Cosa può dire oggi la fotografia?/Diego Marcon

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Diego Marcon

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Alessandro Mancassola e Barbara Ceriani Basilico Marcello Mariana

[p. 13 modifica]Penso non ci sia nessun medium che abbia un rapporto
privilegiato con la realtà. Quello che mi piace pensare come
il reale sono energie, tremori, piccoli suoni e leggeri movimenti
che si appoggiano negli angoli delle labbra, lì tra i fili delle
sopracciglia, quella linea rosa delle palpebre degli occhi,
le pieghe delle vesti, la parte sfilacciata della rilegatura di un libro.
Quel movimento che alcune persone fanno con lo sguardo mentre
gli parli. Guardano a terra o la punta delle scarpe, poi rialzano gli
occhi e con una mano si sistemano gli occhiali sul naso.


Penso che questa complessità a cui credo si riferisca la domanda
non possa essere semplicemente espressa, ma che l’artista
debba faticosamente afferrarla tra le mani e, con le buone
o (poche) cattive maniere, farla spuntare fuori dal suo lavoro.
La si vedrà poi là dentro che gira come un’anguilla in una vasca.
Questi modi sono i più differenti, variano da sensibilità, sguardi
e vicinanze. La formalizzazione che conclude un processo
sentimentale e di pensiero può per me quindi essere la più
diversa.


Al momento ho utilizzato la fotografia solamente in un lavoro,
Studio per dieci tavole, presa in considerazione in una semplice
maniera funzionale: a differenza di tutti gli altri progetti, che sono
in video, avevo necessità che il lavoro sui libri e le dediche al loro
interno avesse un tempo potenzialmente eterno, che lo spettatore
potesse passare davanti alle tavole, a discrezione, 10 secondi
come anche intere notti. Davanti a quelle tavole bisognava essere
come sentinelle di guardia in un castello abitato di fantasmi,
stare svegli con gli occhi e le orecchie ben tesi e aspettare quel
momento dove il fantasma non è più sola suggestione... eccolo
per un attimo, visibile, mentre vibra lì davanti, poi fugge.

La formalizzazione del lavoro cercava poi di creare un parallelismo con le esposizioni del materiale di musei della natura e scienza,
entomologia o, più in generale, dei musei con un apparato
didattico e divulgativo.
Le stampe stesse non sono state realizzate su carta fotografica.