Codice e società/Capitolo 2/2

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2.2 Breve rassegna della letteratura legata al codice libero

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2.2 Breve rassegna della letteratura legata al codice libero
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Uno sforzo di sistematizzazione della ricerca nel campo dell'Open Source Software e di elaborazione di una tassonomia è stato fatto recentemente da Altay Aksulo e Michael Wade della York University. Specifici repositori sono quello mantenuto da Joseph Keller, ospitato presso il sito della University College Cork, e quello mantenuto dalla Free/Open Source Community del Massachusetts Institute of Technology’s (MIT). Gran parte di queste raccolte riguardano articoli su riviste scientifiche: poche sono le ricerche empiriche.

Le difficoltà di sistematizzazione in questo ambito di ricerca, così come rilevato da Aksulo e Wade (2010), riguardano quindi la frammentarietà da un lato e, dall'altro, la carenza di definizioni neutre come “paradigma open1” o “fenomeno open”. La ricerca, per così dire, ha accettato come buone le definizioni date dagli stessi attori in campo. Diversamente il nostro scopo è quello di “prendere le distanze”, cercando definizioni diverse da quelle comunemente accettate, in quanto ciò permette di acquisire, attraverso un linguaggio diverso, un livello di osservazione se non maggiore almeno diverso e per quanto possibile neutrale.

Si tenga presente che molto dell'interesse per il codice libero istituzionale è fortemente intrecciato con le università stesse che fanno ricerca in questo ambito2. Quindi il punto di vista della ricerca è quasi esclusivamente quello dell'Open Source e del Software Libero. Le università che fanno ricerca in questo ambito, per dirlo in altri termini, non sono neutrali rispetto alla partita che si sta giocando: manca una controparte attiva sul fronte della produzione di teorie che descrivano in modo così impegnato i possibili paradigmi alla base della produzione di software proprietario.

Questo lo si può evincere maggiormente dai manuali di informatica, in particolare in tutto quell'ambito di produzione tecno-scientifica che va sotto il nome di “industrializzazione del software”. Tuttavia l'economia, la sociologia, l'antropologia e la filosofia del paradigma Open Source non dialogano con l'industrializzazione del software. Dal punto di vista della produzione di conoscenza empirica questi due mondi si implicano a vicenda ma si tengono a debita distanza sul piano dialettico.

Aksulo e Wade (2010) fanno notare come la ricerca abbia attraversato inizialmente una fase esplorativa e narrativa, dove sono gli stessi protagonisti a descrivere il fenomeno, a fornire un inquadramento generale, a prospettare scenari futuri, a fornire le definizioni e a dettare l'agenda. In questo periodo, riferito agli sgoccioli del secondo millennio, vengono fornite le grammatiche che non cambieranno fino ai giorni nostri. In particolare sono autori come Eric Steven Raymond ad avere un ruolo attivo nei negoziati per l'apertura del codice di Netscape; ad occuparsi di comunicazione e divulgazione, a coniare espressioni come “open source”, anche per una pianificata distinzione dal già storico concetto di “software libero” riconducibile alla Free Software Foundation fondata da Richard Stallman nel 1985. La stessa casa editrice O'Reilly ha un ruolo molto attivo e mostra di investire molto in questo settore dell'editoria.

A cavallo tra un millennio e l'altro sono gli stessi protagonisti, leader e informatici ad occuparsi della comunicazione e di definire la situazione: Torvalds e Diamond (2001), McKusick (2000), Bradner (2000), Tiemann (2000), Vixie (2000), Young (2000), Wall (2000), Behlendorf (2001). Sulla scia di questi specialisti del settore informatico si inseriscono autori con approcci post-industriali che inseriscono gli stessi concetti in cornici che prospettano scenari rivoluzionari in più vasti settori produttivi e della società: Himmanen (2001), [en.wikipedia.org/wiki/Glyn_Moody‎ Glyn] (2001) e Weber (2004). Per la verità questa idea dell'informatica come testa di ponte per un futuro post-industriale non è nuova, era già stata prospettata da Levy nel 1984. Nel 2006 Demil e Leocq parlano ancora di Bazaar Governance e de Laat (2007) parla di carattere evolutivo FOSS3. Curiosamente, queste prospettive sono ancora molto legate alla figura eroica dell'hacker.

Oltre alla prospettiva post-industriale, sul fronte più strettamente scientifico si afferma il concetto di “scienza 2.0”, che trae spunto dalla diffusione della conoscenza attraverso Internet, che non ha eguali nella storia e che rappresenta il superamento della “scienza 1.0”, riferita alla scienza moderna nata tra cinquecento e 600 (Bucchi, 2010, p. 160).

Quando la ricerca diventa più matura, emergono ambiti tematici più puntuali (Aksulo e Wade, 2010):

- la contrattualistica e le licenze: Välimäki and Borsalino, 2003; de Laat, 2004; Wacha, 2005; Gandel and Wheeler, 2005; Lerner, 2005; Carver, 2005; Gambardella and Hall, 2006.

- sistemi di incentivi e motivazioni: Hertel et al., 2003; Bonaccorsi and Rossi, 2003; Zeitlyn, 2003; Bitzer and Schröder, 2005; Bagozzi and Dholakia, 2006; Shah, 2006.

