Condizioni politiche e amministrative della Sicilia/VI

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17 dicembre 2011 25% Da definire

§ 104. - Riassunto degli effetti delle condizioni generali siciliane. Doveri che da queste condizioni risultano per il Governo italiano.

Tutti i fenomeni che abbiamo cercato di descrivere e di analizzare nel presente volume si compendiano in questo: che in Sicilia l'autorità privata prevale sulla sociale. Ne risulta, da un lato la prevalenza dell'interesse privato dove dovrebbe prevalere l'interesse sociale secondo lo spirito delle società moderne in generale, ed in ispecie dell'intero ordinamento politico ed amministrativo del Regno d'Italia; dall'altro lato, che in generale il diritto ha per unico criterio la forza, invece di quelli che lo determinano nelle società moderne. E così, l'uso della violenza è libero in chi ha i mezzi di valersene, il patrimonio pubblico e l'opera dell'autorità pubblica sono vòlti a profitto di pochi, i diritti riconosciuti dalla legislazione civile italiana non hanno sanzione contro la prepotenza privata.

Certo, questo è uno stato di cose come un altro. È stato per secoli quello di tutta Europa; in parecchi paesi dura ancora, ed ha in sè i germi di quello ulteriore sviluppo sociale che si è manifestato in una parte dell'Europa stessa. È probabile che coll'andar del tempo questi germi produrrebbero anche in Sicilia i loro frutti, forse gradatamente e quasi insensibilmente, forse per mezzo di una rivoluzione violenta o di una conquista straniera, niuno è in grado d'indovinarlo. Intanto però l'Isola rimarrebbe lungo tempo in istato simile all'attuale, o poco diverso.

Ma, se la Sicilia deve essere governata secondo i medesimi criteri del rimanente d'Italia, il durare, anche per poco, il solo esistere di questo stato di cose deve considerarsi come un fenomeno morboso, come un disordine, ed in conseguenza l'Italia ha il dovere di sopprimerlo nel più breve tempo possibile.

Se non che nulla prova che il sopprimerlo sia possibile, giacchè nelle questioni politiche e sociali non si possono fare soluzioni a priori. Certo è però che l'Italia deve cercare di toglierlo con ogni sforzo e ad ogni costo. A questa condizione solamente ha il diritto di tenersi unita la Sicilia. Conviene dunque usare ogni mezzo, prima, per far la diagnosi del male, poi per sperimentare i rimedi da quella diagnosi suggeriti, e regolarsi secondo tale esperienza. Se non che i Siciliani, considerati in generale, non sono atti a contribuire a quest'opera, poichè è precisamente il loro modo di sentire e di vedere che costituisce la malattia da curare. Le opinioni, i giudizi e i suggerimenti dei Siciliani si devono premurosamente ricercare se si vuol conoscere la condizione dell'Isola e gli effetti dei rimedi applicativi. Ma questi giudizi, queste opinioni si debbono considerare come fenomeni, come sintomi d'importanza capitale per chi vuol scuoprire l'indole ed il processo della malattia, non come norme direttive per la cura. Spesso il sentir l'ammalato lamentarsi della sete, è pel medico una ragione per non dargli da bere. Spesso le sensazioni di cui l'ammalato si lamenta più aspramente, sono segno pel medico che i suoi rimedi sono efficaci e portano la guarigione. Spesso un sollievo momentaneo ed un miglioramento apparente è segno che il morbo peggiora, e la morte è vicina. I Siciliani, o piuttosto quella classe ristretta che in Sicilia costituisce l'opinione pubblica, ritengono, è vero, per morbosi taluni dei fenomeni che si verificano nell'Isola, ma perchè da un lato ne ricevono danno materiale immediato, dall'altro conoscono per fama che questi fenomeni si possono sopprimere, perchè in altre società, la loro manifestazione è impedita; però non si rendono conto del come e del perchè lo sia. Se non conoscessero per riputazione che sono altrove tolti via, li considererebbero per forza come fenomeni necessari e normali benchè nocivi, come la pioggia soverchia che facesse marcire sui campi i loro raccolti di un'annata, come una forza ineluttabile della natura di cui ci si può lamentare, ma non accusare alcuno, nè ricercare il rimedio. Inoltre, questi fenomeni sono indissolubilmente legati con altri che quei Siciliani stessi i quali costituiscono l'opinione pubblica, non considerano come anormali, perchè traggono vantaggio da questi, soffrirebbero per la loro soppressione, e, ignoranti dell'indole di quello stato di cose di cui invidiano gli effetti ultimi, non possono intendere come siffatti fenomeni siano accompagnamento necessario di ciò che considerano come male: lo dimostrano gli aspri lamenti sullo stato della sicurezza pubblica per parte di quelli stessi che, allorquando viene arrestato un malfattore, intercedono per lui. Ora, essendo necessario per guarire quelli che anch'essi considerano come mali, di toglier prima ciò che secondo il giudizio loro è un bene, ne viene per necessità, come abbiamo avuto luogo di esporlo nel capitolo precedente(207), che giudicheranno dei rimedi con criteri non solo diversi, ma opposti a quelli di chi vorrà ridurli allo stato della rimanente Italia, e più questi rimedi saranno efficaci, più saranno da loro considerati come cattivi ed inopportuni, e solleveranno lamenti ed opposizione. Ciò in quanto riguarda le persone che attualmente in Sicilia fanno l'opinione pubblica. In quanto al rimanente della classe abbiente o colta, la quale per adesso non contribuisce a costituire la pubblica opinione, se non in quanto i suoi apprezzamenti e i suoi interessi sono identici a quelli di coloro che hanno su di lei la preponderanza, i vantaggi immediati che potrebbe trarre dai rimedi compenserebbe forse i danni, e sarebbe lecito sperare che non li avverserebbe soprattutto quando fosse tolta l'influenza morale che hanno adesso su di essa coloro che vi predominano(208). Non sarebbero però da aspettarsi nemmen da lei consigli o suggerimenti direttamente utili, poichè anch'essa, già lo dicemmo, non sarebbe in grado d'intendere il fine ultimo dei provvedimenti presi o da prendersi. In quanto alla gran massa della popolazione, nelle sue attuali condizioni economiche, morali ed intellettuali, è assolutamente incapace di giudicare bene o male un provvedimento d'interesse pubblico, nè si può per adesso aspettar da lei altro che sedizioni e tumulti provocati da un accrescimento presente di sofferenze materiali.


