Dal vero (Serao)/La notte di S. Lorenzo

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La notte di S. Lorenzo

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LA NOTTE DI S. LORENZO.

Nella notte, mentre l’ombra è sulla terra e l’azzurro del cielo diventa sempre più latteo, avviene qualche cosa di nuovo. Le stelle non sono più fisse, immobili, immortali; invece si precipitano in curve rapidissime di luce e si spengono. Lontan lontano, sulla fine dell’orizzonte, dappresso, da tutte le parti, il firmamento è solcato, quasi ferito da strisce luminose; sono innumerevoli stelle che cadono, è una pioggia di astri, è un lusso, una prodigalità di splendori: è uno spettacolo pieno di vita.

Sempre il cielo è chiuso come un problema inesplicabile: è troppo grande, troppo lontano, troppo svariato. L’artista lo guarda sorridendo, parlandogli, pensando di esso; pittore, vorrebbe dipingerlo; poeta, vorrebbe cantarlo; e non può, non può..... Davanti ad esso le idee si allargano, diventano più grandi, sempre più grandi, vastissime, indefinite; passano in un’altra sfera, deviano, trasportano l’anima in regioni incognite e quando il pensiero ricade un’altra volta sulla terra, l’artista ha nel cuore un freddo e disperato silenzio. Il cielo è una contraddizione perenne; per esso si pensa, s’interroga, [p. 120 modifica] si dubita, si spasima, ma non si opera: è il grande assorbitore dell’azione, ed intanto pare immoto, senza vita. Allora, per risolvere questo enigma affannoso si chiede alla scienza che sia il cielo ed essa risponde; È un sistema di pianeti regolari dalle leggi immutabili detta materia. Dunque l’azzurro sconfinato è un sistema, è una legge l’uragano senza freno, la poesia universale del cielo è materia? Impossibile. Ebbene, si chieda alla fede: Il cielo è il regno di Dio. Come, un regno divino e non un soffio di anima? un regno divino e la profonda, indifferente inconscienza? un regno divino, immobile e cattivo?

Molte donne sono come le stelle: abitano in alto belle, noncuranti, splendide, solitarie, ma non si può dire che vivano; non arriva al loro cuore alcuna voce mortale, sia pure di pianto; sono incapaci di grandezza o di debolezza; paiono fatte estranee alla gioia ed al dolore. Figure meravigliose, anime cristallizzate, trasparenti, vuote; brillano pel mondo, ma nulla sanno di luce; restano al posto dove furono messe, nulla ricercano, nulla fuggono. Così passano gli anni e mentre ai loro piedi batte l’onda furiosa delle passioni, esse continuano a brillare serene ed ignoranti. Pure, un giorno la voce fatale dell’amore si fa strada, arriva sino al cuore di queste donne, con ineffabile accento di seduzione: esse vorrebbero resistere, combattere, rimanere stelle; [p. 121 modifica]ma non è possibile: l’abisso le chiama con le sue note misteriose, hanno la follia della caduta, subiscono l’irresistibile attrazione del peccato, del precipizio, dell’annullamento. Dopo aver esaurito nel brevissimo viaggio ogni splendore, si annientano, spariscono nella voragine: ma il cielo resta sorridente, il mondo non le compiange, qualche volta le invidia, esse che compensarono in un solo istante di passione tanti anni vuoti ed inerti.

Muoiono le stelle — muore anche l’amore. Quando esso s’impadronisce di uno spirito, lo rivoluziona e lo rinnova; diventa il battito del cuore, il pensiero della mente, il fremito delle vene: tutta la vita, anzi tutto l’uomo. Lui potente, lui maestoso ed immortale; senza di lui il deserto, il vuoto, la lettera morta senza lo spirito che vivifica. È la idealità superiore ed intangibile, la realtà splendida, la fede senza macchia, il vessillo invincibile, lo scudo più forte, l’arme miracolosa di Achille che tocca e sana nel medesimo tempo: l’anima s’immerge, si soffoca, si annega, si perde nell’amore. In una parola è il sublime. Pure tutto questo entusiasmo decade lentamente, impallidiscono i colori, si disperdono le forti immagini, si scrolla la credenza; la passione si calma, l’amore ha compiuta la sua parabola, finisce. È una corda che non risuona più, un pensiero spento, un’idea vaga come un ricordo di tempo molto lontano; è entrato [p. 122 modifica]nel dominio del passato, non è più nel presente; è inutile ricercarlo più, tentare di farlo rivivere, volerne rinnovare le forti lotte e le delicate impressioni. È un periodo umano e drammatico, perfettamente cessato.

Cadono le stelle innumerevoli e lucide: nella strada bagnata e polverosa, sulla soglia delle povere case siedono le popolane, parlando vivamente nel loro poetico e rude dialetto. Fra lo spazio angusto dei chiassuoli si scopre una striscia strettissima di cielo e quelle donne vi rivolgono spesso lo sguardo — quando una stella fila, esse dicono fra loro senza alcuna meraviglia:

— È la notte di S. Lorenzo.

Perchè corre tra il popolo una pia leggenda: — si dice che quando S. Lorenzo fu martirizzato, le stelle, abituate da lunghissimo tempo a tanti cruenti spettacoli, ebbero sì gran pietà dei suoi tormenti che caddero dal cielo per tutta la notte, come lagrime infuocate. E non è forse il solo caso in cui la coscienza popolare propone e risolve uno dei più terribili dubbi della scienza.... Chi sa, chi sa! quando muore l’amore, quando scompaiono le stelle, sulle labbra contratte dell’uomo spunta un sorriso vittorioso: la più grande ricerca dell’umanità è la vita e la sola prova di essa è sicuramente la morte.