Candido/capitolo 2

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Ciò che Candido diventò tra i bulgari

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Voltaire - Candido (1759)
Traduzione dal francese di Anonimo (1882)
Ciò che Candido diventò tra i bulgari
capitolo 1 capitolo 3

2. Ciò che Candido diventò tra i bulgari


Cacciato dal paradiso terrestre, Candido camminò a lungo senza sapere dove, piangendo, alzando gli occhi al cielo, volgendoli spesso verso il più bello dei castelli, che racchiudeva la più bella delle baronessine, si coricò senza cenare in mezzo ai campi, tra due solchi; la neve cadeva a larghe falde. L’indomani Candido, tutto intirizzito, si trascinò verso la città vicina, Valdberghoff-trarbk-dikdorff, senza un soldo in tasca, mezzo morto di fame e di stanchezza. Tristemente si fermò sulla porta di un’osteria. Due uomini vestiti d’azzurro lo notarono.

"Camerata", disse uno, "ecco un giovanotto ben piantato, e che ha la statura richiesta".

Si diressero verso Candido e lo invitarono molto civilmente a pranzare.

"Lorsignori mi fanno un grande onore", disse Candido con incantevole modestia, "ma non ho di che pagare la mia parte".

"Ah! signore", gli disse uno dei due azzurri, "le persone col vostro fisico e coi vostri meriti non pagano mai niente: non siete forse alto cinque piedi e cinque pollici?" "Sì, signori, è la mia statura", disse Candido con un inchino.

"Ah! signore, mettetevi a tavola; non soltanto vi offriremo il pranzo, ma non permetteremo mai che un uomo come voi resti senza denaro; gli uomini non sono fatti che per soccorrersi l’un l’altro".

"Avete ragione", disse Candido, "è ciò che il signor Pangloss mi ha sempre detto, e vedo bene che tutto va per il meglio".

I due lo pregano di accettare qualche scudo; lui li prende e vuol firmare una ricevuta; quelli non ne vogliono sapere, si mettono a tavola.

"Non amate forse teneramente...?" "Oh! sì", rispose Candido, "amo teneramente madamigella Cunegonda".

"No", disse uno di quei signori, "vi chiediamo se non amate teneramente il re dei Bulgari?" "Niente affatto" disse Candido, "non l’ho mai visto".

"Come! è il più incantevole dei re; dobbiamo bere alla sua salute".

"Oh! ben volentieri, signori".

E beve.

"Non occorre altro", gli dicono, "voi siete l’appoggio, il sostegno, il difensore, l’eroe dei Bulgari; la vostra fortuna è fatta e la vostra gloria assicurata".

Seduta stante gli mettono i ferri ai piedi, e lo conducono al reggimento. Lo fanno girare a destra, a sinistra, alzar la bacchetta, rimettere la bacchetta, puntare il fucile, raddoppiare il passo, e gli danno trenta bastonate; il giorno dopo esegue l’esercizio un po’ meno male, e ne riceve solo venti; l’indomani ancora non gliene danno che dieci, e i suoi camerati lo considerano un prodigio.

Candido, stupefatto, non capiva ancora molto bene che cosa fosse un eroe. Un bel giorno di primavera decise d’andarsene a passeggiare.

Camminava diritto davanti a sé, convinto che fosse un privilegio della specie umana, come di quella animale, di servirsi a piacere delle proprie gambe. Non aveva fatto due leghe che altri quattro eroi di sei piedi lo raggiungono, lo legano lo conducono in prigione. A termini di legge gli venne chiesto se preferiva essere fustigato trentasei volte dall’intero esercito o ricevere dodici palle di piombo tutte insieme nel cervello. Ebbe un bel dire che le volontà sono libere, e che non voleva né l’una cosa né l’altra. Bisognò scegliere: optò, in virtù del dono di Dio che si chiama "libertà", di farsi bastonare trentasei volte; sopportò due passate. Il reggimento era composto di duemila uomini: la qual cosa gli comportò quattromila vergate che, dalla nuca al sedere, gli misero a nudo muscoli e nervi. Si stava per procedere alla terza passata, quando Candido, non potendone più, supplicò che avessero la bontà di spaccargli la testa: gli concessero questo favore; gli bendano gli occhi, lo mettono in ginocchio. In quel momento passa il re dei Bulgari; s’informa del delitto del paziente, e siccome quel re era un gran genio, capì, da quanto gli dissero di Candido, che era un giovane metafisico ignorantissimo delle cose di questo mondo, e gli accordò la grazia con una clemenza che sarà lodata in tutti i giornali e per tutti i secoli. Un bravo chirurgo guarì Candido in tre settimane con gli emollienti insegnati da Dioscoride.

Già la pelle cominciava a ricrescergli, e poteva camminare, quando il re dei Bulgari diede battaglia al re degli Avari.