§ 105. - Lo Stato italiano se vuol rimediare ai mali della Sicilia, deve valersi per governarla degli elementi che gli fornisce la Nazione ad esclusione dei Siciliani.

In conseguenza, se l'Italia vuol porsi in grado di cercare efficacemente i rimedi ai mali della Sicilia e di applicarli con speranza di riescita quando giunga a trovarli, conviene innanzi tutto che si valga a tale scopo dei mezzi morali e intellettuali che le offre la nazione ad esclusione dei Siciliani, o meglio di quasi tutti i Siciliani, giacchè saranno istrumenti migliori di qualunque altro quei pochissimi fra loro che intendono ugualmente lo stato dell'Isola e quello delle società moderne.

Ora, il solo organismo che sia in grado di riunire le forze di una nazione, ordinarle, disciplinarle e dirigerle verso un dato fine, è lo Stato, cioè il Governo. Risparmieremo al lettore una chiacchierata sui limiti teorici dello Stato, ed osserveremo solamente che se nelle condizioni ordinarie si provvede al governo di un paese, di una regione, di una provincia coll'opera combinata dei suoi cittadini e dello Stato in Sicilia, fintantochè faccia parte d'Italia, questi due elementi sono (almeno a parer nostro) incompatibili. L'uno o l'altro deve dominare esclusivamente. Si dia pur la preferenza all'elemento cittadino, ma allora lo Stato stia da parte; si lasci la Sicilia in assoluta balìa di sè stessa, chè allora vi sorgerà spontanea un'autorità sociale la quale sarà risultante delle sue forze naturali, e conseguentemente in grado di reggerla per mezzo di queste. Ma se la Sicilia dev'esser governata dallo Stato italiano, se non è ammissibile che esso, nel reggere una delle sue province, rinunzi ai propri principii; questi devono in tutto e per tutto essere sostituiti a quelli su cui si fonda la società siciliana; nè si può tentare di conciliare gli uni e gli altri. Altrimenti lo Stato interviene solamente a turbare il giuoco naturale delle forze di una Società, le impedisce di raggiungere nei modi propri a loro un equilibrio stabile, senza sostituirne a questo un altro; e viene ad essere in quella un elemento di disordine, come lo sono stati in Sicilia tutti i Governi, specialmente dalle riforme del 1812 in poi; come lo è soprattutto il Governo italiano. Il quale impedisce al brigante di conquistar terre, di finire, come i cavalieri di ventura nel Medio Evo, signore di feudi e baronìe, e diventare un elemento d'ordine; reprime le sedizioni dei villani che reclamano le terre loro dovute per legge e non vogliono esser soli a sopportar le gravezze comunali; ma non riesce a sopprimere i briganti, nè a costringere la classe abbiente ad amministrare secondo gl'interessi di tutti. Insomma in una società che si regge sul predominio della forza materiale, il Governo toglie a questa la sanzione, la facoltà di esercitare l'autorità che le spetta, i mezzi di diventar fondamento di un ordine stabile, ma non sa sostituirvi l'autorità propria.


§ 106. - Come lo Stato in Sicilia debba, prima di qualunque altro scopo, prefiggersi quello di sostituire alla forza privata quella della Legge.

