Così parlò Zarathustra/Parte terza/Degli apostati

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Degli apostati

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Friedrich Nietzsche - Così parlò Zarathustra (1885)
Traduzione dal tedesco di Renato Giani (1915)
Degli apostati
Parte terza - Di ciò ch’è passeggiero Parte terza - Il ritorno
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Degli apostati.


1.

«Ah, ma dunque tutto è vizzo e grigio su questo prato, che un giorno era verde e variopinto? Quanto miele della speranza io portai di qui nei miei alveari!

Cotesti giovani cuori son dunque tutti invecchiati? 0 meglio son fatti stanchi, volgari, fiacchi: — e chiamano ciò «l'esser ridivenuti pii».

Non è molto io li vidi correre all’aperto, nel mattino, con gambe agili e forti: ma le gambe della loro percezione si stancarono, ed ora essi calunniano la baldanza del loro mattino!

Davvero, molti di loro a quel tempo alzavano le gambe, simili a danzatori, giacchè il riso della mia saggezza li attirava, — ma poi mutarono avviso, ed ora li vedo strisciare tutti incurvati verso la croce.

Intorno alla luce e alla libertà essi, una volta, aleggiavano simili ai moscerini e ai giovani poeti. Ma col crescer degli anni scema il calore: ed ora incominciano ad amare l’oscurità, il cicaleccio e la stufa.

Forse sentirono venir meno il coraggio, perchè la solitudine mi aveva ingoiato come una balena? Forse il loro orecchio spiò ansiosamente invano il mio ritorno, gli squilli di tromba dell’araldo?

Ahimè! Son sempre pochi quelli il cui cuore possiede un lungo e durevole coraggio e il cui spirito ha la virtù della costanza. Tutti gli altri sono codardi. [p. 172 modifica]

Gli altri: ma formano sempre il maggior numero i superflui, quelli che son di troppo: e tutti costoro sono codardi!

Chi è della mia specie troverà il suo cammino attraversato da esperienze della mia specie: i suoi primi compagni dovranno essere i cadaveri e i saltimbanchi.

Ma i secondi compagni — si chiameranno i suoi fedeli: formeranno uno sciame vivente: molto amore, molta folla, molta adorazione di adolescenti.

A costoro, chi è della mia specie non deve concedersi: non deve credere a codeste primavere, a cotesti prati variopinti chi conosce la umanità codarda e fuggitiva!

Se potessero far diversamente, essi vorrebbero anche diversamente.

Coloro che non son «nè carne, nè pesce» guastano tutto ciò ch’è intero. Se le foglie ingialliscono, — che giova lamentarsi di ciò?

Lasciale andare e cadere, Zarathustra, e non lamentartene!

O meglio aiuta i venti a soffiare — soffia su queste foglie,., o Zarathustra, affinchè tutto ciò che è vizzo fugga ancor più rapidamente da te.

2.

Noi siamo ridivenuti pii, così confessano quegli apostati; e molti di loro non lo confessano nè pure: troppo son vili.

Ma a costoro io guardo negli occhi, — a costoro dico su la faccia, sul rossore delle loro guancie: Voi siete di quelli che pregano un’altra volta!

Ma è una vergogna il pregare! Non per tutti, ma per te, per me e per chi ha la sua coscienza nella testa. Per te è una vergogna il pregare!

Tu sai bene, quel vile demonio ch’è in te — che ama congiunger le mani e incrociate sul ventre, per starsene più comodo: — quel tuo vile demonio ti persuade «v’ha un Dio!».

Ma con ciò tu appartieni a coloro che temono la luce, cui la luce non dà riposo; ed ora di giorno in giorno tu devi cacciar la tua testa sempre più addentro nelle tenebre e nella nebbia! [p. 173 modifica]

E in verità, bene hai scelto il momento: ecco ora appunto gli uccelli notturni escono dai loro nascondigli. È giunta l’ora per tutto quel popolo nemico della luce: l’ora vespertina, durante la quale esso non «riposa».

Io sento che per costoro è giunta l’ora della caccia e della processione: d’una caccia non già selvaggia, ma subdola e vile che rifrusta negli angoli, sommessa come il mormorio d’una preghiera. Per una tale caccia ai codardi sentimentali, tutte le trappole del cuore ora sono tese un’altra volta! E se io sollevo una tenda ne salta fuori una piccola tarma.

