Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo XII

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Libro primo
Capitolo dodicesimo

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Di quanta importanza sia tenere conto della religione, e come la Italia, per esserne mancata mediante la Chiesa romana, è rovinata


Non si può dire tanto male della corte romana che non meriti se ne dica piú, perché è una infamia, uno esemplo di tutti e’ vitupèri ed obbrobri del mondo. Ed anche credo sia vero che la grandezza della Chiesa, cioè la autoritá che gli ha data la religione, sia stata causa che Italia non sia caduta in una monarchia; perché da uno canto ha avuto tanto credito che ha potuto farsi capo, e convocare quando è bisognato príncipi esterni contro a chi era per opprimere Italia, da altro essendo spogliata di arme proprie, non ha avuto tante forze che abbia potuto stabilire dominio temporale, altro che quello che volontariamente gli è stato dato da altri. Ma non so giá se el non venire in una monarchia sia stata felicitá o infelicitá di questa provincia, perché se sotto una republica questo poteva essere glorioso al nome di Italia e felicitá a quella cittá che dominassi, era all’altre tutte calamitá, perché oppresse dalla ombra di quella, non avevano facultá di pervenire a grandezza alcuna, essendo el costume delle republiche non participare e’ frutti della sua libertá ed imperio a altri che a’ suoi cittadini propri.

E se bene la Italia divisa in molti domíni abbia in vari tempi patito molte calamitá che forse in uno dominio solo non [ar]ebbe patito, benché le inundazione de’ barbari furono piú a tempo dello imperio romano che altrimenti, nondimeno in tutti questi tempi ha avuto al riscontro tante cittá floride che non arebbe avuto sotto una republica che io reputo che una monarchia gli sarebbe stata piú infelice che felice. Questa ragione non milita in uno regno el quale è piú commune a tutti e’ sudditi; e però veggiamo la Francia e molte altre provincie viversi felici sotto uno re; pure, o sia per qualche fato di Italia, o per la complessione degli uomini temperata in modo che hanno ingegno e forze, non è mai questa provincia stata facile a ridursi sotto uno imperio, eziandio quando non ci era la Chiesa; anzi, sempre naturalmente ha appetito la libertá, né credo ci sia memoria di altro imperio che l’abbia posseduta tutta, che de’ romani, e’ quali la soggiogarono con grande virtú e grande violenzia; e come si spense la republica e mancò la virtú degli imperadori, perderono facilmente lo imperio di Italia. Però se la Chiesa romana si è opposta alle monarchie, io non concorro facilmente essere stata infelicitá di questa provincia, poi che l’ha conservata in quello modo di vivere che è piú secondo la antiquissima consuetudine ed inclinazione sua.