Lo Stato italiano ha dunque in Sicilia la missione di far prevalere esclusivamente colle proprie forze il suo diritto civile, penale ed amministrativo sopra il diritto attualmente in vigore. Ha missione di far prevalere l'autorità della Legge sull'autorità privata con qualunque mezzo ed a qualunque costo. A questo deve esser subordinato ed anche sacrificato ogni altro suo fine, perchè questo è mezzo indispensabile per assicurare gli altri. Deve a costo d'ogni sforzo, d'ogni sacrifizio, a costo anche di subire insuccessi momentanei, di peggiorare le condizioni apparenti dell'Isola, adoperare la forza materiale di cui dispone a far rispettare la Legge, ed a combattere chi l'abbia violata, senza mai cedere o transigere. Quando riesca ad assicurare a questa una forza materiale preponderante, ne sarà pure stabilita l'autorità morale in un paese in cui la forza materiale costituisce il diritto, e sarà così superato il primo degli ostacoli da vincere per portare la Sicilia alla condizione sociale di un popolo moderno. Se non vi riesce, provi finchè ha mezzi, e quando sia convinto di averli esauriti tutti, conchiuda che non esistono i mezzi artificiali per mutare lo stato sociale della Sicilia, od almeno che, se esistono, sono superiori alle forze dello Stato italiano; abbandoni l'Isola alle sue forze naturali, e ne proclami l'indipendenza. Ma se non vuole tradire il suo primo dovere, e andar contro al suo più stringente interesse, a quello della sua esistenza, non transiga mai per ottenere una falsa apparenza d'ordine o di prosperità, con chi viola il diritto. Il far prevalere in una parte del proprio territorio un diritto nuovo in contraddizione colle sue condizioni sociali, ed in conseguenza collo stato morale degli abitanti, è per ogni Stato, ma soprattutto per l'Italiano, cosa difficilissima, ottenibile solo parzialmente, e ciò a costo dei più grandi sforzi e sacrifizi di ogni genere. Si tratta di conoscere a fondo le condizioni materiali e morali di questa parte senza l'aiuto dei suoi abitanti, di dedurre da questa cognizione che cosa debba essere mutato in tutti gli ordinamenti militari ed amministrativi, ed in generale, in quella porzione della legislazione che ha per oggetto di assicurare l'applicazione del rimanente delle leggi. Si tratta di applicare i mutamenti fatti, di verificare nella pratica se sono efficaci per il fine destinato, senza lasciarsi sviare in questo apprezzamento da altri criterii, senza lasciarsi spaventare dai peggioramenti momentanei nelle condizioni apparenti, e ciò sempre senza l'aiuto degli abitanti, anzi a dispetto dei loro apprezzamenti; in mezzo ai lamenti, alle minacce di clamori pubblici, forse in mezzo ai timori, alle critiche ignoranti e infondate dell'opinion pubblica del rimanente d'Italia, finalmente, di fronte all'opposizione dei deputati Siciliani.

Imperocchè il Governo italiano è in questa dura posizione, che per governare l'Italia intera, deve chiedere l'aiuto e l'approvazione di chi rappresenta l'interesse di quella classe stessa, contro la quale dovrebbe in Sicilia far prevalere le leggi.


§ 107. - Quali effetti immediati debba prima ottenere lo Stato italiano, per poter poi raggiungere il fine del predominio del Diritto moderno in Sicilia.

La quistione dei rimedi a quei disordini che sono stati descritti in questo volume, si riduce per noi a quella dei mezzi che può trovare lo Stato per vincere le difficoltà adesso enumerate. Essa è duplice: Primo: come potrà lo Stato trovare istrumenti capaci di fornirgli una cognizione esatta e completa delle condizioni della Sicilia; di dedurre da questa i provvedimenti da prendersi; di applicarli secondo il loro spirito, di giudicarne gli effetti? Secondo: come potrà resistere alle forze che si solleveranno nel suo seno stesso contro l'indirizzo generale che avrà prescelto? In altri termini, la prima, è questione di personale; la seconda, di politica parlamentare.


§ 108. - Del personale da adoperarsi dallo Stato in Sicilia.

Le qualità che si esigono in Sicilia per il personale di ogni grado e d'ogni ordine così amministrativo come giudiziario, sono molto superiori a quelle che si richiederebbero in circostanze ordinarie dal personale più perfetto.

Già abbiamo avuto occasione di accennare quanto un prefetto ordinario sia poco in condizione di conoscere i fenomeni che presenta la Sicilia e di ritrovarne le cagioni. Però, in ciò che riguarda lo studio preliminare delle condizioni dell'Isola, nulla costringerebbe il Governo a limitarsi ad adoperare i funzionari, residenti nell'Isola per ragione del loro ufficio. Trattandosi di un lavoro temporaneo, potrebbe mettere a contribuzione tutte le forze intellettuali del paese per operare inchieste e contro inchieste. Del resto un siffatto sistema è stato seguito ora ch'è poco coll'invio in Sicilia della Commissione parlamentare d'inchiesta, nominata in seguito alla discussione della Legge sui Provvedimenti eccezionali di pubblica sicurezza.

