numero di fanciulli, donne e poverelli tutti sbigottiti e fuori di loro come tanti insensati, che averebbero messo compassione ai sassi.„ Nè qui è tutto: altri si stringea i figliuoli al seno, dopo averli fissamente riguardati come se più non dovessero rivederli, altri pallidi e fiaccati dalla fame erano indifferenti sul loro avvenire, altri con le mani giunte con li occhi immobili stavano come statue davanti alle sacre imagini.

Il 16 di giugno poi, i Francesi entrarono in Lonate Pozzolo, dove, spogliato il monastero delle monache di Santa Maria, misero a sacco tutta la terra. Fecero tosto un ponte di barche sopra il Ticino, e scorrevano ogni giorno nei circostanti villaggi, commettendo ogni sorta d'iniquità. Asciugarono anche il naviglio per togliere alla città di Milano i necessari soccorsi. [p. 104 modifica]Que'Francesi appiccarono altresì il fuoco a Gallarate; in appresso vennero a Busto nella vigilia di S. Protaso e Gervaso, e nello stesso dì seguente, e perchè non facessero oltraggio alle persone, furono dati loro cinquanta scudi ogni volta.

A porre un argine a tale invasione i Bustesi fecero tosto erigere a tutte le porte del borgo forti trincee, non che allo sbocco di tutte le vie principali, che avessero communicazione coll'abitato, sicché non vi si poteva correre nè a piedi, né a cavallo. Alla Porta di Piscina formarono una mezzaluna atta a resistere alle più gagliarde artiglierie. Pochi giorni dopo ritornarono i Francesi a Busto, ma non vi poterono entrare, nè fermarsi, perchè al battere della campana a martello furono inseguiti da molti archibugieri della guardia di Piscina per un millio.

Tutti li uomini di Busto abili a portar le armi ogni giorno si assumevano trenta per volta a far la guardia alle porte, cosicchè quell'officio toccava a ciascuno una volta ogni quattro giorni. Tenevasi di più un corpo di guardia alla piazza con sentinelle sui campanili, e trenta cavalli e trenta fantaccini per esplorare le strade.

Nel giorno di S. Pietro le monache di Gallarate, che erano sessantaquattro, comprese le converse, per paura de'Francesi si ripararono a Busto nel monastero di S. Maria Maddalena, vi dimorarono sino al 26 di luglio, indi ritornarono a Gallarate accompagnate dal prevosto e da parte del clero.

Anche il conte Marliano feudatario nel 1638 raccolse in Busto un corpo di cento giovani, liberando tutti coloro che avevano querele e imputazioni presso il suo officio, di modo che alle circostanti campagne scarseggiavano le braccia degli agricultori.

Se bene fossero svaniti i timori della peste, pure [p. 105 modifica]non si mancava di quando in quando dall'autorità communale di emanar qualche provedimento che giovasse a prevenire i mali contagiosi.

„ D'ordine del signor Pietro Antonio Bellino,
„ podestà del borgo di Busto Arsizio, così instando li
„ signori Conservatori della Sanità di detto borgo, si fa
„ noto e manifesto a qualsivoglia persona di qual sivoglia
„ stato, grado, e condizione, che non debbono
„ da quà avanti gettare o lasciar andare alcuna sorte
„ d'immondizie, letami, aque di tentorie ed altro nelle
„ contrade, piazze ed altri luoghi del presente borgo; e,
„ se vi si trova per dette contrade e come sopra alcuna
„ immondizia, la debbano subito levare e portar o far
„ portar via cadauno per contro il suo, sotto pena di
„ scudi tre d'oro d'esser applicati per una terza parte
„ alla veneranda fabrica di S. Giovanni, l'altra terza
„ parte all'officio dei suddetto signor Podestà, e l'altra
„ terza parte all'accusatore, avvertendo che si farà
„ pagare alli contraventori irremissibilmente, e questo si
„ fa ad effetto che co'l fetore di simili immondezze non
„ restino dannificati li corpi umani, massime in questi
„ tempi estivi, ecc.
„ E dell'intimazione, ecc.
„ Busto, il 23 di maggio, 1670.

Bellino Pretore. „

Nel 1667 i Padri minori Osservanti-Riformati furono richiesti dai Bustesi di erigere nel borgo un loro convento. La regina di Spagna favorì il progetto, ma per mancanza di mezzi pecuniarj restò sospeso sino al 1684, nel qual anno un benefattore donò il fondo occorrente. Allora la Communità stessa rinovò ai Padri Riformati, [p. 106 modifica]l'istanza, sottoscrivendosi più di settecento persone quasi tutti capi di casa. Se non che per discordi opinioni spiegate dal clero e dal popolo furono chiamati anche i Cappuccini. Ma non comportando le facultà del borgo due conventi, nell'anno 1687 fu rimesso l'arbitrio della scelta al cardinale arcivescovo Visconti, che preferì i Cappuccini. Da quest'epoca le trattative in proposito si complicarono di tal guisa che il 2 di dicembre del 1700 fu giudicato opportuno di diferire la decisione a miglior tempo1. In appresso e precisamente il 26 di marzo del 1752 il Consiglio Communale, visto che il trattato della fondazione diveniva più serio ed arduo di quello che si credeva, dichiarò espressamente che non intendeva impegnarsi in spesa alcuna che quindi innanzi potesse occorrere in quest'affare. Difatto il disegno del convento fu per sempre posto in abbandono.

Note

  1. Vedi l'opuscolo a stampa intitolato: Lettera dell'autore delle osservazioni fatte al discorso dell'Avv. Giovanni Maria Montorfani su'l punto d'una fondazione de'padri Cappuccini in Busto contro i padri Osservanti di Legnano, scritta ad un amico su la risposta del medesimo avvocato.