- Innovazione tecnologica: Kogut and Metiu, 2001; von Hippel, 2001; von Krogh and von Hippel, 2003; Grand et al., 2004.

- Pubblica amministrazione e open source: Franck and Jungwirth, 2003; Bonaccorsi and Rossi, 2003; Demil and Lecocq, 2006; Shah, 2006).

Aksulo e Wade (2010) elaborano una tassonomia completa in questo ambito della ricerca. Si tratta di sette categorie a loro volta suddivise in sotto-categorie che mostrano efficacemente lo stato dell'arte attuale:

- concettuale: riguarda la definizione dei modelli di business, le peculiarità dell'open source in contrapposizione al software chiuso proprietario, i vantaggi e gli svantaggi dell'uno e dell'altro.

- Misurazione: riguarda il cosiddetto benchmarking, ossia l'utilizzo di tecniche comparative. Queste ricerche hanno quindi lo scopo di prospettare miglioramenti soprattutto nell'ambito economico e produttivo.

- Normativo e regolamentare: riguarda gli standard, quindi la dimensione normativa, concettuale e metodologica, che si ritiene si ripercuota sulla qualità, ma anche questioni legali legate alle condizioni con cui viene rilasciato il codice libero nelle sue accezioni istituzionali: l'Open Source e il Software Libero. Questo filone della ricerca è importante perché spiega come, anche in relazione al codice libero, esistono obbligazioni. Utilizzare Software Libero, ad esempio, impone l'accettazione di regole. Si tratta di mettere in evidenza la dimensione contrattuale e statutaria del codice libero istituzionale che spesso passa inosservata. È importante anche ai nostri fini non dimenticare che le relazioni operanti nell'ambito sociale del codice libero assumono forme negoziali e contrattuali. Questo conferma a maggior ragione la necessità di intendere il termine libertà come autopoietico e non come esenzione da obbligazioni.

- Produttiva: mette in evidenza le dinamiche e le forme di collaborazione solidale, ancora una volta in contrapposizione ai modelli legati a visioni produttive ritenute tradizionali del codice chiuso e proprietario.

- Applicativa: si tratta di vedere il codice aperto istituzionale in azione nei diversi campi: telecomunicazioni; basi di dati, librerie, archivi e i cosiddetti repositori (depositi massivi di informazioni); sistemi di gestione di cotenuti, come i cosidetti CMS (content management systems); grafica; videogiochi; ingegneria del software; biomedica e biologia; sistemi informativi per le decisioni; sistemi informativi territoriali; sistemi statistici; pubblica amministrazione e via dicendo. Si tratta di un campo solo apparentemente marginale rispetto ai nostri scopi. Questi specifici campi in realtà sono le arene dove prendono forma le controversie: sono gli ambiti dove si può osservare la dinamica del codice. Come abbiamo già visto, il codice libero prende forma e determina relazioni laddove ci sono problemi concreti, cioè applicativi, da risolvere, e se questi problemi non ci sono possono sempre essere creati (Latour, 1987).

- Diffusione: barriere, processi decisionali e networks. in pratica, si investigano gli ambiti dove ciò che viene considerato Open Source si afferma, quali sono i fattori sociali ed economici che facilitano l'emergere dell'Open Source, quali sono le strategie adottate per diffondere ciò che viene considerato Open Source e come questo viene comunicato.

- Oltre il software: si tratta del tentativo di generalizzare il fenomeno, di proiettarlo ad un grado di maggiore di astrazione rispetto allo specifico informatico: si veda ad esempio il concetto di scienza 2.0.

Dal nostro punto di vista, come abbiamo già avuto modo di spiegare, l'informatica nella sua accezione di codice libero è strettamente integrata col funzionamento della rete stessa e con il Web, e rispetto ad altri campi della conoscenza ha pertanto un vantaggio notevole. Progetti che pur hanno avuto notevole successo, come Wikipedia, e che non riguardano la produzione di codice orientato al funzionamento di apparati, non entrano nei meccanismi intimi ed ultimi di funzionamento del Web come fa il codice libero.

Il “paradigma open” o il “fenomeno open” tentano di operare generalizzazioni allargando il campo di osservazione. Il nostro tentativo è diverso: cioè quello di raggiungere una maggiore generalizzazione operando un allargamento del concetto di codice. Non si tratta di una contrapposizione, semmai di un approccio complementare rispetto all'espansione verso altri campi della conoscenza sociale dettati dalla necessità di generalizzare. In entrambi i casi si tratta di andare oltre il software (beyond software - Aksulo e Wade).

Allargare il concetto di codice significa porre l'attenzione sulla portata simbolica e sociale del codice, più che al valore economico che assume come software in sé e in termini di tecnologia spendibile. Tale allargamento comporta una completa trasversalità rispetto al codice libero che abbiamo definito come istituzionale o ufficiale.

Note

  1. Si usa il termina inglese in quanto evoca con maggiore precisione l'ambito informatico di cui ci stiamo occupando.
  2. Si pensi ad esempio al sistema di distribuzione di software open source da parte di Berkeley University, e come la stessa istituzione abbia giocato e continui a giocare un ruolo predominante nella continua produzione di sistemi operativi e software open source.
  3. Free Open Source Software: una nuova definizione che tenta di tenere assieme i concetti di “open source” e “software libero”.