Ma la questione muta affatto quando si tratti dell'applicazione dei rimedi, e del giudizio sui loro effetti, insomma, del governo di ogni giorno. Per questo è pur forza impiegare il personale stabile. Si tratta di trovare fra questo, non impiegati coscienziosi ed ordinati, buoni a seguire una via già tracciata e ad applicare le leggi ed i regolamenti via via che si presentino i casi da essi previsti, ma uomini capaci di analizzare fatti sociali complessi, di andare a ritrovarne le cagioni, capaci di regolarsi nei casi particolari, secondo criteri precisi e determinati sì, ma generali. Sarebbe incalcolabile il danno che porterebbe all'opera di rigenerazione della Sicilia, una burocrazia pedante e gretta. Ma affinchè si possano ragionevolmente chiedere siffatte doti al personale, conviene che prima il Governo si sia reso chiaramente conto delle condizioni della Sicilia, abbia definitivamente deciso l'indirizzo che intende seguire per rimediarvi, e sia irrevocabilmente risoluto a seguirlo ad ogni costo. Allora solamente potrà dare a tutta l'amministrazione unità di fine e di concetto; allora solamente potranno i funzionari proporre ai loro sforzi uno scopo determinato e chiaro, allora solamente sarà possibile trovare i modi di dare all'intera amministrazione civile e giudiziaria, uniformità nello spirito e nell'indirizzo, e di infondere in tutti un sentimento tale che, almeno nei gradi superiori, ogni impiegato abbia coscenza della missione a cui partecipa, intenda il fine comune al quale dovrebbe esser diretta l'opera dei singoli funzionari, e provi per esso quell'amore del quale ogni uomo intelligente si sente preso, anche senza volerlo, per uno scopo grande e difficile. Allora ogni impiegato fuori dell'ufficio come dentro, avrebbe sempre presente alla mente quell'interesse pubblico che è suo compito promuovere e rappresentare. Non torneremo qui a parlare dei rimedi particolari già da noi proposti per i singoli disordini descritti nel presente volume, ed a noi suggeriti dall'esame delle condizioni dell'Isola. La importanza di siffatti rimedi è, a parer nostro, affatto secondaria e subordinata di fronte alla necessità nei rappresentanti del Governo e della Legge, delle doti e dello spirito, adesso accennati.

Ma per ottenere un tale spirito negli impiegati, per metterli d'altronde in grado di porre in opera le loro qualità di carattere e d'intelligenza, conviene che si abbandoni l'attuale sistema delle traslocazioni continue, che, posto in un luogo l'impiegato, vi sia lasciato lungo tempo. Se sono state molto esagerate le difficoltà che incontra in Sicilia una persona del Continente per conoscere le persone, i costumi, il linguaggio; queste difficoltà pure esistono, e se, come ne siamo profondamente convinti, debbono essere esclusi dall'amministrazione della Sicilia, in ogni ordine ed in ogni grado gl'impiegati siciliani, meno pochissime eccezioni individuali, conviene pure dare il tempo a quelli del Continente di porsi in grado d'adempiere l'ufficio loro, e poi di mettere in opera le cognizioni acquistate. Conviene soprattutto che agli impiegati in Sicilia sia fatta una condizione tale da indurli a non considerarsi nell'Isola come in esilio. E per giungere a questo, i vantaggi speciali da darsi agli impiegati d'ogni genere in Sicilia, e nello stipendio e nella carriera dovrebbero essere grandissimi, tali da compensare da un lato le gravi spese cui vanno soggetti, dall'altro i disagi e i pericoli dell'ufficio(209). Sotto questo aspetto, dovrebbe essere soprattutto provveduto ai pretori. Già accennammo all'importanza che a nostro avviso dovrebbe darsi in Sicilia all'ufficio loro. Ma non ci nascondiamo che ogni riforma nel senso delle nostre proposte sarebbe pericolosissima, e che converrebbe piuttosto farne nel senso opposto, fintantochè non si fosse migliorata moltissimo la loro condizione; fintantochè la paga e le probabilità di progredire in carriera per i pretori in Sicilia saranno quelle di adesso, essi rimarranno quali sono ora, e qualunque ufficio, per quanto infimo, sarà per loro troppo importante, qualunque responsabilità troppo grave. Si tratta di mandare a cuoprire le 178 preture di Sicilia, almeno in quanto riguarda il ramo penale, altrettanti giovani del Continente, istruiti, intelligenti, incorruttibili, pieni di tatto, e di coraggio a tutta prova. Uomini cosiffatti costano caro e vogliono far carriera. Non basterebbe assicurar loro una paga cospicua, converrebbe trovar modo di riservare per loro un certo numero di posti nelle regie procure dopo che avessero coperto l'ufficio loro in Sicilia per un certo numero di anni. E certamente le procure regie non potrebbero che avvantaggiarsi di persone educate al duro e difficile tirocinio. Per altro, se il completo mutamento del personale dei pretori in Sicilia non presenterebbe che difficoltà di attuazione pratica, quello della magistratura inamovibile ne incontrerebbe anche nella legislazione vigente. Il tempo che ormai ci stringe, non ci permette di studiare il modo di vincerle; questo solo possiamo dire, che senza la sua depurazione ogni tentativo di riforma generale in Sicilia non sarebbe altro che tempo, fatica, denari e sangue buttati via. Del resto, se trattando adesso la quistione del personale governativo in Sicilia, abbiamo parlato solamente degli uffici superiori, ciò nonostante essa esiste per tutti i gradi fino all'ultimo usciere di Pretura.