Forse vi stava rincantucciata in compagnia d’un’altra farfallina notturna? Giacchè da per tutto io sento l’odore di piccole confraternite nascoste; e in ogni stanzuccia trovo nuove pinzochere, e l’aria pesante dei bacchettoni.

Essi siedono insieme tutte le sere e dicono: «fate che ridiventiamo bambini e mormoriamo: buon Dio!» — guasti il palato e lo stomaco dai pii confettieri.

O pure logorano le ore nell’osservar qualche astuto ragno crocesegnato, che spia la preda, mentre predica la saggezza agli altri ragni, così insegnando: «In mezzo alle croci è buona cosa tessere la tela!».

O stanno seduti tutto il giorno in riva ai paduli con la lenza in mano; di che si credono profondi; ma chi pesca nei luoghi dove non ci sono pesci, non è nemmeno superficiale!

O pure apprendono con pio giubilo a suonar l’arpa da qualche compositore d’inni, il quale vorrebbe con l’arte dall’arpeggiare insinuarsi nel cuore delle giovani donnette: — giacchè delle vecchie e delle lor lodi è ristucco.

O, invece, apprendono i brividi da qualche vecchio pazzo erudito, che attende nelle camere buje l’apparizione degli spiriti, — e in tanto lo spirito vapora del tutto!

O finalmente si dilettano d’ascoltare qualche misantropo vagabondo che dalle tetre nubi ha imparato i tristi accenti; ora egli fischia dietro al vento e predica con meste parole la tristezza.

E alcuni di loro anche divennero guardiani notturni; e or sanno dar fiato ai corni ed errare intorno la notte e rivegliar molte cose vecchie che dormivano da lungo tempo. [p. 174 modifica]

Cinque chiacchiere su le vecchie cose ho udito la notte scorsa presso il muro del giardino: chiacchiere di vecchi guardiani notturni.

«Egli, che pure è padre, non pensa abbastanza a’ suoi figli: in ciò i padri umani sono migliori di lui!».

«Egli è troppo vecchio! Egli non ha più cura dei suoi figli» — così rispose l’altro guardiano notturno.

«Ma ha egli poi figli da vero? Nessuno può provarlo se egli stesso non lo prova! Io desidero da molto tempo che lo possa dimostrare!».

«Dimostrare? Come se colui avvesse mai dimostrato alcuna cosa! Troppo difficile gli riesce il provare: egli vuol essere senz’altro creduto».

«Sì, sì: La fede lo rende beato. Così pensano i vecchi! E la stessa cosa è anche di noi!» .

Cotali cose dicevano tra loro i due guardiani notturni, nemici della luce. Poi trassero mesti suoni dai loro corni. Questo avvenne la notte passata, sotto il muro del giardino.

E a me il cuore si torceva dal ridere e sembrava volesse scoppiare e cadermi, ma dove? E così cadde nel diaframma.

Davvero, io finirò per morire soffocato dal riso se gli asini ubbriachi e i guardiani notturni continueranno a dubitare a questo modo di Dio.

Non è già cosa da lungo tempo superata per tutti un tale dubbio? Chi può ancora illudersi di risuscitar favole così vecchie, che temono la luce?

Coi vecchi dèi la è finita già da gran tempo: — e, convien dirlo, essi ebbero una buona fine e gioconda!

La loro morte non fu un lento crepuscolo: il dir questo è menzogna! Morirono, essi, un bel giorno per troppo ridere.

E ciò avvenne il dì che un iddio pronunciò la più atea delle parole, — questa: «Esiste un solo Dio! E tu non avrai altro Dio avanti di me!».

Un vecchio nume barbuto arcigno invidioso potè obliarsi a tal segno!

E tutti gli dèi scoppiarono allora dalle risa sui loro troni, esclamando: «Non consiste forse in ciò la divinità: che vi sono gli dèi, ma nessun Dio?». [p. 175 modifica]

Chi ha orecchie per udire, le adoperi».

Così parlò Zarathustra nella città che egli amava, la quale ha nome la «Vacca variopinta».

E ancora doveva far un cammino di due giorni per giungere alla sua caverna e ai suoi animali, ma già la sua anima era senza fine lieta poi ch’era vicino il ritorno.