§ 109. - Difficoltà di trovare in Italia un personale sufficentemente numeroso colle qualità necessarie per la Sicilia. Se non che, assicurati pure i vantaggi maggiori al personale inviato in Sicilia, dove si troveranno le persone dotate dei requisiti necessari per farvi buona riescita? Certamente non mancano nel personale amministrativo e giudiziario d'Italia numerose persone superiori ad ogni elogio; ma se si manda in Sicilia tutto quello che fa bisogno, che cosa rimane nelle province del Continente, specialmente nelle meridionali, che sotto questo come sotto molti altri aspetti, hanno le medesime necessità che la Sicilia? La quistione del personale è comune a tutta Italia, la quale ha urgente bisogno che la media dei funzionari di ogni ordine sia di gran lunga superiore all'attuale, per ingegno, dottrina e moralità; ed alla soluzione di tale questione è subordinata, a parer nostro, quella di tutte le altre in Italia, giacchè poco vale fare le leggi quando non si sa come saranno applicate. È quistione di ordinamento, di stipendi, di disciplina, di repressione. Ma a quanto pare, la nostra opinione sulla sua importanza non è generalmente divisa, giacchè, in quanto riguarda gli stipendi, si è recentemente provveduto in parte per coloro che ne abbisognano meno, riservando ad altro tempo il provvedere agli altri; riguardo alla riforma generale, per adesso non ci si pensa nemmeno. Una proposta sopra riduzioni necessarie nel numero dei tribunali, ed in conseguenza del personale giudiziario, è sparita tempo addietro senza lasciar tracce, davanti alle minacce d'interessi locali offesi. Ad ogni modo, converrà che la Sicilia aspetti per aver rimedio ai suoi mali, che la quistione del personale sia risoluta in Italia, e questo ci fa pur troppo temere che per adesso il ragionare dei mali della Sicilia sia fare teoria pura.


§ 110. - Il tentar di reprimere una sola categoria di disordini non può dare in Sicilia risultato alcuno. Comunque siasi, non si potrà pensare a rimediare ai disordini descritti in questo volume, finchè il personale amministrativo e giudiziario non avrà le qualità necessarie in tutti gli ordini e in tutti i gradi; giacchè si tenterebbe invano di assicurare il predominio della Legge in un ordine solo di fatti, lasciando gli altri andare per il loro verso. I disordini di ogni specie che presenta la Sicilia sono manifestazioni della medesima cagione, la prepotenza privata. Ora, i prepotenti appoggiano la loro autorità sopra punti tanto diversi fra loro, che se la non si combatte in tutti i lati alla volta, nelle sue relazioni così coi facinorosi come colle amministrazioni locali e colle società, associazioni e persone di ogni genere, troveranno modo di schermirsi dagli assalti, valendosi dei mezzi di cui è lasciato loro libero l'uso. Il volere sopprimere la prepotenza in una sola delle sue manifestazioni è cercare di stringere con una mano sola una grossa vescica a metà piena d'aria. L'aria scappa nella parte libera, e si rimane colla sola membrana in mano. Ma d'altra parte, la moltiplicità dei punti d'appoggio, se apre più vie al prepotente per sfuggire alle autorità, è cagione per contro ch'egli presenti a questa maggiore numero di punti vulnerabili, quando l'autorità lo assalga da ogni lato. Chi non ha potuto esser convinto di mandato d'omicidio potrà mandarsi in galera per malversazioni in un'amministrazione locale, e dove per il primo delitto sarà mancato chi volesse testimoniare, forse per il secondo non difetteranno le denuncie segrete che ne faranno scuoprire le prove di fatto. Il lettore avrà forse già osservato che dopo aver fatto lunghe teorie sulla difficoltà di distinguere il manutengolo forzato da quello volenteroso e che dal manutengolismo ritrae lucro, non abbiamo indicato criterio per distinguere l'uno dall'altro; difatti un criterio a priori a parer nostro non esiste, e già cercammo di dimostrarlo. Un funzionario intelligente, con una grandissima pratica dei luoghi e delle persone, ha mille modi di distinguere quelle persone che nel favorire i malfattori hanno per iscopo principale di acquistare autorità e denari, ma ben di rado potrà trovar contro di loro prove da addurre in giudizio. Questa difficoltà non si vincerà mai prendendola di fronte. Il manutengolismo è effetto delle condizioni sociali generali e non si può vincere che combattendo queste. Con questo mezzo però la vittoria è sicura. Colui che non è manutengolo solamente per paura, è necessariamente un prepotente, in conseguenza il funzionario che conosca ciò ch'egli è, non ha che da tenerlo d'occhio per trovare in breve tempo piuttosto dieci che una cagione di porlo sotto processo, all'infuori del manutengolismo. In questo modo saranno colpiti non solo i manutengoli, che dalla loro complicità ritraggono vantaggio materiale, o guadagno pecuniario, ma anche coloro che ne ricevono vantaggio solamente morale, e che nel massimo numero dei casi sarebbe assolutamente impossibile di potere giuridicamente convincere.


§ 111. - Della politica parlamentare del Governo. Per altro, l'opera del personale più prelibato dipenderebbe sempre in ultima analisi dalla direzione e dall'appoggio del Governo centrale, insomma dalla sua politica parlamentare. Egli è evidente e naturale che, appena un Ministero dasse solamente segno di voler governare la Sicilia in contraddizione colla classe ivi dominante, solleverebbe una tempesta nella Deputazione siciliana, la quale, pur di rovesciarlo, farebbe alleanza con qualunque gruppo o partito. Quelli fra i deputati dell'Isola che si mostrassero troppo freddi nella loro opposizione non sarebbero rieletti, sicchè la caduta del Ministero, nella migliore ipotesi, sarebbe quistione di tempo. A meno però, che la quistione della Sicilia e delle province meridionali in genere non prendesse nella opinione pubblica italiana, ed in conseguenza in Parlamento, il grado che le spetta, chè allora i deputati dell'alta e media Italia sacrificherebbero alla soluzione di questa, molte piccole gare, interessi e rancori. Disgraziatamente per adesso questo non è che un bel sogno, e le coalizioni si fanno in Parlamento per tutt'altre ragioni. Ad ogni modo si sarebbe fatto molto per portare l'opinione pubblica a stimare la quistione delle province meridionali secondo la sua importanza, quando un Ministero avesse avuto il coraggio di porla in Parlamento, e l'abilità di farsi rovesciare a proposito di quella. Ogni Ministero italiano si trova in questa quistione delle province meridionali fra il suo interesse e il suo dovere, e fino adesso hanno sacrificato il dovere all'interesse. Per guadagnare qualche voto nelle elezioni hanno transatto cogli abusi ch'era loro ufficio reprimere; per la nomina e la traslocazione degli impiegati si sono regolati non secondo l'utile dell'amministrazione, ma secondo il tornaconto elettorale. Molte volte nella ricerca dei delitti o dei loro autori si sono fermati ed hanno indietreggiato davanti a colpevoli od a complici potenti. Insomma il primo a lasciarsi corrompere dalle influenze locali è stato il Governo. Non per denari è vero, ma per voti, per articoli di giornali, per dimostrazioni della cosiddetta opinione pubblica. Ora, finchè la durerà in questo modo, egli è evidente che le doti le più somme nel personale non potranno porre questo in grado di andar contro ai voleri dell'autorità centrale che lo dirige e ne dispone. Sotto le condizioni enumerate in questo capitolo, sarebbero a nostro credere efficaci a stabilire il predominio della Legge i rimedi particolari da noi proposti nei precedenti capitoli. Ai quali del resto se ne potrebbero aggiungere senza dubbio ed anche forse sostituire altri, quando si facesse un'analisi più minuta dei singoli disordini. Per noi la quistione dei rimedi speciali per i singoli disordini è accessoria e secondaria. Se questi rimedi esistono, il trovarli è affare di tempo e d'esperienza, quando si sia adottato in Sicilia l'indirizzo generale che abbiamo cercato di descrivere in questo capitolo. Se questo non viene seguìto, i rimedi di dettaglio più ingegnosi e meglio studiati saranno assolutamente inefficaci per vizio d'origine, e tutt'al più, con ingenti sforzi e con sacrifizi sproporzionati coll'effetto che se ne otterrà, sarà possibile procurare momentaneamente qualche miglioramento apparente, il quale durerà quanto lo sforzo straordinario che l'avrà cagionato; una diminuzione nei delitti, la quale servirà, più che ad altro, a fornire argomentazioni a qualche Ministro in una discussione parlamentare.


§ 112. - Come sia infondata l'asserzione che i Siciliani sieno più difficili a governare che altri popoli. Dopo quindici anni d'insuccessi nel governare la Sicilia, molti pretendono che i Siciliani sono ingovernabili. Noi personalmente crediamo l'asserzione falsa; e ad ogni modo essa è ingiustificata; giacchè appare necessariamente ingovernabile qualunque popolo che si voglia governare con mezzi contradittorii fra loro. Si è pure attribuito la difficoltà di governare i Siciliani a un chè di arcano che distinguerebbe gli isolani in genere dal rimanente dell'umanità. Questa spiegazione ci sembra avere un poco troppa analogia con quella data nella commedia di Molière del perchè l'oppio faccia dormire "quia est in eo virtus dormitiva quae facit dormire." Ad ogni modo, se essa è molto comoda per chi voglia scaricarsi della responsabilità che gl'incombe, crediamo che non possa reggere dinnanzi ad una osservazione seria dei fatti. Se si paragonano i Siciliani per esempio cogl'Inglesi, e cogl'indigeni dell'isola di Tahiti, crediamo ben difficile di trovare la più lontana somiglianza nelle relazioni di ciascuno di questi popoli colla autorità pubblica. Bene è vero che se limitiamo l'osservazione alle grandi isole del Mediterraneo, l'analogia fra loro diventa grandissima, non solo nel particolare ora accennato, ma in tutto; e la spiegazione di questo fatto ci sembra molto semplice e chiara. La Sicilia, la Corsica, la Sardegna, dal Medio Evo fino ad epoca recente, sono rimaste ugualmente fuori dalla corrente della civiltà Europea. Certamente a questo ha molto contribuito la loro posizione isolana, però a siffatta cagione se ne sono aggiunte molte altre speciali, le quali non si sono manifestate, a modo di esempio, per l'Inghilterra. Le grandi isole del Mediterraneo si rassomigliano fra loro non perchè isole, ma perchè tutte egualmente simili al rimanente d'Europa quale era quattro secoli addietro.


§ 113. - Dei provvedimenti eccezionali di pubblica sicurezza. Ma tornando ancora una volta alla quistione dei rimedi particolari, specialmente in quanto riguarda la pubblica sicurezza, l'esperienza sola, già lo dicemmo, può decidere se sono efficaci tutti quelli d'indole normale o stabile che si potessero imaginare. Se, contro alla nostra aspettativa, riescissero impotenti a stabilire il predominio della Legge, converrebbe ricorrere a provvedimenti eccezionali e provvisori per ripulire e preparare il terreno; per distruggere, cioè, quel sistema d'intimidazioni che impedisce l'azione delle leggi regolari. Quali dovrebbero essere cotali provvedimenti? Fra quelli da noi proposti fin adesso, se taluni (come per esempio la soppressione pura e semplice delle guardie campestri armate)(210) non sono definitivi, pure dovrebbero esser mantenuti per un tempo piuttosto lungo ed esser considerati come stabili. Inoltre non implicano derogazioni allo Statuto, se si toglie ciò che proponiamo intorno al Giurì. Riguardo a quest'ultimo premettiamo che a nostro avviso, in Sicilia, la sua soppressione nei limiti già sopra da noi esposti, non può essere un provvedimento straordinario e provvisorio, ma di lunga durata e tale da considerarsi come normale; imperocchè a parer nostro, il giurì non può esistere in Sicilia finchè dureranno, non solo l'attuale stato della pubblica sicurezza, ma anche le presenti condizioni sociali(211). Se non si giudica praticabile il sopprimere per legge il giurì nell'Isola, se ne renda l'opera superflua provvedendo ad inviare per regola tutte le cause criminali gravi alle Corti d'Assise del Continente; e si sottostia pure a tutte le spese e a tutte le complicazioni amministrative che porterebbe un siffatto sistema. I suoi inconvenienti, per quanto grandi, non sarebbero nulla di fronte ai suoi vantaggi. Posto in sodo questo punto, rimane ancora da studiare quanto riguarda i provvedimenti straordinari e provvisori veri e propri, cioè: primo, l'istituzione di tribunali militari; secondo, i mezzi di toglier via coloro che pure essendo palesemente autori e mandanti di delitti, non si sono potuti condannare giudizialmente per lo stato eccezionale della pubblica sicurezza. Riguardo ai tribunali militari, dall'analisi da noi fatta delle condizioni di pubblica sicurezza in Sicilia, risulta che recherebbero vantaggi scarsi e non tali da compensare i loro inconvenienti. Si fucilerebbe lì per lì, qualche brigante, qualche malandrino, forse qualche manutengolo, ma non s'intaccherebbe il vasto sistema di complicità che cuopre buona parte dell'Isola. Sarebbe invece molto efficace, a parer nostro, il toglier di mezzo i sospetti, a condizione però che l'operazione si facesse completa, senza debolezze, senza compassioni male intese. Dovrebbero portarsi fuori dell'Isola tutti i sospetti, per quanto altolocati ed influenti, e dovrebbero tenersi fuori non per poco tempo e quasi in via provvisoria, ma per lunghi anni, per tutto il tempo necessario a rompere le loro relazioni, i loro legami di ogni genere coll'Isola. Prima di ricorrere ai provvedimenti eccezionali, bisogna esitar molto e tentare ogni altro mezzo; una volta che si siano decisi, l'essere inesorabile, crudele, è virtù e dovere; la compassione è delitto, perchè facendo le cose a metà, il provvedimento produce i danni grandissimi pubblici e privati che vi sono inerenti, ma non i benefizi. Il transigere in questi casi è fare come quegli che, per la gran compassione, non avendo il coraggio di tagliare le orecchie al cane in una volta, ne tagliava un pezzettino ogni giorno. Del resto, quand'anche dovessero finire per chiarirsi indispensabili i provvedimenti eccezionali, sarebbe nonostante necessario il riordinamento da noi proposto nell'amministrazione della polizia e della giustizia, giacchè, per conoscere e colpire senza processo gli autori e mandanti di delitti, sarebbe più che mai necessario di essere perfettamente informati e ovunque delle più minute particolarità locali; sotto pena non solo di colpire degli innocenti alla cieca, ma anche di farsi in ogni luogo istrumenti delle vendette e delle prepotenze di una parte degli abitanti contro gli altri, sprofondandosi così sempre più in quell'abisso per trarsi dal quale si starebbe facendo uno sforzo disperato. D'altra parte, essendo l'operazione anticipatamente preparata e determinate le persone da deportarsi, basterebbe sospendere le leggi ordinarie per un tempo brevissimo, tanto che bastasse per metter la mano sulle persone destinate, e così si ridurrebbero al minimo possibile gli enormi danni che cagiona per tutti i versi uno stato di violenza, come quello della legge stataria.


§ 114. - Come l'Italia sia tenuta a fare grandissimi sacrifizi pecuniari per migliorare le condizioni materiali della Sicilia. Fino adesso si è parlato di riforme nel Governo, di rigori, di provvedimenti eccezionali; ma a questo punto non si limitano i doveri dell'Italia verso la Sicilia. Venuta nell'Isola ad imporre un nuovo ordine sociale, essa ha l'obbligo di porla in condizioni materiali tali da renderlo possibile. Ha essa adempiuto a quest'obbligo? Ci sembra di no. L'Italia ha trovato la Sicilia con pochissime strade e senza ferrovie(212), ed i sacrifizi che ha fatti fino adesso per le opere pubbliche dell'Isola non sono nulla in paragone di ciò che le doveva. La Sicilia, e con lei le altre province meridionali, non hanno certamente il diritto di chiedere all'Italia ch'essa ricada nel disavanzo; hanno bensì quello di chiederle che usi in loro favore tutte le forze di cui può disporre, hanno diritto di chiederle d'esser preferite nella costruzione di opere pubbliche a qualunque altra regione. Del resto, il ritardo in questo non sarà stato tutto danno se sarà mutato l'indirizzo del Governo nell'Isola, e se questo d'or innanzi si regolerà sugli interessi della intera popolazione siciliana, non sulle esigenze e sui clamori di quella parte di essa che predomina. Così sarà evitato nell'avvenire che una gran parte dei denari destinati al bene dell'Isola vengano sprecati senza profitto per lei, e finiscano in parte nelle mani di accollatari influenti sotto forma di guadagni scandalosi, in parte siano sprofondati sotto le frane e nelle paludi per ubbidire ai clamorosi capricci di qualche città o di qualche camarilla. Il brano della Relazione della Commissione d'Inchiesta che citiamo in appendice dà un'idea delle immense e dolorose perdite che ha fatte in questo modo la Sicilia.


§ 115. - Come il Governo abbia obbligo di studiare nelle province meridionali ancora più che altrove gli effetti sulla ricchezza delle sue tasse. Inoltre, se il Governo ha necessità di studiare con cura gli effetti prodotti in Sicilia dalle sue leggi civili e penali, ha ancora il dovere di ricercare colla cura più coscenziosa i risultati prodotti dalle sue imposte. Se tale dovere gl'incombe per tutta l'Italia, è più che mai stringente per lui in Sicilia e in genere nelle province meridionali, dove uno sbaglio che inceppi l'attività economica rende chi l'ha commesso fautore e complice di tutte quelle forze che trattengono quella parte d'Italia nella sua attuale condizione sociale(213). Disgraziatamente, per le tasse come per il rimanente, le ultime ad essere studiate sono le province meridionali, e così leggi e regolamenti si adattano a condizioni di fatto diverse dalle loro, osservate in altre regioni.


§ 116. - Come la repressione dei disordini descritti nel presente volume sia atta a render possibile e preparar un miglioramento stabile delle condizioni della Sicilia, ma non ad operarlo. Finalmente, quando il Governo avesse trovato mezzi efficacissimi per far prevalere la forza della Legge sulla prepotenza privata, i risultati che otterrebbe sarebbero incompleti e precari. Incompleti, perchè la massima parte delle prepotenze private non violente essendo di competenza delle leggi civili, non potranno, anche coi massimi sforzi esser conosciute e represse dallo Stato, fintantochè gli offesi non verranno da sè a palesarle ed a invocarne l'aiuto. Precari, perchè le leggi saranno sostenute bensì dalla forza artificiale dello Stato, non da quella naturale degli elementi sociali interessati al loro mantenimento. Lo Stato, coi provvedimenti accennati in questo volume, potrà bensì permettere a questi elementi, se esistono in germe, di sorgere ed acquistar vigore, ma non crearli. La cagione dei mali della Sicilia è nel suo stato sociale, cioè nelle sue condizioni economiche; quelli dureranno quanto queste, nel fondo se non nella forma, e non cesseranno se non quando queste saranno mutate, quando cioè sarà sorta in Sicilia una numerosa classe media. Ora, in un paese come la Sicilia, quasi esclusivamente agricolo, la gran massa della classe media non può sorgere che dall'agricoltura, nè essere costituita altrimenti che per mezzo di agricoltori agiati. Il problema dei rimedi ai mali della Sicilia, si riduce dunque in ultima analisi, a questo: Se ed in quali modi si possano porre i contadini siciliani in grado di acquistare, se non la proprietà della terra che lavorano, almeno una certa agiatezza ed indipendenza. Questo problema sarà trattato nel libro secondo della presente opera.